L’epidemia di Ebola che sta colpendo l’Est della Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi e registra uno dei bilanci settimanali più pesanti dall’inizio della crisi. Secondo i dati del Ministero della Salute, in una sola settimana sono stati segnalati 317 nuovi decessi. Al 23 agosto, il bilancio ufficiale dell’epidemia era di 5.514 casi e 2.642 morti. Numeri che, secondo gli esperti congolesi, potrebbero però rappresentare soltanto una parte delle dimensioni reali dell’emergenza: il virus avrebbe infatti iniziato a circolare settimane prima che l’epidemia venisse ufficialmente riconosciuta.
Un’epidemia senza precedenti
Quella in corso viene descritta come l’epidemia di Ebola dalla crescita più rapida mai osservata. A rendere ancora più grave la situazione è il fatto che molte persone muoiono al di fuori dei centri di trattamento, rendendo più difficile individuare i contagi e interrompere le catene di trasmissione. A questo stadio, i decessi sono già circa 7 volte superiori a quelli registrati durante la grande epidemia dell’Africa occidentale del 2014-2016, la più letale mai affrontata, che complessivamente provocò oltre 11 mila morti.
L’epicentro attuale è la provincia di Ituri, dove la maggior parte dei nuovi contagi continua a riguardare persone che non risultavano tra i contatti sottoposti a monitoraggio. Un elemento che rende particolarmente complesso il lavoro degli operatori sanitari. Il tasso di mortalità complessivo è vicino alla metà dei casi, pari al 47,9%. In alcune delle aree più difficili da raggiungere, tuttavia, la situazione è ancora più drammatica: nella provincia di Nord Kivu il tasso di letalità raggiunge il 68,6%.
Il vaccino arriva, ma restano molti interrogativi
Una delle principali difficoltà è legata alla natura del virus responsabile dell’epidemia, il raro virus Bundibugyo, per il quale non sono ancora disponibili vaccini o trattamenti approvati. Venerdì il Congo ha ricevuto oltre 16 mila dosi del vaccino Ervebo, già utilizzato con efficacia in precedenti epidemie provocate da un altro e più comune tipo di virus Ebola. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede inoltre che il vaccino venga utilizzato nell’ambito di studi clinici per sviluppare un vaccino specificamente destinato al virus Bundibugyo.
Resta però incerta la capacità di Ervebo di proteggere effettivamente dall’attuale variante. Secondo l’OMS, i dati di laboratorio e quelli ottenuti sugli animali fanno pensare a una possibile protezione, ma non esistono ancora certezze. Le autorità congolesi non hanno inoltre indicato quando inizierà la somministrazione agli operatori sanitari impegnati in prima linea. L’arrivo delle dosi ha comunque alimentato la speranza tra la popolazione di Ituri.
Guerra, spostamenti e sfiducia complicano la risposta
L’emergenza sanitaria si sviluppa in un contesto particolarmente difficile. Le aree colpite sono caratterizzate da minacce di gruppi ribelli, continui spostamenti della popolazione e infrastrutture precarie. Le équipe mediche devono inoltre fare i conti con interruzioni del lavoro da parte di operatori che non hanno ricevuto gli stipendi, con la rabbia di comunità segnate da anni di traumi, con strade difficilmente percorribili e con la diffusione di informazioni false secondo cui l’Ebola non esisterebbe. Tutti questi fattori ostacolano la tempestiva individuazione dei casi e rendono più complicato raggiungere le persone nelle zone più isolate.
Il virus potrebbe circolare da mesi
Gli esperti ritengono che l’epidemia possa essere iniziata molto prima della sua identificazione ufficiale. In particolare, il virus potrebbe essersi già diffuso nella città mineraria di Mongbwalu nel mese di febbraio, circa tre mesi prima che le autorità dichiarassero ufficialmente l’epidemia, il 15 maggio. La rapidità della diffusione, l’elevato numero di persone non monitorate e le difficoltà operative sul terreno alimentano così il timore che il bilancio reale sia molto superiore a quello ufficiale.


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