Ebola, epidemia fuori controllo nella Repubblica Democratica del Congo: il virus arriva nella sesta provincia

Il 17° focolaio dichiarato dalla Rdc è già il più grave della storia del Paese: 4.566 casi confermati e 2.128 vittime. Il virus raggiunge il Bas-Uélé, mentre i contagi sono segnalati a soli 35 chilometri dal confine sudsudanese

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua ad aggravarsi a una velocità eccezionale e ha ormai raggiunto una sesta provincia nel nord del Paese, mentre cresce contemporaneamente il timore che il virus possa oltrepassare i confini nazionali e raggiungere il vicino Sud Sudan. L’emergenza sanitaria, già destinata a diventare la più letale mai registrata nella storia della Rdc, presenta numeri drammatici a soli tre mesi dalla sua dichiarazione ufficiale. La Repubblica Democratica del Congo ha dichiarato il suo 17° focolaio di Ebola lo scorso 15 maggio, dopo diverse settimane di ritardo. L’attuale epidemia viene già considerata la più grave mai affrontata dal Paese.

Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità congolesi, sono stati registrati 4.566 casi confermati e 2.128 decessi. Il confronto con il precedente focolaio più letale della storia congolese rende ancora più evidente la rapidità con cui l’emergenza sta evolvendo. Tra il 2018 e il 2020, infatti, l’Ebola aveva provocato quasi 2.300 morti su circa 3.500 casi registrati. L’attuale epidemia si è invece avvicinata a quel bilancio di vittime nel giro di appena tre mesi dalla dichiarazione ufficiale.

Il virus raggiunge il Bas-Uélé: è la sesta provincia colpita dall’Ebola

Fino a oggi erano state interessate dall’epidemia cinque province della Repubblica Democratica del Congo: Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan, Nord Kivu, Sud Kivu, Alto Uélé e Tshopo. Adesso l’Ebola ha raggiunto anche il Bas-Uélé, provincia settentrionale confinante con la Repubblica Centrafricana, che fino a questo momento era stata risparmiata dall’emergenza. Una persona è morta a causa della malattia nel Bas-Uélé. A confermare il nuovo sviluppo è stato oggi Jean Kaseya, direttore dell’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, Africa Cdc, intervenendo durante un incontro online con i giornalisti. Secondo quanto riferito da Kaseya, la vittima proveniva dalla vicina provincia dell’Haut-Uélé, nel nord-est del Paese, dove erano già stati segnalati casi di Ebola. Il nuovo decesso dimostra come il virus stia ampliando progressivamente il proprio raggio geografico attraverso diverse aree del nord, del nord-est e dell’est della Repubblica Democratica del Congo.

Africa Cdc: l’epidemia si diffonde a un ritmo senza precedenti nel mondo

A preoccupare non è soltanto l’aumento del numero delle province coinvolte, ma soprattutto la velocità di propagazione del virus. Durante l’incontro con la stampa, Africa Cdc ha avvertito che l’attuale epidemia si sta diffondendo a un ritmo senza precedenti nel mondo. Il paragone effettuato dall’organizzazione con la più grande epidemia di Ebola mai registrata, quella che devastò l’Africa Occidentale nel 2014, restituisce le dimensioni dell’emergenza congolese. Nei primi tre mesi dall’inizio dell’attuale epidemia, nella Rdc sono stati infatti registrati sette volte più casi e cinque volte più decessi rispetto ai primi tre mesi dell’epidemia del 2014. Si tratta di un’accelerazione che mette sotto fortissima pressione il sistema sanitario nazionale e le organizzazioni internazionali impegnate nel contenimento della malattia, soprattutto nelle aree dove le infrastrutture sono più fragili e la capacità dello Stato di intervenire rimane limitata.

L’Oms spera di invertire la crescita dell’epidemia entro tre mesi

Nonostante l’andamento estremamente preoccupante dei contagi e dei decessi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha indicato ieri di sperare di riuscire a invertire la tendenza al rialzo dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo entro tre mesi. L’obiettivo arriva in una fase nella quale la diffusione territoriale del virus rende sempre più complesso interrompere le catene di trasmissione. L’epidemia, inizialmente originata nell’Ituri, nel nord-est della Rdc, ha infatti raggiunto numerose province settentrionali e orientali, alcune delle quali densamente popolate e caratterizzate da infrastrutture sanitarie inadeguate. In molte di queste aree la presenza delle istituzioni statali è debole e la possibilità di mettere in atto interventi capillari di prevenzione, assistenza e controllo sanitario risulta fortemente condizionata dalla situazione politica, sociale e militare.

Ebola a 35 chilometri dal Sud Sudan: l’allarme di Mercy Corps

La crisi rischia adesso di assumere anche una dimensione internazionale. L’Ong Mercy Corps ha infatti lanciato oggi un nuovo allarme sul possibile arrivo dell’Ebola in Sud Sudan, Paese che confina direttamente con le province congolesi dell’Ituri e dell’Haut-Uélé, entrambe già interessate dalla malattia. La distanza del virus dal confine è ormai estremamente ridotta. Mercy Corps ha evidenziato che i casi accertati si trovano lungo aree caratterizzate da una forte mobilità della popolazione. “I casi confermati si trovano ora a soli 35 chilometri dal confine con il Sud Sudan, lungo corridoi di movimento ad alto rischio”, ha dichiarato Mercy Corps. La vicinanza geografica dei focolai alle principali direttrici utilizzate per gli spostamenti tra le comunità aumenta quindi il rischio che persone infette possano attraversare il confine prima dell’identificazione della malattia, estendendo l’emergenza a un Paese confinante.

Servizi sanitari sovraccarichi, carenza di acqua e insicurezza ostacolano la risposta all’Ebola

La capacità di contenere l’epidemia viene inoltre ostacolata da problemi strutturali estremamente profondi. Mercy Corps ha richiamato l’attenzione sulle condizioni nelle quali medici, operatori sanitari e squadre impegnate nell’emergenza sono costretti a lavorare. La risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è ostacolata da “servizi sanitari sovraccarichi, accesso insufficiente all’acqua potabile e a servizi igienico-sanitari sicuri, una fiducia fragile e una situazione di insicurezza che può impedire alle squadre di raggiungere le comunità”, ha affermato l’Ong. Si tratta di fattori che, combinandosi, possono rendere particolarmente difficile sia l’identificazione tempestiva dei nuovi casi sia l’isolamento delle persone contagiate e il monitoraggio dei loro contatti. La fragilità del sistema sanitario si somma infatti alle difficoltà logistiche e alla presenza di zone dove gli operatori possono incontrare ostacoli nell’accesso diretto alla popolazione.

Dall’Ituri alle province orientali, il virus avanza nelle aree più fragili della Rdc

L’attuale epidemia ha avuto origine nell’Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, e si è successivamente diffusa in diverse province del Nord, Nord-Est ed Est del Paese. Alcune delle zone interessate sono densamente popolate e presentano una presenza dello Stato particolarmente debole. In numerosi territori le strutture sanitarie risultano in gran parte inadeguate rispetto alle necessità poste da un’epidemia di queste proporzioni. Il contenimento dell’Ebola richiede infatti capacità di diagnosi, isolamento, assistenza sanitaria, sorveglianza epidemiologica e controllo dei contatti, interventi che diventano molto più difficili quando devono essere effettuati in territori caratterizzati da instabilità, infrastrutture insufficienti e servizi pubblici fragili.

Come si trasmette l’Ebola e il bilancio di oltre 15mila morti in Africa

L’Ebola è una grave malattia virale che si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei di persone infette e può provocare una febbre emorragica. Nel corso degli ultimi cinquant’anni il virus ha causato in Africa oltre 15mila morti, attraverso diverse epidemie che hanno interessato soprattutto le regioni dell’Africa centrale e occidentale. L’attuale crisi nella Repubblica Democratica del Congo, con oltre 2.128 vittime e 4.566 casi confermati in soli tre mesi, rappresenta però una delle evoluzioni più rapide mai osservate. L’arrivo del virus nella sesta provincia e la presenza di casi confermati ad appena 35 chilometri dal confine con il Sud Sudan ampliano ulteriormente l’emergenza, mentre autorità sanitarie congolesi, Africa Cdc, Oms e organizzazioni umanitarie tentano di interrompere una diffusione che continua a procedere a un ritmo eccezionalmente elevato.