Ebola, l’Oms avverte: epidemia fuori controllo e rischio di diffusione internazionale

L’epidemia causata dal virus Bundibugyo continua a diffondersi rapidamente nella Repubblica Democratica del Congo e ha già superato i confini nazionali

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo resta in una fase estremamente critica e, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è ancora lontana dall’essere contenuta. A ribadirlo è stato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aprendo la seconda riunione del Comitato di emergenza dedicata al focolaio causato dal virus Bundibugyo. “Dobbiamo essere franchi: l’epidemia” di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo “è lontana dall’essere sotto controllo”. Il quadro delineato dall’agenzia delle Nazioni Unite per la salute è quello di una diffusione rapida e ancora difficile da interrompere. Gli esperti riuniti nel Comitato di emergenza dovranno esprimere il proprio parere per stabilire se la situazione debba continuare a essere classificata come emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, la cosiddetta Pheic, dichiarata ufficialmente tre mesi fa, il 17 maggio.

L’epidemia si diffonde più rapidamente di qualsiasi focolaio precedente

Dal momento della dichiarazione dell’emergenza internazionale, la situazione è ulteriormente peggiorata. Tedros ha spiegato che l’epidemia ha continuato ad allargarsi con grande velocità e che il rischio di una propagazione ancora maggiore, sia all’interno della Repubblica Democratica del Congo sia oltre i suoi confini, resta elevato. “Da allora – spiega il Dg – l’epidemia si è diffusa rapidamente e il rischio di un’ulteriore diffusione a livello nazionale e internazionale rimane elevato. Si tratta della seconda epidemia di Ebola più grande mai registrata e si sta diffondendo più rapidamente di qualsiasi epidemia precedente”. Secondo il direttore generale dell’Oms, la caratteristica più preoccupante dell’attuale crisi è proprio la velocità di trasmissione, favorita da condizioni sociali, territoriali e di sicurezza particolarmente difficili.

Insicurezza, sfollamenti e rotte minerarie alimentano il virus Bundibugyo

Il focolaio nella Repubblica Democratica del Congo si sta sviluppando in un contesto segnato da insicurezza, sfollamenti di popolazione e continui movimenti di persone lungo vie di comunicazione particolarmente frequentate. Il capo dell’agenzia Onu per la salute ha spiegato che il virus si muove lungo strade, fiumi e rotte minerarie, rendendo più complessa l’individuazione dei contatti e la ricostruzione delle catene di trasmissione. Il focolaio nella Rdc “è alimentato dall’insicurezza, dagli sfollamenti e dagli intensi movimenti di popolazione lungo strade, fiumi e rotte minerarie. Quasi 5000 persone sono state contagiate e oltre 2300 sono morte, in 6 province e 55 zone sanitarie”. I numeri descrivono un’emergenza sanitaria di enormi proporzioni. Quasi 5.000 persone contagiate, oltre 2.300 decessi, sei province coinvolte e 55 zone sanitarie interessate rappresentano l’attuale bilancio dell’epidemia.

L’Oms: “troppe persone muoiono ancora nelle proprie case”

Uno degli elementi che più preoccupano l’Oms riguarda il luogo in cui avvengono molti dei decessi. Numerosi pazienti continuano infatti a morire nelle proprie abitazioni e all’interno delle comunità, senza essere stati precedentemente inseriti nei circuiti sanitari o nelle liste dei contatti conosciuti. L’epidemia “aveva un grande vantaggio iniziale e noi stiamo ancora cercando di recuperare. Ciò che mi preoccupa di più è il luogo in cui le persone muoiono: a casa, nelle loro comunità, al di fuori dei centri di cura e al di fuori delle liste di contatti conosciute. Ogni decesso di questo tipo indica una catena di trasmissione che non abbiamo ancora individuato. E finché non verrà individuata e interrotta ogni catena di trasmissione, l’epidemia continuerà”. Il problema, secondo l’Oms, è quindi strettamente legato alla presenza di catene di contagio invisibili, che non vengono intercettate attraverso la sorveglianza sanitaria ordinaria. Ogni persona infetta non individuata può rappresentare il punto di partenza di ulteriori trasmissioni, rendendo molto più difficile fermare l’epidemia.

Ebola oltre i confini del Congo, casi anche fuori dal Paese

La crisi sanitaria non riguarda esclusivamente la Repubblica Democratica del Congo. Tedros ha sottolineato come la possibilità di una diffusione internazionale rappresenti ancora una minaccia concreta. “Il rischio non si ferma ai confini” della Repubblica Democratica del Congo, sottolinea il Dg Tedros: “l’Uganda ha già bloccato la trasmissione dopo il primo focolaio e mi complimento con il governo e il popolo ugandese per la loro risposta decisa”. L’Uganda è riuscita a interrompere la trasmissione dopo la comparsa del primo focolaio, ma l’Oms segnala anche episodi di esportazione del virus verso altri Paesi. Ma per esempio “il mese scorso un viaggiatore ha portato il virus in Francia. Le frontiere – sottolinea il Dg dell’Oms – possono rallentare la risposta, ma non fermano un virus”. Il passaggio del virus oltre i confini nazionali dimostra, secondo l’Oms, come le misure alle frontiere possano contribuire a contenere o rallentare la diffusione, senza tuttavia rappresentare da sole una barriera sufficiente contro un agente infettivo capace di viaggiare insieme alle persone.

L’Oms rafforza sorveglianza, cure e sepolture sicure

Per contrastare l’espansione dell’Ebola Bundibugyo, l’Oms sta intensificando le attività sul territorio con interventi mirati in diversi ambiti, dalla sorveglianza alla capacità di trattamento, fino alla gestione delle sepolture e al rapporto con le comunità. In questa fase, aggiunge il Dg dell’agenzia Onu per la salute, si sta “intensificando ogni aspetto della risposta. Stiamo rafforzando la sorveglianza a livello comunitario; ampliando la capacità di trattamento; sostenendo sepolture sicure e dignitose; collaborando con le comunità per costruire fiducia e senso di appartenenza; e promuovendo le sperimentazioni cliniche per vaccini e terapie”. La collaborazione con le popolazioni locali rappresenta uno degli elementi ritenuti centrali per migliorare l’identificazione tempestiva dei casi e favorire il ricorso alle strutture sanitarie.

Due vaccini contro il virus Bundibugyo entrano nella sperimentazione sull’uomo

Una delle novità più importanti riguarda la ricerca sui vaccini specifici contro il virus Bundibugyo. Per la prima volta, due vaccini sviluppati proprio contro questa variante di Ebola sono entrati nella fase di sperimentazione sull’uomo. “Per la prima volta, due vaccini specificamente progettati contro il virus Bundibugyo sono entrati nella fase di sperimentazione sull’uomo. E un vaccino separato ha dimostrato di offrire protezione crociata negli studi sugli animali e lo stiamo portando alla fase tre della sperimentazione clinica”.  Accanto ai due vaccini specifici, un altro candidato vaccinale ha mostrato la capacità di garantire una protezione crociata negli studi sugli animali e viene ora portato verso la fase tre della sperimentazione clinica.

Lo studio clinico Partners ha arruolato 100 pazienti

Parallelamente alla ricerca sui vaccini, prosegue anche lo studio clinico Partners, sponsorizzato dall’Organizzazione mondiale della sanità, che ha finora coinvolto cento pazienti. “Lo studio clinico ‘Partners’, sponsorizzato dall’Oms, ha finora arruolato 100 pazienti. Ma la risposta richiede ancora una condivisione più rapida dei dati, una sorveglianza più efficace, finanziamenti sostenuti, accesso e sicurezza garantiti e un coordinamento transfrontaliero più solido”. Il direttore generale dell’Oms ha quindi evidenziato la necessità di migliorare ulteriormente il sistema di risposta, a partire dalla condivisione dei dati, dalla sorveglianza epidemiologica e dal sostegno finanziario. Resta inoltre centrale la questione della sicurezza degli operatori sanitari, così come la possibilità di accedere senza ostacoli alle aree colpite e di rafforzare la cooperazione tra i diversi Paesi interessati.

Ebola non è l’unica emergenza sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo

L’attuale epidemia si inserisce in un quadro sanitario già particolarmente complesso. Tedros ha ricordato che la popolazione della Repubblica Democratica del Congo continua ad affrontare contemporaneamente numerose altre emergenze e patologie. Per il Dg Tedros va inoltre ricordato che “l’Ebola è solo una delle minacce che la popolazione della Rdc deve affrontare, tra cui la mortalità materna, le malattie diarroiche, la polmonite, la malaria, il colera e altre ancora”.  La risposta all’Ebola deve quindi essere organizzata evitando che le risorse destinate all’emergenza provochino un indebolimento degli altri servizi sanitari essenziali. “Anche se ci impegniamo a fondo per porre fine a questa epidemia, non possiamo permettere che la risposta all’emergenza comprometta l’accesso ad altri servizi sanitari essenziali”. 

Il Comitato di emergenza valuta se mantenere la Pheic

L’attenzione è ora concentrata sulle conclusioni del Comitato di emergenza dell’Oms, chiamato a valutare la situazione epidemiologica e a stabilire quali misure temporanee siano necessarie per contenere il focolaio. “Attendo dunque con interesse la valutazione della situazione” da parte del Comitato, “e i pareri sulle raccomandazioni temporanee necessarie per fermare questa epidemia e impedirne la diffusione in altre parti della Repubblica Democratica del Congo e in altri Paesi”. La decisione degli esperti dovrà chiarire se l’epidemia continuerà a essere considerata una emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, mentre sul campo prosegue la corsa contro il tempo per individuare tutte le catene di trasmissione, aumentare la capacità di cura e impedire una ulteriore diffusione del virus Ebola Bundibugyo.