Il quadro meteorologico planetario mostra anche in questi giorni una marcata polarizzazione delle figure di pressione e dei flussi di calore, come sempre accade in meteorologia. Mentre una nuova veloce ondata di calore di natura ciclonica e prefrontale domina la scena nel Mediterraneo, colpendo in pieno le regioni del Centro-Sud Italia con valori termici sopra la media stagionale, l’emisfero australe registra anomalie termiche globali di segno opposto di straordinaria intensità. In particolare, la parte meridionale del continente sudamericano è teatro di un’incursione di aria gelida di origine antartica che sta riscrivendo le cronache meteorologiche recenti. Questo marcato gradiente tra nord e sud del globo mette in evidenza una circolazione atmosferica fortemente ondulata, dove a promontori anticiclonici estremamente stabili in Europa corrispondono cavi d’onda e gocce fredde particolarmente profonde e aggressive nell’opposto emisfero, dove in questi giorni sta finendo l’inverno australe.
La Cordigliera delle Ande sepolta dalla Neve: record di accumuli storici
Il settore centrale e settentrionale del Cile, unitamente ai valichi di confine con l’Argentina, sta attraversando uno degli inverni più rigidi e nevosi degli ultimi decenni. Sulle vette e sui passi alto-andini si registrano accumuli di neve da record che in diverse stazioni di rilevamento hanno superato i 7 metri di altezza complessiva, un dato eccezionale che non si osservava con tale continuità da molti anni. Le tempeste invernali a ripetizione hanno trasformato la Cordigliera delle Ande in un muro di ghiaccio e neve, provocando il blocco prolungato delle principali arterie transalpine. Infrastrutture strategiche di collegamento internazionale come la Ruta 27 CH e il Paso de Jama, situati ad altezze superiori ai 4.000 metri, sono state sbarrate da accumuli freschi oltre gli 80 centimetri in poche ore, bloccando la circolazione stradale e costringendo le autorità locali ad attivare protocolli d’emergenza straordinari.
L’evento eccezionale ad Atacama: persino il deserto più arido del mondo si tinge di bianco
L’elemento di maggiore rilevanza scientifica ed eccezionalità risiede nello sconfinamento delle precipitazioni sul deserto di Atacama, noto in letteratura climatologica come l’altopiano più arido del pianeta. Le scarse precipitazioni che normalmente caratterizzano questa regione sono garantite dall’azione combinata dell’Anticiclone del Pacifico, dalle acque fredde della Corrente di Humboldt e dalla doppia ombra pluviometrica esercitata dalla Catena della Costa e dalle Ande. Tuttavia, la recente e violenta irruzione di aria polare è riuscita a scalzare la stabilità atmosferica subtropicale, portando i fiocchi di neve a raggiungere persino l’oasi di San Pedro de Atacama e i settori pianeggianti limitrofi. Sull’altopiano di Chajnantor, dove sorge il complesso astronomico dell’osservatorio ALMA a circa 3.000–5.000 metri di altitudine, la neve ha ricoperto le antenne paraboliche in un paesaggio polare, accompagnata da temperature crollate a -12°C e raffiche di vento che hanno fatto precipitare la temperatura percepita fino a -28°C, imponendo il fermo temporaneo delle attività scientifiche.
Meccanismi sinottici dell’anomalia: il ruolo della Baja Segregada e dell’aria polare antartica
Dal punto di vista della dinamica atmosferica, l’evento che ha colpito il Cile trova spiegazione nella formazione e nel posizionamento di un nucleo d’aria fredda isolato in quota, noto tecnicamente come baja segregada o cut-off depressionario. Questo vortice ciclonico staccatosi dal flusso zonale principale si è posizionato lungo le coste cilene, pescando aria gelida direttamente dai mari antartici e spingendola verso nord. L’interazione tra questa massa d’aria instabile e l’umidità risalente dal Pacifico ha generato una convezione orografica eccezionale. Quando una massa d’aria a forte gradiente termico verticale impatta sui rilievi andini, il raffreddamento per espansione adiabatica trasforma anche i minimi apporti di vapore in precipitazioni nevose dense e abbondanti a quote insolitamente basse. È proprio questa concomitanza di fattori sinottici a rendere il fenomeno un caso di studio di prim’ordine per comprendere l’estremizzazione degli eventi meteorologici contemporanei.




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