La tragica morte di un rapace lungo la Costa degli Dei non è solo un triste episodio di cronaca ambientale, ma il sintomo di una crisi strutturale che affligge l’intero sistema di recupero della fauna selvatica calabrese. Un sistema che oggi si regge quasi esclusivamente sulle spalle del volontariato e che necessita di risposte politiche immediate. È da questa consapevolezza che parte la dura e accorata denuncia del WWF, che ha deciso di chiamare direttamente in causa i vertici politici regionali affinché si ponga fine a una gestione emergenziale non più tollerabile.
La tragedia della poiana a Tropea e le lacune del sistema di soccorso
L’episodio che ha riacceso i riflettori sull’urgenza di una riforma si è consumato nelle scorse ore nei pressi dell’area portuale cittadina, dove il recupero di una poiana di Tropea si è concluso senza alcun lieto fine. Il maestoso rapace era rimasto inavvertitamente incastrato a testa in giù all’interno di una rete metallica. Con ogni probabilità, l’animale è rimasto bloccato in quella morsa letale per molto tempo, riportando lesioni fisiche che si sono purtroppo rivelate gravissime.
A far scattare la macchina dei soccorsi sono stati i titolari dell’esercizio commerciale “La Panineria del Porto”, la cui tempestiva segnalazione ha permesso l’intervento provvidenziale dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Ricadi. Giunti sul posto, i soccorritori sono riusciti a liberare l’animale dalla rete, attendendo poi l’arrivo sul posto di Domenico Aiello, esponente nazionale del WWF, al quale hanno affidato il rapace per il delicato trasferimento. Purtroppo, nonostante tutti i disperati tentativi di soccorso e le cure immediate, la poiana è morta poco dopo a causa dei traumi subiti.
Questo dramma segue a stretto giro un’altra vicenda molto simile e altrettanto triste: solo pochi giorni fa, lo stesso Aiello era intervenuto per il recupero di un barbagianni, segnalato da alcuni bagnanti presso il Lido del Nonno. Anche in quel caso, il volatile notturno è stato rinvenuto in condizioni cliniche critiche ed è deceduto a breve distanza dal ritrovamento.
Dalla costa alla Sila: un bollettino quotidiano tra successi e drammi
Se la costa tirrenica piange la perdita di questi splendidi esemplari, il resto della regione racconta di un lavoro incessante che spazia dal mare fino alle montagne. A questi decessi si aggiungono infatti tantissimi altri recuperi che, fortunatamente, si sono conclusi con esito positivo grazie allo sforzo congiunto di cittadini e operatori specializzati. Tra i casi più recenti e di successo spiccano quelli registrati in quota, che hanno coinvolto due scoiattoli meridionali e un giovane falco pellegrino della Sila.
Quest’ultimo è stato tratto in salvo nel centro abitato di San Giovanni in Fiore. L’animale era gravemente ferito a un’ala, conseguenza di un violento impatto contro un cavo aereo. La salvezza del falco e dei due roditori è stata resa possibile dall’impegno incrociato del volontario Massimo Secreti, appartenente all’associazione Capitale della Sila, degli specialisti del GLC Lipu Sila e del volontario Lipu Alfredo Bruno, che ha garantito il fondamentale trasferimento degli animali verso il centro di cura cosentino.
Questi specifici episodi rappresentano, tuttavia, solo la punta dell’iceberg. Sono soltanto una minima parte delle decine di interventi che vengono effettuati costantemente, negli ultimi mesi, da una rete non ufficiale composta da associazioni, forze dell’ordine e centri specializzati. Le operazioni variano dai soccorsi di nidiacei sfortunatamente caduti dai nidi, fino al recupero di rapaci, mammiferi e innumerevoli altre specie protette che si trovano in grave difficoltà. Si tratta di un’attività vitale ma che resta spesso invisibile all’opinione pubblica, diventata ormai cruciale in una fase storica profondamente segnata dagli impatti devastanti della crisi climatica, che sta colpendo duramente gli ecosistemi e la fauna selvatica in Calabria.
Il peso del volontariato nella gestione della fauna selvatica in Calabria
Tutte queste vicende, sommate insieme, riportano prepotentemente al centro dell’agenda pubblica e politica il tema della gestione e del soccorso animale. Ancora oggi, infatti, il destino di innumerevoli creature selvatiche in difficoltà, che per legge costituiscono un patrimonio indisponibile dello Stato, dipende in larghissima parte dalla pura sensibilità dei comuni cittadini e dall’impegno instancabile dei volontari. Tutto questo avviene a causa dell’assenza cronica di una rete regionale pubblica che sia realmente strutturata ed efficiente.
In questo vuoto istituzionale, risulta fondamentale l’enorme mole di lavoro svolto quotidianamente dalle autorità pubbliche preposte, come le Polizie Provinciali, i Carabinieri Forestali e i Vigili del Fuoco, affiancati dai veterinari e, soprattutto, dai Centri di Recupero per Animali Selvatici. Questi ultimi, noti con l’acronimo di CRAS, rappresentano degli autentici presìdi per la tutela della biodiversità, ma sono costretti a operare con risorse economiche e strumentali estremamente limitate. Il dato più allarmante è che gli unici CRAS in Calabria sono attualmente soltanto due, dislocati a Catanzaro e a Cosenza. Una presenza numericamente del tutto insufficiente a garantire la copertura di un territorio vasto e orograficamente complesso come quello regionale, che rimane drammaticamente sprovvisto di una necessaria rete capillare di centri di primo soccorso.
L’appello del WWF al Presidente Roberto Occhiuto per una riforma strutturale
Davanti a questa situazione divenuta ormai insostenibile, l’esponente nazionale del WWF Domenico Aiello ha deciso di rompere gli indugi, rivolgendosi direttamente al vertice della giunta regionale per chiedere un cambio di passo radicale e definitivo.
“Se oggi migliaia di animali selvatici vengono curati e restituiti alla natura è grazie a una rete straordinaria di donne e uomini che lavora lontano dai riflettori, sostenuta più dalla passione e dal senso di responsabilità che da adeguati strumenti istituzionali“, ha esordito Aiello, tracciando un quadro inequivocabile della situazione attuale. L’attivista ambientalista ha poi indirizzato il suo appello formale al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, evidenziando una forte contraddizione nelle recenti politiche regionali in materia di benessere animale.
“Nei giorni scorsi il Presidente Occhiuto ha giustamente firmato un’ordinanza per proteggere cani e gatti dalle ondate di calore, riconoscendo che il livello di civiltà di una comunità si misura anche da come tratta gli animali. Un principio condivisibile e importante. Ma allora non possiamo dimenticare la fauna selvatica, che subisce gli effetti della crisi climatica in misura ancora maggiore e che continua a dipendere quasi esclusivamente dall’impegno di volontari, CRAS e cittadini sensibili a cui quest’anno la Regione si è interessata incredibilmente solo per anticipare l’apertura della caccia“, ha dichiarato Aiello senza mezzi termini.
Per il rappresentante del WWF, non c’è più tempo da perdere: le recenti perdite devono tramutarsi nel motore di una nuova legislazione, in grado di superare le attuali inefficienze. “La morte della poiana e del barbagianni recuperati a Tropea deve diventare un’occasione di riflessione e di cambiamento. La legge regionale n. 9 del 1996 ha ormai bisogno di essere aggiornata ascoltando chi opera sul campo ogni giorno: volontari, professionisti dei CRAS, veterinari, associazioni ambientaliste, Carabinieri Forestali, Polizie Provinciali e istituzioni coinvolte nei recuperi. La Calabria ha bisogno di una riforma coraggiosa e moderna che costruisca una vera rete regionale per il soccorso della fauna selvatica, con procedure chiare, reperibilità, strutture adeguate e risorse certe“, ha spiegato ancora l’esponente nazionale.
La chiosa dell’intervento è un invito formale alla massima istituzione regionale ad assumersi la responsabilità di un patrimonio che appartiene a tutta la collettività, garantendo un futuro sostenibile al territorio. “Chiedo al Presidente Occhiuto di compiere un ulteriore passo avanti. Se è giusto mobilitarsi per proteggere gli animali d’affezione dalle ondate di calore, è altrettanto doveroso fare lo stesso per la fauna selvatica, che rappresenta un patrimonio di tutti i calabresi e dell’intero Paese. Una regione che tutela la biodiversità tutela sé stessa e il proprio futuro. La Calabria non può più permettersi di lasciare soli coloro che ogni giorno si impegnano per salvare e difendere la natura“, ha concluso Aiello.


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