Eruzione Etna, la lava scende fino a 1.365 metri: fronte attivo vicino a Rocca Capra, tremore vulcanico elevato e in aumento

Prosegue l’attività effusiva dalle bocche a quota 2.750, 2.090 e 1.900 metri. Il fronte più avanzato ha raggiunto la Valle del Bove in prossimità di Rocca Capra, mentre dalla Voragine continua l’attività esplosiva con emissioni di cenere verso Sud

L’eruzione dell’Etna prosegue con un quadro caratterizzato da una significativa attività effusiva, diversi punti di emissione ancora attivi e un fronte lavico che ha ormai raggiunto quote decisamente più basse lungo la Valle del Bove. L’aggiornamento dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo (INGV-OE) fotografa una situazione vulcanica ancora pienamente dinamica: il dato di maggiore rilievo riguarda la colata riconducibile alla bocca eruttiva posta a 1.900 metri, i cui fronti attivi più avanzati alle ore 11:00 UTC si attestavano a 1.365 metri di quota, in prossimità di Rocca Capra. Parallelamente continua l’attività delle altre bocche eruttive, mentre al cratere Voragine persiste, con intensità variabile, l’attività esplosiva accompagnata da emissioni di cenere disperse dai venti verso Sud. Sul fronte geofisico, il tremore vulcanico rimane su valori elevati e mostra una chiara e graduale tendenza all’incremento.

Etna, il fronte lavico più avanzato raggiunge quota 1.365 metri

Le osservazioni effettuate attraverso le telecamere di videosorveglianza e i sopralluoghi condotti direttamente sul vulcano dal personale dell’INGV-OE consentono di ricostruire nel dettaglio l’evoluzione dell’attività effusiva. L’Istituto evidenzia che “prosegue l’attività effusiva dalle bocche eruttive di quota 2750 m, 2090 m (rif. comunicato dell’11 agosto, ore 10:41 UTC) e 1900 m (rif. comunicato del 10 agosto, ore 22:25 UTC)”. Sono dunque tre le quote dalle quali viene segnalata la prosecuzione dell’attività effusiva: 2.750 metri, 2.090 metri e 1.900 metri. Differente è invece la situazione relativa alla bocca posta a 2.360 metri. Secondo le osservazioni dell’Osservatorio Etneo, infatti, “i fronti delle colate alimentate dalla bocca di quota 2360 m appaiono in raffreddamento”. L’attenzione si concentra soprattutto sulla colata proveniente dalla bocca più bassa. L’INGV precisa che “i fronti attivi più avanzati, alle ore 11:00 UTC riconducibili alla bocca di quota 1900 m, si attestavano ad una quota di 1365 m, in prossimità di Rocca Capra (Valle del Bove)”. È questo uno degli elementi principali dell’attuale fase eruttiva dell’Etna: la lava ha percorso la Valle del Bove fino a raggiungere il settore di Rocca Capra, con il fronte attivo più avanzato osservato a soli 1.365 metri sul livello del mare.

Attività esplosiva alla Voragine e cenere dell’Etna verso Sud

All’attività effusiva che interessa i fianchi del vulcano continua ad affiancarsi quella esplosiva del cratere Voragine. Il cratere sommitale resta infatti protagonista di fenomeni esplosivi la cui intensità varia nel corso del tempo. L’INGV-OE riferisce che “persiste, ad intensità variabile, l’attività esplosiva del cratere Voragine con emissione di cenere che si disperde in direzione Sud”. La presenza di cenere vulcanica rappresenta quindi un ulteriore elemento del quadro eruttivo in corso. In base alle osservazioni riportate dall’Istituto, la dispersione avviene in direzione Sud, mentre l’attività esplosiva continua a interessare la zona sommitale dell’Etna. Il vulcano presenta così contemporaneamente due differenti manifestazioni della propria attività: da una parte le colate laviche alimentate dalle bocche eruttive a diverse quote, dall’altra le esplosioni alla Voragine accompagnate dall’emissione di materiale vulcanico nell’atmosfera.

Tremore vulcanico dell’Etna su valori elevati e in graduale aumento

Particolare attenzione viene riservata anche ai parametri sismici. Rispetto al precedente aggiornamento, non vengono rilevate variazioni improvvise o particolarmente marcate nell’ampiezza media del tremore vulcanico, che resta tuttavia attestata su livelli elevati. L’INGV spiega che “dal punto di vista sismico, rispetto all’ultimo aggiornamento, l’ampiezza media del tremore vulcanico non mostra variazioni significative e si mantiene su valori elevati, con una chiara e graduale tendenza all’incremento”. Il dato, quindi, combina due elementi: l’assenza di variazioni significative rispetto alla situazione precedentemente osservata e, allo stesso tempo, una tendenza graduale alla crescita del tremore, che continua a mantenersi su valori elevati. Anche la localizzazione delle sorgenti fornisce un’indicazione precisa sull’area maggiormente coinvolta nella dinamica interna del vulcano. Secondo l’Osservatorio Etneo, “il centroide delle sorgenti del tremore risulta localizzato nell’area del cratere Voragine ad una quota di circa 3000 m sopra il livello del mare”. Il cratere Voragine si conferma dunque centrale non soltanto per l’attività esplosiva osservata in superficie, ma anche per la localizzazione delle sorgenti associate al tremore vulcanico.

Etna, attività infrasonica in diminuzione dalle prime ore di oggi

Accanto ai dati sul tremore, l’INGV analizza anche l’attività infrasonica, che nelle ultime ore presenta un andamento differente. Dalle prime ore della giornata è stata infatti osservata una tendenza alla diminuzione. L’Istituto precisa che “dalle prime ore di oggi l’attività infrasonica è tendenzialmente in diminuzione ed allo stato attuale si attesta nel livello medio, con eventi generalmente di ampiezza media, principalmente localizzati nell’area del cratere Voragine”. Anche sotto questo profilo torna quindi in primo piano l’area della Voragine, dove risultano principalmente localizzati gli eventi infrasonici registrati. Il loro livello viene indicato come medio, così come generalmente media risulta l’ampiezza degli eventi. Il quadro strumentale mostra pertanto un tremore vulcanico elevato e in graduale incremento, mentre l’attività infrasonica registra una tendenza alla diminuzione e si colloca attualmente su livelli medi.

Deformazioni del suolo, nessuna variazione di particolare rilievo

Un altro parametro fondamentale per seguire l’evoluzione dell’eruzione dell’Etna è rappresentato dalle deformazioni del suolo, monitorate attraverso la rete strumentale installata sul vulcano. Su questo fronte non emergono elementi nuovi di particolare rilievo. L’INGV-OE sottolinea infatti che “i segnali delle stazioni di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano variazioni di particolare rilievo rispetto a quanto già comunicato in precedenza”. Il dato completa il quadro dell’attuale fase eruttiva: mentre in superficie prosegue l’emissione di lava da diverse bocche e alla Voragine persiste l’attività esplosiva, gli strumenti dedicati alle deformazioni non evidenziano al momento cambiamenti significativi rispetto alle osservazioni precedenti.