Eruzione Etna, l’estate di fuoco: nove bocche eruttive e fino a 7,6 milioni di metri cubi di lava in dieci giorni

Il vulcano siciliano rallenta dopo settimane di intensa attività. Dal risveglio della Voragine alle fessure aperte in Valle del Bove, passando per fontane di lava, colonne eruttive fino a 7 chilometri, flussi piroclastici e terremoti sulla faglia Pernicana

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    L’Etna in eruzione vista da San Leornardello (basso versante orientale del vulcano) al tramonto dell’11 agosto 2026
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    Figura 1 – Le prime emissioni di cenere dalla Voragine nel mattino del 10 giugno 2026, da Nicolosi (versante sud dell’Etna). Foto di Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo
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    Figura 2 – Immagine fatta da drone della colata lavica iniziata poco prima, verso mezzogiorno del 26 giugno 2026 sul fianco orientale del Cratere di Nord-Est. Foto di Massimo Cantarero, INGV-Osservatorio
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    Figura 3 – Attività esplosiva da diverse bocche lungo una nuova fessura eruttiva sulla Voragine vista da Pizzi Deneri, 5 luglio 2026. Foto di Stefano Branca, INGV-Osservatorio Etneo
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    Figura 4 – Attività esplosiva della Voragine nel mattino del 30 luglio 2026 vista da est. Foto di Marco Neri, INGV-Osservatorio Etneo
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    Figura 5 – La colata lavica emessa da una bocca posta a quota 2700 m sul versante orientale etneo. In discesa, la colata sta costeggiando la base della parete settentrionale della Valle del Bove per raggiungere il cono di Monte Simone, dove si biforca in due bracci, visibili come due punti luminosi in basso a destra. Immagine registrata dalla telecamera di sorveglianza visiva su Monte Cagliato, EMCH, alle ore 05:34 locali del 31 luglio 2026
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    Figura 6 – Attività esplosiva alla Voragine e colate laviche dalle fessure a quota 3200 m (già in raffreddamento) e 2750 m. Immagine registrata dalla telecamera di sorveglianza termica su Monte Cagliato, EMCT, alle ore 09:18 locali del 7 agosto 2026
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    Figura 7 – Flusso piroclastico generato durante l’apertura di una nuova bocca effusiva a quota 2300 m nei pressi di Monte Rittmann, 8 agosto 2026. Foto di Marco Firetto Carlino, INGV-Osservatorio Etneo
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    Figura 8 – Fronte lavico alla base di Rocca Capra, 13 agosto 2026. Foto di Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo
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    Figura 9 – Nube di cenere con velo di materiale piroclastico in ricaduta vista da Zafferana Etnea il mattino del 17 agosto. Foto di Daniele Andronico, INGV-Osservatorio Etneo
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L’Etna sembra essersi concesso una tregua dopo un’estate segnata da una successione particolarmente complessa di fenomeni eruttivi. Alla data del 22 agosto 2026, infatti, non si registra ulteriore attività eruttiva significativa, fatta eccezione per intermittenti e modeste emissioni di cenere dai crateri Bocca Nuova e Nord-Est. A fare il punto sull’evoluzione del vulcano è Boris Behncke dell’INGV-Osservatorio Etneo, che ricostruisce nel dettaglio quanto accaduto negli ultimi mesi. Il dato che restituisce meglio le dimensioni della recente attività arriva dalle stime effettuate attraverso osservazioni sul terreno e dati satellitari: tra il 7 e il 17 agosto l’Etna avrebbe emesso tra 5,6 e 7,6 milioni di metri cubi di lava.

Una quantità alla quale deve essere aggiunta quella, non quantificabile, riversatasi direttamente dalla Voragine all’interno del Cratere di Nord-Est. Il recente periodo eruttivo è stato caratterizzato soprattutto da una straordinaria varietà di fenomeni esplosivi ed effusivi e dall’apertura di almeno nove bocche nell’alto settore orientale dell’Etna, dalle quali sono state alimentate diverse colate laviche. Un quadro estremamente dinamico che ha coinvolto la Voragine, il Cratere di Nord-Est, la Valle del Leone e la Valle del Bove.

Dalla fine del 2025 alla pausa dell’Etna nei primi mesi del 2026

La fase attuale arriva dopo un biennio particolarmente movimentato. Nel dicembre 2025 l’attività aveva interessato soprattutto il Cratere di Nord-Est e, in misura minore, la Voragine, dove il 27 dicembre si era aperto un nuovo “pit crater”, cioè un cratere a pozzo. Nel gennaio 2026 era poi comparsa una colata di lava in Valle del Bove, prima di una temporanea fase di relativa quiete. Il quadro degli ultimi due anni era stato però già caratterizzato da numerosi eventi. Nell’estate 2024 si erano verificati i grandi parossismi della Voragine, mentre nel febbraio e nell’agosto 2025 si erano sviluppate attività effusive a valle della Bocca Nuova e del Cratere di Sud-Est. Tra marzo e giugno 2025 si erano inoltre susseguiti circa quindici episodi eruttivi al Cratere di Sud-Est. Tra questi spicca il parossismo del 2 giugno 2025, quando una porzione del fianco nord-orientale del Cratere di Sud-Est era franata, dando origine a un flusso piroclastico osservato e ripreso da migliaia di persone.

Etna, il risveglio della Voragine nel giugno 2026

I primi segnali della nuova fase arrivano il 10 giugno 2026, quando dal pit crater formatosi il 27 dicembre precedente vengono osservate piccole emissioni di cenere. Dal 12 giugno alle emissioni si aggiunge sporadicamente materiale incandescente. Il 16 giugno l’attività evolve ulteriormente, con un’intensificazione dell’attività stromboliana al pit crater, destinata a proseguire per due giorni. Il 21 giugno sul versante orientale del cono della Voragine si sviluppa invece un sistema di fratture, contemporaneamente a un collasso all’interno del pit crater. La sera del 23 giugno riprende l’attività stromboliana e il sistema di fratture continua a propagarsi verso est-nordest. È il preludio a un cambiamento importante.

La prima colata di lava del 26 giugno

Intorno alle ore 12 del 26 giugno, dalla parte terminale del sistema di fratture, a circa 3.030 metri di quota, comincia l’emissione di una colata di lava diretta verso est. Nei giorni successivi il campo lavico si amplia attraverso diversi flussi, in parte sovrapposti, fino a raggiungere una lunghezza di 1,2 chilometri. Il volume complessivo viene stimato in circa 260 mila metri cubi di lava. Contemporaneamente prosegue l’attività stromboliana del pit crater, che raggiunge la sua massima intensità nella notte tra il 2 e il 3 luglio. Si forma inoltre una seconda piccola colata alimentata da una bocca situata a circa 3.200 metri, tra il pit crater e il Cratere di Nord-Est. Dal 3 luglio l’attività effusiva comincia a diminuire, fino ad arrestarsi nella serata del 4 luglio.

Etna, il primo episodio eruttivo della Voragine tra 5 e 7 luglio

La mattina del 5 luglio segna un nuovo deciso salto di intensità. Intorno alle 07:30 si verifica un episodio di forte emissione di cenere dal pit crater, della durata di circa mezz’ora. Poco dopo le 08:30 si apre una fessura eruttiva dalla sommità della Voragine verso il margine meridionale del Cratere di Nord-Est. Da diverse bocche si sviluppano fontane di lava e abbondanti emissioni di cenere. Dalla porzione settentrionale della fessura parte inoltre una colata che si riversa direttamente all’interno del Cratere di Nord-Est, scomparendo nel suo condotto aperto. L’attività esplosiva diminuisce nella mattinata del 7 luglio, per poi concludersi durante la serata. Il 19 luglio cominciano invece sporadiche emissioni di cenere dal pozzo BN1 della Bocca Nuova, segnale di un sistema vulcanico che continua a mostrare una notevole dinamicità.

Il secondo episodio del 30 luglio: nube di cenere fino a 7 chilometri

Un’altra fase eruttiva comincia poco dopo le 03:30 del 30 luglio, quando dalla fessura apertasi il 5 luglio sulla Voragine riparte l’attività stromboliana. L’intensità cresce progressivamente e, poco dopo le 09:00, aumenta sensibilmente anche il contenuto di cenere della colonna eruttiva, che raggiunge una quota di 7 chilometri sopra il livello del mare. Contemporaneamente, dalla parte settentrionale della fessura, una nuova colata di lava torna a riversarsi nel Cratere di Nord-Est. Dopo alcune ore relativamente più tranquille, durante la serata l’attività esplosiva aumenta nuovamente e produce ancora una colonna eruttiva alta 7 chilometri. Alle 20:49 del 30 luglio, a circa 2.700 metri di quota sull’alto versante della Valle del Leone, si apre inoltre una nuova fessura eruttiva. Da qui fuoriesce una colata diretta verso est che, durante la mattina successiva, raggiunge l’area di Monte Simone, cono formatosi durante l’eruzione del 1811-1812, a circa 1.950 metri di quota. La colata si arresta nella notte tra il 31 luglio e il primo agosto dopo aver percorso 2,9 chilometri e aver prodotto un volume di circa 500 mila metri cubi di lava. L’attività esplosiva ed effusiva della Voragine, invece, termina già nelle prime ore del 31 luglio.

Il terzo episodio: dal 6 agosto fontane di lava e nuove bocche effusive

La fase più articolata comincia il 6 agosto. Dopo una serie di emissioni sporadiche di cenere, la mattina prende il via un nuovo episodio eruttivo alla Voragine con attività stromboliana e un flusso lavico diretto verso il Cratere di Nord-Est. Durante la serata l’attività esplosiva aumenta fino a produrre vere e proprie fontane di lava. Nella notte e nella mattinata del 7 agosto si aprono quindi tre nuove bocche effusive: una nella sella tra Voragine e Cratere di Nord-Est, una a circa 3.200 metri sul fianco orientale della Voragine e una terza a 2.750 metri sulla parete della Valle del Leone. Proprio da quest’ultima parte un flusso che scende rapidamente nella Valle del Leone, raggiunge Monte Simone in poche ore e continua a propagarsi sul fondo pianeggiante della valle.

Cenere dell’Etna e pesanti disagi all’aeroporto di Catania

L’attività esplosiva della Voragine continua per tutta la giornata del 7 agosto e, pur attraversando diverse fluttuazioni, prosegue fino alla mattina del 15 agosto. In questa lunga fase vengono prodotte abbondanti quantità di cenere, mentre continua un flusso lavico pressoché costante in direzione del Cratere di Nord-Est. I venti spingono la nube vulcanica verso il settore meridionale dell’Etna, con conseguenze dirette sull’operatività dell’aeroporto di Catania. La presenza della cenere provoca infatti notevoli problemi al traffico aereo e disagi per numerosi passeggeri, con voli dirottati verso altri aeroporti o cancellati.

Monte Rittmann, il franamento e i piccoli flussi piroclastici

Nel frattempo la situazione nella Valle del Leone e nella Valle del Bove continua a cambiare rapidamente. Intorno alle 11:30 dell’8 agosto una nuova bocca eruttiva si apre nei pressi di Monte Rittmann, il cono formatosi durante l’attività del 1986-1987, a circa 2.360 metri di quota. L’apertura avviene su un pendio ripido e instabile e provoca il franamento di una porzione del cono di Monte Rittmann. Il materiale coinvolto nella frana si mescola alla lava appena emessa, dando origine a una serie di piccoli flussi piroclastici. I fenomeni vengono osservati direttamente sul terreno dal personale dell’INGV-Osservatorio Etneo e documentati anche attraverso l’impiego di droni. L’attività effusiva di questa bocca, insieme a quella presente a quota 2.700 metri, continua ad alimentare colate dirette verso l’alta Valle del Bove.

Nuove bocche a 1.900 e 2.090 metri, lava fino a quota 1.340

L’espansione del campo lavico prosegue nei giorni successivi. Il 10 agosto alle 23:30 e l’11 agosto alle 11:30 si aprono altre due bocche effusive, rispettivamente a 1.900 e 2.090 metri di quota. La comparsa delle nuove sorgenti laviche determina un notevole sviluppo del complesso campo effusivo verso valle. Il 13 agosto, i fronti più avanzati raggiungono circa 1.340 metri di quota, circondando il costone roccioso di Rocca Capra e bruciando e seppellendo arbusti di ginestra e pini. Il 12 agosto termina l’attività effusiva della bocca a 2.360 metri, mentre nella serata del giorno successivo si arresta anche quella proveniente dalla bocca a 2.700 metri. Anche le altre bocche mostrano una significativa riduzione dell’attività e la parte attiva del campo lavico comincia progressivamente a regredire verso monte.

Terremoto di magnitudo 3.9 e sciame sulla faglia Pernicana

La mattina del 15 agosto, dopo il contemporaneo arresto dell’attività esplosiva della Voragine, vengono osservate diverse emissioni di cenere dal Cratere di Nord-Est. È in questa fase che si verifica anche una sequenza di terremoti estremamente superficiali nella zona di Piano Pernicana, lungo la faglia Pernicana. Il primo evento raggiunge una magnitudo locale ML 3.9, seguito da altre dieci scosse di minore intensità. La faglia Pernicana riveste particolare importanza nella dinamica dell’edificio vulcanico: è infatti la più attiva tra le faglie che attraversano i fianchi dell’Etna e costituisce il limite settentrionale del settore del vulcano interessato da movimenti in direzione del Mar Ionio.

Etna, il quarto episodio eruttivo dal 16 agosto

La tregua dura pochissimo. Nel pomeriggio del 16 agosto, un rapido aumento dell’ampiezza del tremore vulcanico, rilevato dalla rete di monitoraggio sismico dell’INGV-OE, segnala una nuova ripresa dell’attività esplosiva alla Voragine. Si forma una nube di cenere diretta verso sud-est e riprende il ormai ricorrente flusso di lava verso il Cratere di Nord-Est. Nello stesso momento aumenta nuovamente anche l’emissione lavica dalla bocca posta a quota 1.900 metri. Durante la notte un ampio fronte di lava avanza verso la parte inferiore della Valle del Bove. Tre giorni più tardi, il 19 agosto, il fronte raggiunge circa 1.315 metri di quota, a ovest del flusso lavico del 13 agosto.

Monte Rittmann si riattiva e compare un nuovo pit crater

Nella mattinata del 17 agosto torna ad attivarsi anche la bocca di Monte Rittmann a 2.360 metri. Il fenomeno innesca nuovamente frane o piccoli flussi piroclastici e produce una modesta colata di lava, destinata tuttavia a esaurirsi nell’arco di poche ore. Nella stessa mattinata viene osservata anche l’apertura di un nuovo cratere di sprofondamento, o pit crater, a circa 3.000 metri di quota sul fianco nord-orientale del Cratere di Nord-Est. L’attività esplosiva della Voragine continua fino alla notte tra il 17 e il 18 agosto. Ma la cessazione dell’attività sommitale non coincide immediatamente con la fine della fase effusiva.

Nuova bocca a 3.100 metri e fine delle colate il 21 agosto

Nelle prime ore del 18 agosto, infatti, sul fianco nord-orientale del Cratere di Nord-Est si apre una nuova bocca effusiva a circa 3.100 metri di quota. Da questa viene emesso un piccolo flusso lavico, che si esaurisce nel giro di poche ore. Continua invece l’attività della bocca situata a 1.900 metri. Soltanto il 21 agosto l’emissione di lava da quest’ultima sorgente si arresta definitivamente e anche i fronti lavici smettono di avanzare. Alla data del 22 agosto, l’Etna non ha prodotto ulteriori episodi eruttivi significativi. Rimangono soltanto intermittenti e modeste emissioni di cenere dalla Bocca Nuova e dal Cratere di Nord-Est.

Etna, almeno nove bocche e milioni di metri cubi di lava: il bilancio

Il bilancio dell’estate 2026 fotografa quindi un periodo eruttivo caratterizzato da una notevole complessità delle fenomenologie esplosive ed effusive. Nel corso delle diverse fasi si sono aperte almeno nove bocche eruttive nell’alto settore orientale del vulcano, con colate sviluppatesi a quote differenti e capaci in alcuni casi di raggiungere rapidamente la Valle del Bove. A queste si sono aggiunte fontane di lava, attività stromboliana, imponenti emissioni di cenere, colonne eruttive fino a 7 chilometri sul livello del mare, piccoli flussi piroclastici, frane, nuovi pit crater e una sequenza sismica lungo la faglia Pernicana. Particolarmente significativo è il volume del materiale eruttato. Sulla base delle osservazioni sul terreno e dei dati satellitari, l’INGV ha stimato che soltanto tra il 7 e il 17 agosto siano stati emessi tra 5,6 e 7,6 milioni di metri cubi di lava.

Il calcolo non comprende inoltre tutta la lava prodotta durante questa fase: resta infatti impossibile determinare con precisione il volume del materiale che dalla Voragine si è riversato direttamente nel Cratere di Nord-Est, scomparendo all’interno del condotto aperto. Dopo settimane di attività quasi continua e una successione di fenomeni che ha modificato ripetutamente il quadro eruttivo, al 22 agosto 2026 l’Etna è dunque in una fase di relativa quiete, mentre il monitoraggio dell’INGV-Osservatorio Etneo continua a seguire l’evoluzione del vulcano siciliano.