Si alza sensibilmente il livello di attenzione sull’Etna. Nella serata di giovedì 13 agosto è scattata la fase operativa di ALLARME a seguito del passaggio al livello F1 del sistema ETNAS, condizione associata a un’alta probabilità di fontane di lava. Contestualmente è stata disposta l’interdizione della Zona Sommitale (ZS). La decisione arriva mentre i parametri registrati sull’Etna mostrano un quadro vulcanico in marcata evoluzione. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo ha infatti rilevato un netto incremento dell’attività esplosiva al cratere Voragine, accompagnata da emissione di cenere diretta verso il settore meridionale, mentre il tremore vulcanico rimane su valori alti e l’attività infrasonica si è portata su livelli molto elevati.
Il passaggio a F1 ETNAS, con la conseguente attivazione della fase di ALLARME, rappresenta il dato più significativo dell’ultima evoluzione dell’eruzione. Il livello F1 è infatti collegato a una situazione nella quale viene indicata una alta probabilità di accadimento imminente di fontane di lava, secondo il sistema di allertamento precoce utilizzato per il vulcano. La Protezione Civile regionale, in precedenti attivazioni dello stesso livello, ha associato il passaggio a F1 all’immediata interdizione delle aree sommitali.
Etna, forte incremento dell’attività esplosiva alla Voragine
A rendere particolarmente delicata la situazione è soprattutto quanto sta accadendo al cratere Voragine. L’INGV ha osservato dalle 16:55 UTC, corrispondenti alle 18:55 ora italiana, una brusca intensificazione della componente esplosiva. L’Osservatorio Etneo riferisce testualmente: “l’attività esplosiva al cratere Voragine dalle ore 16:55 UTC ha mostrato un incremento significativo con emissione di cenere che si disperde nel quadrante meridionale”. Si tratta dell’elemento più recente dell’evoluzione vulcanica osservata nella giornata del 13 agosto. La produzione di cenere vulcanica, dispersa verso Sud, si aggiunge a un quadro caratterizzato contemporaneamente dalla prosecuzione dell’attività effusiva a quote più basse e dal forte incremento dei segnali geofisici collegati all’attività interna del vulcano.
Tremore vulcanico alto sull’Etna: picco tra le 12 e le 15 UTC
Anche i dati sismici confermano una fase di forte attività dell’Etna. Il tremore vulcanico, già attestato nell’intervallo dei valori elevati, ha iniziato a mostrare un nuovo incremento intorno alle 10:00 UTC, cioè alle 12:00 ora italiana. L’INGV specifica: “dal punto di vista sismico, a partire dalle ore 10:00 UTC circa, l’ampiezza media del tremore vulcanico, mantenendosi nell’intervallo dei valori alti, ha mostrato un chiaro incremento, raggiungendo il picco massimo tra le 12:00 e le 15:00 UTC. Allo stato attuale, l’ampiezza del tremore mostra modeste oscillazioni permanendo su valori alti”. Il massimo è stato quindi raggiunto tra le 12:00 e le 15:00 UTC, equivalenti alle 14:00-17:00 ora italiana. Successivamente il parametro ha mostrato oscillazioni limitate senza tuttavia rientrare verso valori inferiori: il tremore resta alto.
Le sorgenti del tremore concentrate tra Voragine e Bocca Nuova
Importante anche la posizione delle sorgenti che stanno generando il tremore vulcanico. Secondo i dati dell’Osservatorio Etneo, i centroidi sono localizzati nell’area del cratere Voragine e immediatamente a nord della Bocca Nuova, a circa 3000 metri di quota sul livello del mare. L’INGV precisa: “i centroidi delle sorgenti del tremore risultano localizzati nell’area del cratere Voragine e a nord del cratere Bocca Nuova, ad una quota di circa 3000 m sopra il livello del mare”. La localizzazione coincide dunque con il settore sommitale dell’Etna nel quale si sta osservando l’incremento dell’attività esplosiva, con la Voragine al centro dei fenomeni più intensi registrati nelle ultime ore.
Attività infrasonica a livelli molto alti sull’Etna
Ancora più evidente è stata l’evoluzione dell’attività infrasonica. Il parametro ha iniziato a crescere progressivamente già nelle prime ore del 13 agosto, ma un aumento particolarmente importante è stato osservato a partire dalle 10:00 UTC. L’INGV evidenzia: “dalle prime ore di oggi si è registrata una progressiva e graduale crescita dell’attività infrasonica, con un importante incremento a partire dalle ore 10:00 UTC, attestandosi attualmente su un livello molto alto”. Gli eventi sono stati individuati principalmente nell’area della Voragine e hanno progressivamente raggiunto ampiezze elevate. L’Osservatorio Etneo aggiunge: “gli eventi infrasonici sono stati localizzati principalmente nell’area del cratere Voragine, con ampiezze che da basse hanno via via raggiunto valori elevati. In misura minore, le sorgenti infrasoniche hanno interessato anche il Cratere di Nord-Est, dove hanno mostrato sempre ampiezze elevate”. Il quadro mostra quindi un’attività particolarmente sostenuta non soltanto alla Voragine ma, seppure in misura minore, anche al Cratere di Nord-Est.
Proseguono le colate laviche dalle bocche a 2750 e 1900 metri
Parallelamente alla crescente attività esplosiva sommitale continua l’attività effusiva dalle bocche che si sono aperte sui fianchi dell’Etna nelle precedenti fasi dell’eruzione. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dai sopralluoghi condotti sul vulcano, l’INGV ha accertato che sono ancora attive le bocche eruttive poste a 2750 metri e a 1900 metri di quota. È invece terminata l’attività effusiva dalla bocca di quota 2090 metri. L’INGV riferisce: “dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dai sopralluoghi effettuati dal personale INGV (OE), si evidenzia che prosegue l’attività effusiva dalle bocche eruttive di quota 2750 m e 1900 m (vedi comunicato del 10 agosto, ore 22:25 UTC), mentre è cessata l’attività effusiva a quota 2090 m (vedi comunicato dell’11 agosto, ore 10:41 UTC)”. La situazione effusiva resta quindi attiva su due distinti livelli altimetrici, mentre una delle bocche precedentemente interessate dall’emissione di lava ha cessato la propria attività.
La lava scende fino a quota 1340 metri nella Valle del Bove
Particolarmente avanzato è il fronte collegato alla bocca eruttiva situata a 1900 metri di quota. Alle 09:45 UTC del 13 agosto, quindi alle 11:45 ora italiana, la parte più avanzata della colata aveva raggiunto circa 1340 metri sul livello del mare, superando di poco Rocca Capra, nella Valle del Bove. L’INGV scrive testualmente: “i fronti lavici attivi più avanzati, riconducibili alla bocca di quota 1900 m, alle ore 09:45 UTC si attestavano a una quota di 1340 m, superando di poco Rocca Capra (Valle del Bove)”. L’attività effusiva continua quindi a svilupparsi all’interno della grande depressione della Valle del Bove, mentre contemporaneamente nella zona sommitale cresce sensibilmente la componente esplosiva dell’eruzione.
Nessuna variazione significativa nelle deformazioni del suolo
Non tutti i parametri di monitoraggio mostrano tuttavia variazioni. Sul fronte delle deformazioni del suolo, al momento non vengono rilevati cambiamenti significativi. L’INGV precisa: “i segnali delle reti di monitoraggio delle deformazioni del suolo non mostrano variazioni significative”. Il dato viene osservato insieme agli altri parametri geofisici che, al contrario, evidenziano una forte attività: in particolare il tremore vulcanico, l’infrasuono e l’attività esplosiva concentrata nell’area del cratere Voragine.
Etna sotto stretto monitoraggio dopo il salto a F1
La situazione sull’Etna resta dunque in piena evoluzione. Nella stessa giornata il vulcano presenta contemporaneamente attività effusiva dalle bocche di 2750 e 1900 metri, un fronte lavico giunto fino a quota 1340 metri nella Valle del Bove, un importante aumento del tremore vulcanico, attività infrasonica su un livello molto alto e soprattutto un deciso incremento dell’attività esplosiva alla Voragine, con emissione di cenere verso il settore meridionale. Su questo scenario si innesta il passaggio al livello F1 ETNAS, con alta probabilità di fontane di lava, che ha portato la Protezione Civile regionale ad attivare la fase operativa di ALLARME e a disporre l’interdizione della Zona Sommitale. L’evoluzione dei parametri vulcanici continuerà a essere seguita attraverso le reti strumentali e le osservazioni dirette dell’INGV.
Le immagini al tramonto
Un Etna imponente, quasi sovrastato da un cielo altrettanto spettacolare, in uno scenario nel quale l’attività del vulcano e le condizioni atmosferiche costruiscono un’immagine di straordinaria forza visiva. Sono le fotografie realizzate da Antonella Infanta nella serata di giovedì 13 agosto, durante una delle fasi più significative della lunga eruzione che da giorni interessa il vulcano siciliano. Nelle immagini il cono dell’Etna appare nitidamente all’orizzonte, mentre dalla sommità si distingue l’attività emissiva. Al di sopra del vulcano domina una gigantesca massa nuvolosa, modellata verticalmente nell’atmosfera e accesa dalle tonalità gialle, arancioni e rosate del tramonto. Il contrasto tra la montagna scura, il cielo ancora azzurro e la luce solare che filtra attraverso le nubi rende particolarmente suggestiva una fase eruttiva che, al di là dello spettacolo naturale, continua ad avere conseguenze rilevanti sulla Sicilia orientale.
Etna in eruzione, le spettacolari immagini di Antonella Infanta al tramonto
Le fotografie di Antonella Infanta immortalano il vulcano in un momento in cui la luce radente del tramonto enfatizza ogni dettaglio del cielo. In una delle immagini, l’Etna in eruzione emerge sulla destra dietro i rilievi e le abitazioni, mentre sopra il paesaggio si sviluppa una poderosa struttura nuvolosa che occupa gran parte dell’orizzonte. Il Sole, ormai molto basso, illumina dal basso la massa atmosferica e crea un’intensa colorazione dorata. Nella seconda fotografia il vulcano appare ancora più isolato nel paesaggio. Il profilo dell’Etna si staglia alla base di una grande colonna nuvolosa, mentre in primo piano la sagoma scura di un albero accentua la profondità dello scenario. Dalla zona sommitale è visibile una notevole emissione, inserita in un cielo caratterizzato da nubi molto più estese.




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