Esplosione del razzo New Glenn, Blue Origin individua la causa: guasto in una valvola dell’ossigeno

L’anomalia che il 28 maggio ha distrutto il razzo durante un test a Cape Canaveral sarebbe partita dalla valvola principale dell’ossigeno di uno dei 7 motori BE-4

Blue Origin ha fatto un passo avanti nell’indagine sull’esplosione di New Glenn, il grande razzo sviluppato dall’azienda di Jeff Bezos. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Dave Limp, l’anomalia che il 28 maggio ha provocato la distruzione del lanciatore e danneggiato alcune infrastrutture della piattaforma di lancio è stata ricondotta alla valvola principale dell’ossigeno di uno dei motori BE-4. L’esplosione si è verificata durante un test di routine dei motori presso la Cape Canaveral Space Force Station, in Florida. Nei mesi successivi, Blue Origin ha avviato un’indagine approfondita per ricostruire la sequenza del guasto. Le verifiche sul materiale recuperato e le successive ispezioni avrebbero permesso di individuare l’origine dell’anomalia.

L’anomalia ha avuto origine nella valvola principale dell’ossigeno di uno dei motori BE-4, ha spiegato Limp in un aggiornamento pubblicato il 5 agosto. L’azienda ha inoltre condotto numerosi test sui singoli componenti e prove di accensione dei motori per comprendere meglio la modalità di guasto e definire le contromisure necessarie.

Un elemento cruciale per il futuro di New Glenn

Con un’altezza di circa 98 metri, New Glenn è uno dei principali progetti di Blue Origin. Il razzo è dotato di un primo stadio riutilizzabile alimentato da sette motori BE-4 ed è stato progettato per poter effettuare almeno 25 lanci. La possibilità di riutilizzare il primo stadio rappresenta uno degli elementi centrali della strategia di Blue Origin, che punta a ridurre i costi di accesso allo Spazio e a costruire un sistema di trasporto orbitale destinato a sostenere missioni sempre più ambiziose.

New Glenn riveste inoltre un ruolo importante nei programmi lunari della società. Il lanciatore è infatti destinato a portare nello Spazio Blue Moon, il lander sviluppato da Blue Origin che la NASA ha selezionato nell’ambito del programma Artemis per contribuire al trasporto di astronauti sulla superficie della Luna. L’altro sistema scelto dall’agenzia spaziale statunitense è quello sviluppato da SpaceX.

La prossima sfida è la missione lunare di Blue Moon

Tra gli appuntamenti più importanti all’orizzonte c’è il primo volo di prova del prototipo Mark 1 di Blue Moon. La missione dovrebbe tentare un atterraggio senza equipaggio sulla superficie lunare entro la fine dell’anno, se le condizioni lo consentiranno. Il test avrà un’importanza particolare perché servirà a verificare le capacità del lander e a raccogliere dati in vista delle successive missioni con equipaggio.

Tre voli e un problema nell’ultima missione

New Glenn ha effettuato il suo debutto nel gennaio 2025 e da allora ha compiuto altri 2 voli, nel novembre dello stesso anno e il 19 aprile 2026. Proprio durante quest’ultima missione si è verificato un problema significativo. Il razzo trasportava il satellite per telecomunicazioni BlueBird 7 di AST SpaceMobile, ma non è riuscito a collocare il carico nell’orbita prevista, causando la perdita del satellite.

A questo episodio si è aggiunto, poche settimane dopo, l’incidente del 28 maggio durante il test a terra. Una sequenza di eventi che ha imposto a Blue Origin di analizzare con particolare attenzione l’affidabilità del sistema prima di riportare New Glenn in volo.

Blue Origin prepara la soluzione

Nonostante le difficoltà, Dave Limp ha espresso fiducia nella possibilità di riprendere presto le operazioni. Secondo il CEO, l’azienda avrebbe già individuato una strada per correggere il problema della valvola dell’ossigeno. Blue Origin sta infatti lavorando a piccole modifiche della valvola che, secondo quanto dichiarato dalla società, potranno essere installate rapidamente anche sui motori già esistenti. La produzione dei componenti aggiornati è già in corso e l’hardware modificato dovrebbe essere pronto entro la fine di agosto. Parallelamente, gli ingegneri stanno completando l’analisi dell’albero dei guasti, il cosiddetto fault tree analysis, per verificare tutti i possibili fattori che possono aver contribuito all’anomalia.

Per New Glenn, dunque, la fase successiva sarà decisiva: trasformare i risultati dell’indagine in modifiche concrete e dimostrare, con i prossimi test, che il gigantesco lanciatore può tornare a volare in sicurezza. Dalla sua affidabilità dipenderanno non soltanto le future missioni commerciali di Blue Origin, ma anche una parte importante delle ambizioni dell’azienda nello spazio profondo e nel programma lunare Artemis.