L’Etna continua a mostrare una fase eruttiva particolarmente articolata, con la contemporanea presenza di più bocche effusive lungo il versante orientale del vulcano e una persistente attività esplosiva al Cratere Voragine. A documentare con grande chiarezza la situazione è una nuova immagine acquisita nella mattinata di oggi dal satellite Sentinel-2, nella quale risultano visibili le colate laviche, le aree interessate dalle nuove fratture e l’imponente nube di cenere prodotta dall’attività sommitale. La novità più significativa riguarda l’apertura, nel giro di poche ore, di altre due fratture eruttive, che portano a quattro il numero complessivo delle bocche effusive apertesi in questi giorni tra la Valle del Leone e la Valle del Bove. Una di queste ha nel frattempo cessato l’attività, mentre le altre continuano ad alimentare il sistema eruttivo.
Etna, due nuove fratture eruttive a 1.900 e 2.090 metri
La prima delle due nuove fratture si è aperta nella serata di ieri a una quota di circa 1.900 metri, nei pressi di Monte Simone, sul versante orientale dell’Etna. Si tratta di un’area che ricade nel vasto settore della Valle del Bove, una delle principali depressioni morfologiche del vulcano e tradizionale via di propagazione delle colate durante numerose eruzioni laterali. Una seconda frattura si è invece formata nella mattinata di oggi alla base della parete nord della Valle del Bove, a una quota di circa 2.090 metri. L’apertura di questa ulteriore bocca conferma la complessità dell’attuale fase eruttiva, caratterizzata dalla presenza simultanea di differenti punti di emissione di lava distribuiti a quote diverse. Le due nuove aperture si aggiungono alle fratture già attive nei giorni precedenti, delineando così un sistema effusivo che interessa un ampio settore del fianco orientale dell’Etna.
Quattro bocche effusive visibili dal satellite Sentinel-2
La fotografia satellitare permette di distinguere in maniera particolarmente evidente tutte e quattro le bocche effusive che si sono aperte nel corso dell’attuale fase eruttiva. Procedendo idealmente da sinistra verso destra nell’immagine, le fratture si trovano rispettivamente alle quote di 2.750, 2.360, 2.090 e 1.900 metri. La bocca situata a 2.750 metri rappresenta uno dei punti più elevati interessati dalla fuoriuscita di lava. Più in basso si trova quella a 2.360 metri, che costituisce al momento l’unica frattura ad avere terminato la propria attività effusiva. Nella giornata di ieri, infatti, l’emissione di lava da questo punto si è arrestata e la bocca risulta attualmente inattiva. Restano invece coinvolte nell’attività in corso le nuove aperture a 2.090 e 1.900 metri, sviluppatesi nelle ultime ore nel settore della Valle del Bove.
Le colate laviche fotografate dallo spazio
Uno degli elementi più spettacolari dell’immagine del Sentinel-2 è rappresentato dal contrasto tra il terreno vulcanico scuro e le porzioni incandescenti associate alle colate. Le aree più calde appaiono nettamente evidenziate lungo le direttrici percorse dalla lava, consentendo di osservare dall’alto la distribuzione delle emissioni effusive. La visuale satellitare permette inoltre di inquadrare l’intero sistema eruttivo nel contesto morfologico dell’Etna, mettendo in relazione le diverse fratture aperte tra la Valle del Leone e la Valle del Bove. È proprio questa visione d’insieme a rendere particolarmente significativo il documento, perché fotografa nello stesso momento le differenti manifestazioni dell’eruzione. L’immagine mostra infatti sia l’attività effusiva alle quote inferiori sia quella esplosiva concentrata nell’area sommitale, restituendo una rappresentazione complessiva della fase attraversata dal vulcano.
Cratere Voragine, intensa attività esplosiva e nube di cenere
Sul lato sinistro dell’immagine satellitare emerge con particolare evidenza l’attività esplosiva in corso al Cratere Voragine. Dal settore sommitale dell’Etna si sviluppa una consistente emissione di materiale vulcanico e soprattutto di cenere, che forma un pennacchio ben distinguibile anche dall’orbita. La componente esplosiva costituisce uno degli aspetti più rilevanti dell’eruzione, non soltanto dal punto di vista vulcanologico, ma anche per le conseguenze che la dispersione della cenere può produrre sulle attività presenti alle pendici dell’Etna e sul sistema dei trasporti. Le intense emissioni stanno infatti avendo ripercussioni significative sull’operatività dell’aeroporto di Catania, particolarmente esposto alle variazioni della nube vulcanica e alla presenza di cenere nell’atmosfera.
Cenere dell’Etna e ripercussioni sull’aeroporto di Catania
Il legame tra l’attività esplosiva del vulcano e le difficoltà per lo scalo di Catania-Fontanarossa è diretto. La cenere vulcanica costituisce infatti un elemento critico e la sua distribuzione viene costantemente valutata in relazione alla direzione e all’intensità dei venti. Nell’attuale fase eruttiva è proprio l’intensa emissione proveniente dal Cratere Voragine a rappresentare il principale fattore di disturbo per il traffico aereo. La fotografia satellitare consente di osservare chiaramente la nube mentre si allontana dall’area sommitale del vulcano, evidenziando la dimensione del fenomeno. L’evoluzione della situazione dipende inevitabilmente sia dal comportamento dell’Etna sia dalle condizioni atmosferiche, che determinano la traiettoria delle particelle di cenere e la loro eventuale dispersione verso le aree circostanti e le rotte interessate dai collegamenti con Catania.
La fotografia di Sentinel-2 dell’ESA
L’immagine dell’eruzione è stata acquisita dal satellite Sentinel-2 dell’ESA, European Space Agency, nell’ambito del programma europeo di osservazione della Terra Copernicus, ed è stata elaborata da ADAM. La ripresa satellitare offre una prospettiva privilegiata sulla situazione dell’Etna nella mattinata di oggi: le diverse bocche effusive risultano distribuite tra la Valle del Leone e la Valle del Bove, mentre la grande emissione di cenere proveniente dal Cratere Voragine domina il settore occidentale dell’immagine. Una fotografia che documenta con particolare efficacia una fase eruttiva ancora dinamica, nella quale l’Etna continua a modificare rapidamente il proprio assetto attraverso nuove fratture, colate laviche e un’intensa attività esplosiva sommitale.



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