Lo spettacolo dell’Etna ha regalato nuove emozioni indescrivibili, dopo il risveglio repentino del vulcano più attivo più alto d’Europa. Tra il 29 luglio e la giornata di ieri, 2 agosto 2026, si è registrato il recente ed energetico episodio eruttivo che ha visto come assoluto protagonista il cratere Voragine. Sono state giornate caratterizzate da forti esplosioni stromboliane, spettacolari fontane di lava incandescente, dense emissioni di cenere vulcanica e fiumi di roccia fusa che hanno solcato le quote più alte. L’evento eruttivo si inserisce perfettamente nella scia dell’attività iniziata verso la fine del mese di giugno, dimostrando la vitalità inarrestabile del gigante buono. I residenti e i numerosi turisti hanno potuto ammirare l’ennesima dimostrazione di potenza geologica, fortunatamente senza alcun pericolo per i centri abitati.
La cronaca dell’evento tra fontane di lava e cenere
Come raccontato nell’approfondimento pubblicato sul blog INGVvulcani a cura dell’esperto INGV Salvatore Giammanco, tutto ha avuto inizio nella notte tra il 29 e il 30 luglio. “Intorno alle ore 03:30 locali, le telecamere di sorveglianza dell’Osservatorio Etneo dell’INGV hanno registrato la ripresa dell’attività stromboliana al cratere Voragine“, spiega. La situazione è poi evoluta rapidamente nel corso della mattinata del 30 luglio, passando a vera e propria fontana di lava. Questo fenomeno ha generato la nube di cenere spinta fino a 7 km di altezza. I venti hanno trasportato il materiale verso Ovest, provocando la leggera ricaduta sull’abitato di Bronte. Alle ore 09:59 si è formato il piccolo flusso piroclastico diretto verso l’alto settore della Valle del Bove, mentre la lava si è riversata nel cratere di Nord/Est, seguendo la stessa dinamica osservata tra il 5 e il 7 luglio scorsi.
Il picco di energia e i flussi ad alta quota
La giornata del 30 luglio ha visto fluttuazioni importanti. Dopo il calo registrato verso le 13, l’eruzione ha ripreso vigore nel pomeriggio, raggiungendo il picco massimo alle 22. Questo ritmo sostenuto è proseguito fino alle 01:40 del 31 luglio, arrestandosi in modo repentino. Nel frattempo, Giammanco evidenzia sul blog INGVvulcani come la lava abbia trovato sfogo tramite 2 bocche allineate lungo la fessura aperta a circa 2.700 metri di quota, propagandosi nella Valle del Leone. I fronti lavici più avanzati hanno raggiunto quote comprese tra 1750 e 1700 metri nei pressi di Rocca Capra, area totalmente disabitata. Già dal 31 luglio le colate hanno mostrato segni di raffreddamento, e ieri, 2 agosto, il personale dell’Osservatorio Etneo ha ufficializzato la conclusione dell’episodio mediante un sopralluogo sul campo.
La debolezza strutturale e la sicurezza del territorio
Il dettaglio fondamentale analizzato su INGVvulcani riguarda la posizione delle bocche eruttive. Le fratture si sono attivate nel versante di Nord/Est del cratere Voragine, tra 2.700 e 3.200 metri di altitudine. Giammanco precisa infatti che “i rilievi con drone effettuati dai vulcanologi INGV dell’Osservatorio Etneo nei mesi precedenti avevano già documentato e mappato, in quest’area, un sistema di fratture in progressiva espansione“. La roccia cede dove è già fragile, permettendo al magma di emergere facilmente in corrispondenza delle discontinuità documentate dagli strumenti. Come evidenziato nell’approfondimento, tali eruzioni risultano tanto spettacolari quanto sicure per la popolazione. I crateri attivi si trovano oltre i 2.500 metri e le colate invadono valli desertiche e lontanissime dalle case. Gli unici lievi disagi derivano dalla cenere vulcanica sparsa dai venti e dalle potenziali interferenze con le rotte aeree, tuttavia nel corso di questo evento di agosto le conseguenze sulla viabilità e sulle città si sono rivelate di scarsissima entità.


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