Fermo pesca, lo stop si estende a tutto l’Adriatico

Nonostante lo stop temporaneo alla pesca a strascico, l'offerta di pesce italiano continuerà a essere garantita

Con l’avvio del fermo pesca tra San Benedetto del Tronto e Bari, lo stop alle attività di pesca a strascico si estende di fatto a tutto l’Adriatico, dopo il blocco già operativo nel tratto compreso tra Trieste e Ancona. A renderlo noto è Coldiretti Pesca, che evidenzia le difficoltà di un comparto alle prese con gli effetti dei cambiamenti climatici, l’aumento dei costi energetici e le incertezze legate al prossimo Quadro finanziario pluriennale europeo 2028-2034 e alla riforma della Politica comune della pesca. Il fermo nel tratto compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari è previsto dal 16 agosto al 29 settembre. Dal 1° al 30 ottobre, la sospensione delle attività interesserà anche le marinerie di Brindisi, San Cataldo e Otranto, oltre alle altre aree interessate dal calendario del fermo lungo lo Ionio, il Tirreno e nelle isole.

Nonostante lo stop temporaneo alla pesca a strascico, sottolinea Coldiretti Pesca, l’offerta di pesce italiano continuerà a essere garantita grazie alle produzioni della piccola pesca, delle draghe idrauliche e dell’acquacoltura, oltre che dalle aree non ancora interessate dal fermo. Una disponibilità che, secondo l’organizzazione agricola e della pesca, consentirà di mantenere una presenza significativa di prodotto nazionale sui banchi. Ai consumatori viene rivolto l’invito a verificare con attenzione l’origine del pesce acquistato, distinguendo il prodotto italiano da quello importato, che continua a rappresentare una quota rilevante del mercato nazionale. Secondo un’analisi di Coldiretti su dati Istat, nel 2025 l’Italia ha importato 1,1 miliardi di kg di pesce, il dato più alto mai registrato, mentre la produzione della flotta nazionale si è fermata a meno di 130mila tonnellate.

Per il pesce fresco è obbligatoria l’indicazione della zona di cattura: per il Mediterraneo viene riportata la sigla FAO 37, accompagnata dal numero della relativa sottozona. Per il prodotto allevato, invece, deve essere indicato il Paese di origine. Più complesso è risalire alla provenienza del pesce consumato al ristorante, dove queste informazioni non sono generalmente disponibili al cliente.

Un ulteriore elemento per orientarsi negli acquisti è rappresentato dalla stagionalità. In questo periodo, tra le specie più facilmente reperibili figurano alici, sarde, sgombri, sugarelli, ricciole, cefali, triglie, gallinelle, scorfani, seppie, calamari e polpi. Più difficile, invece, trovare sui banchi merluzzi, naselli, sogliole e rombi di origine nazionale: per queste specie, segnala Coldiretti Pesca, è maggiore la probabilità che il prodotto provenga dall’estero.