Forte terremoto al largo della Nuova Zelanda | DATI e MAPPE

Un sisma molto profondo è stato registrato in mare aperto, nessun allarme tsunami al momento

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Un forte terremoto magnitudo 6.2 ha colpito le acque al largo della Nuova Zelanda. Il sisma è stato registrato in mare aperto alle 09:43 ora italiana, corrispondenti alle 19:43 dell’orario locale. L’epicentro del terremoto è stato localizzato in una vasta area dell’Oceano Pacifico, a Nord/Est dell’Isola del Nord. L’INGV ha rilevato l’evento calcolando una profondità di 171 km. L’area interessata si trova in un tratto di mare molto noto ai sismologi per la sua estrema e costante instabilità tettonica.

Perché si verificano terremoti in questa zona

L’area in cui si è verificato il sisma, situata a Nord del territorio neozelandese, è dominata da una complessa dinamica tettonica. La fossa delle Kermadec e la vicina fossa di Tonga rappresentano il punto di contatto dove la placca del Pacifico subduce rapidamente sotto la placca australiana. Questo processo geologico avviene lungo il margine Sud/Ovest della cintura di fuoco del Pacifico, un’area caratterizzata da altissima attività sismica e vulcanica. La convergenza tra queste 2 enormi porzioni di crosta terrestre avviene a velocità molto elevate, generando un accumulo di energia che si libera poi sotto forma di violenti terremoti. La profondità di 171 km dell’evento odierno è del tutto tipica di questa zona di subduzione, dove la litosfera oceanica sprofonda all’interno del mantello terrestre generando scosse di origine profonda o intermedia.

La sismicità storica del margine neozelandese

Il tratto di oceano a Est dell’Australia e a Nord della Nuova Zelanda ha una storia sismica di grande rilevanza a livello globale. Dal 1900 a oggi, lungo il sistema di subduzione Kermadec-Tonga, sono stati registrati decine di terremoti con magnitudo superiore a 7.5. Le indagini sismologiche e i dati storici mostrano che questa regione è in grado di produrre sia terremoti di intraplacca molto profondi, sia grandi eventi di sovrascorrimento superficiali che in passato hanno generato anche maremoti. La velocità di convergenza aumenta progressivamente spostandosi verso Nord lungo la fossa delle Kermadec, superando ampiamente i 70 mm all’anno e creando un ambiente tettonico dove gli eventi di magnitudo superiore a 6 sono considerati all’ordine del giorno.