Gas serra, il bilancio del 2026: la transizione energetica avanza ma le emissioni globali crescono ancora

Il primo semestre 2026 chiude con un aumento delle emissioni: il bilancio globale resta ancora lontano dalla svolta climatica

Le emissioni globali di gas serra continuano a crescere, seppur in modo contenuto, confermando quanto il percorso verso la decarbonizzazione mondiale resti complesso e caratterizzato da forti differenze tra Paesi e settori economici. Secondo i nuovi dati diffusi da Climate TRACE, relativi al mese di giugno 2026 e al primo semestre dell’anno, le emissioni complessive hanno registrato un aumento dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. La stima preliminare elaborata dall’organizzazione indica che nei primi sei mesi del 2026 il pianeta ha prodotto circa 29,7 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente. Un incremento limitato, pari a 56,4 milioni di tonnellate di CO₂e in più rispetto alla prima metà del 2025, ma sufficiente a evidenziare come la riduzione strutturale delle emissioni proceda ancora a velocità diverse nelle varie aree del mondo. Il quadro tracciato da Climate TRACE mostra infatti una situazione caratterizzata da segnali contrastanti: alcuni comparti hanno ridotto il proprio impatto climatico, mentre altri, in particolare il settore dei trasporti su strada, hanno registrato una nuova crescita delle emissioni.

Trasporti in aumento, energia e industria in calo: il bilancio settoriale del primo semestre

Il principale contributo alla crescita delle emissioni di gas serra nel 2026 è arrivato dal comparto dei trasporti, soprattutto dal traffico stradale. Le emissioni legate alla mobilità su gomma sono aumentate di 68,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari a un incremento del 2% rispetto al primo semestre del 2025. Secondo l’analisi di Climate TRACE, questo aumento riflette una maggiore attività del trasporto su strada in numerosi Paesi durante la prima parte dell’anno, confermando le difficoltà nel ridurre rapidamente l’impatto climatico della mobilità tradizionale. A contenere l’aumento complessivo delle emissioni sono stati invece diversi altri settori. Le emissioni della produzione elettrica sono diminuite di 22,9 milioni di tonnellate di CO₂e, pari allo 0,3% in meno, mentre il settore manifatturiero ha registrato una riduzione di 30,1 milioni di tonnellate di CO₂e, equivalente a un calo dello 0,5%. Sono aumentate invece le emissioni legate agli edifici e ai rifiuti, entrambi con una crescita stimata dello 0,6%. Anche il settore della navigazione marittima ha mostrato una diminuzione delle emissioni. Secondo Climate TRACE, il calo sarebbe collegato agli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha provocato una significativa alterazione del traffico navale internazionale.

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Cina e Stati Uniti riducono le emissioni, India e Brasile trainano la crescita globale

Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo rapporto riguarda l’andamento dei principali responsabili delle emissioni mondiali di gas serra. I due maggiori emettitori globali, Cina e Stati Uniti, hanno registrato entrambi una lieve diminuzione nella prima metà del 2026. La Cina ha ridotto le proprie emissioni di 25,4 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari allo 0,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli Stati Uniti hanno invece registrato una diminuzione di 15 milioni di tonnellate di CO₂e, corrispondente a un calo dello 0,4%. Il miglioramento dei due maggiori Paesi emettitori è stato però compensato dalla crescita registrata in altre grandi economie emergenti. L’India, terzo Paese al mondo per emissioni complessive, ha segnato l’incremento assoluto più significativo, con 30,6 milioni di tonnellate di CO₂e in più, pari a una crescita dell’1,5%. Anche il Brasile ha visto aumentare il proprio contributo emissivo, con 9,4 milioni di tonnellate di CO₂e aggiuntive, pari a un incremento dell’1,6%. Particolarmente rilevante anche il dato del Vietnam, dove le emissioni sono cresciute del 7,3%, pari a circa 7,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

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Il caos dei mercati energetici non provoca l’atteso aumento del carbone nella produzione elettrica

Uno degli elementi più osservati nella prima metà del 2026 riguardava il possibile impatto delle turbolenze nei mercati energetici, soprattutto nel comparto del petrolio e del gas naturale. Gli analisti temevano che eventuali difficoltà negli approvvigionamenti potessero spingere diversi Paesi verso un maggiore utilizzo del carbone per garantire la produzione elettrica. Secondo Climate TRACE, questo scenario non si è verificato in modo significativo. I dati preliminari indicano infatti che le emissioni degli impianti prevalentemente alimentati a carbone sono diminuite di 33,5 milioni di tonnellate di CO₂e, pari allo 0,7% in meno rispetto al primo semestre del 2025. Al contrario, gli impianti basati prevalentemente sul gas hanno registrato un aumento di 10,9 milioni di tonnellate di CO₂e, pari allo 0,7%. Nel complesso, la produzione elettrica ha quindi contribuito alla riduzione globale delle emissioni grazie anche al ruolo crescente delle energie rinnovabili. I dati di Ember relativi ai primi sei mesi del 2026 indicano infatti una crescita della generazione rinnovabile del 7,7% su base annua, con un aumento della quota di mercato delle rinnovabili dell’1,5%, mentre la quota del carbone è diminuita dell’1,3% e quella del gas dello 0,6%.

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Giugno 2026: emissioni mensili in crescita dello 0,6% rispetto allo stesso mese del 2025

Analizzando il solo mese di giugno 2026, Climate TRACE stima un totale globale di 4,9 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, con un aumento dello 0,6% rispetto a giugno 2025. Le emissioni globali di metano hanno raggiunto invece 30,2 milioni di tonnellate di CH₄, registrando una crescita dello 0,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nel dettaglio settoriale, il mese di giugno ha evidenziato un aumento delle emissioni in diversi comparti. Il settore dei trasporti ha registrato la variazione più significativa, con una crescita del 3,4% rispetto a giugno 2025. Le emissioni della produzione elettrica sono state pari a 1.314,8 milioni di tonnellate di CO₂e, in aumento dello 0,1%, mentre il settore manifatturiero ha raggiunto 934 milioni di tonnellate di CO₂e, con una crescita dello 0,2%. Le operazioni legate ai combustibili fossili hanno invece prodotto 761,9 milioni di tonnellate di CO₂e, con una lieve diminuzione dello 0,1%. L’agricoltura ha raggiunto 506,4 milioni di tonnellate di CO₂e, mentre gli edifici si sono attestati a 251,3 milioni di tonnellate. I rifiuti hanno prodotto 175 milioni di tonnellate di CO₂e, con un aumento dello 0,6%.

Le città più emissive del pianeta: Shanghai guida la classifica globale

L’analisi urbana di Climate TRACE evidenzia il ruolo crescente delle grandi aree metropolitane nel bilancio delle emissioni climatiche globali. Nel giugno 2026 le aree urbane con il maggior volume complessivo di emissioni sono risultate Shanghai, in Cina, seguita da Tokyo, in Giappone, Houston, New York e Los Angeles negli Stati Uniti. Tra le città che hanno registrato i maggiori aumenti assoluti rispetto a giugno 2025 figurano Yuxi in Cina, Colonia in Germania, Wuhan in Cina, Obra in India e Izumi-machi Kurosuno in Giappone. Le diminuzioni più rilevanti in termini assoluti sono state invece osservate a Lanshan in Cina, Detroit negli Stati Uniti, Dubai negli Emirati Arabi Uniti, Nagoya in Giappone e Manama in Bahrein. Per crescita percentuale delle emissioni si sono distinte soprattutto Sobral in Brasile, Coronel in Cile, ancora Yuxi in Cina, San Pedro de Macorís nella Repubblica Dominicana e Lakheri in India.

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Nuovi dati e aggiornamenti metodologici: Climate TRACE amplia il monitoraggio delle emissioni globali

L’aggiornamento di agosto 2026 porta il database Climate TRACE alla versione V5.10.0, introducendo anche nuove metodologie di analisi e un nuovo sottosettore dedicato al carbonio organico del suolo. Per questa nuova componente viene utilizzato il metodo SALUS (System Approach for Land Use Sustainability), che consente di stimare le variazioni annuali delle riserve di carbonio organico nei terreni agricoli globali e il relativo ruolo come fonte o assorbimento di emissioni. L’aggiornamento comprende inoltre importanti revisioni metodologiche in diversi comparti, tra cui agricoltura, combustibili fossili, manifattura, energia, trasporti e rifiuti. Nel settore agricolo sono stati aggiornati i modelli relativi alla stagionalità dei pascoli e rivisti i fattori di emissione di protossido di azoto e metano degli allevamenti. Nel comparto dei combustibili fossili sono state integrate nuove stime relative alle attività di combustione del carbone e ai processi di acidificazione delle rocce. Nel settore industriale sono stati aggiornati i fattori emissivi dell’alluminio, mentre per la produzione elettrica sono state utilizzate 21 nuove fonti di dati relative all’attività delle centrali. Anche il trasporto marittimo e quello stradale hanno ricevuto aggiornamenti metodologici, così come il settore dei rifiuti, dove sono stati aggiunti 8.019 nuovi asset relativi alle acque reflue domestiche, con particolare ampliamento della copertura nelle Filippine.

La sfida climatica resta aperta: la riduzione delle emissioni procede a velocità diverse nel mondo

Il quadro delineato dai nuovi dati di Climate TRACE conferma che la transizione energetica globale sta avanzando, ma senza un andamento uniforme. La riduzione delle emissioni in alcuni grandi Paesi e comparti industriali viene ancora compensata dalla crescita della domanda energetica, dei trasporti e delle attività economiche in altre aree del pianeta. Il lieve aumento dello 0,2% delle emissioni globali nel primo semestre 2026 rappresenta quindi un segnale di stabilizzazione, ma non ancora una vera inversione di tendenza. La traiettoria futura dipenderà dalla capacità dei sistemi energetici mondiali di accelerare la diffusione delle energie rinnovabili, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e trasformare settori ancora fortemente emissivi come trasporti e industria. I dati relativi alle emissioni di luglio 2026 saranno pubblicati da Climate TRACE il 24 settembre 2026, fornendo un ulteriore elemento per valutare l’evoluzione della crisi climatica globale.