Il futuro del gasdotto Forza della Siberia 2 torna al centro dei rapporti energetici tra Russia e Cina, ma il progetto strategico che dovrebbe collegare i giacimenti russi alla domanda cinese sembra attraversare una fase di forte rallentamento. Pechino, infatti, non appare più intenzionata a portare avanti l’opera alle condizioni attuali e avrebbe chiesto a Mosca un significativo ridimensionamento dei prezzi del gas prima di compiere nuovi passi. La questione sarà affrontata direttamente ai massimi livelli politici. Il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, aveva anticipato che il tema del Forza della Siberia 2 sarebbe stato discusso durante l’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping a Bishek. Il dossier energetico sarà inoltre al centro dei colloqui tra Putin e il vice premier cinese Ding Xuexiang, che guida la commissione intergovernativa per la cooperazione energetica tra Cina e Russia, organismo incaricato di seguire i principali progetti nel settore.
Forza della Siberia 2, il nodo del prezzo del gas tra Mosca e Pechino
Il principale ostacolo alla realizzazione del nuovo gasdotto sembra essere rappresentato dalle condizioni economiche dell’accordo. La Cina, secondo quanto emerso, sarebbe disponibile a discutere il progetto soltanto sulla base di un prezzo del gas molto più vantaggioso rispetto alle richieste russe. Il tema è diventato particolarmente delicato perché il Forza della Siberia 2 rappresenta per Mosca un’infrastruttura fondamentale per rafforzare il legame energetico con Pechino e compensare la riduzione delle esportazioni verso l’Europa dopo il deterioramento dei rapporti con i Paesi occidentali. Per la Russia, il gasdotto avrebbe un valore strategico non soltanto economico ma anche geopolitico, perché permetterebbe di aumentare il trasferimento delle proprie risorse energetiche verso il mercato asiatico. Per la Cina, invece, il progetto deve mantenere condizioni estremamente favorevoli dal punto di vista dei costi, in linea con la crescente capacità negoziale acquisita da Pechino nei confronti di Mosca.
La richiesta cinese alla delegazione russa durante l’ultima visita di Putin
La distanza tra le due parti sarebbe emersa chiaramente già durante l’ultima visita di Vladimir Putin a Pechino, avvenuta nella primavera scorsa. In quella occasione, secondo quanto riferito, i funzionari cinesi avrebbero chiesto alla delegazione russa di non riproporre nuovamente la questione del gasdotto fino a quando Mosca non fosse stata pronta a rivedere le condizioni economiche dell’accordo. La richiesta evidenzia il peso della trattativa sul prezzo del gas, diventata il vero punto di equilibrio nei rapporti energetici tra i due Paesi. La Cina, pur mantenendo una partnership strategica con la Russia, sembra voler evitare impegni che possano comportare costi superiori alle proprie aspettative. Il progetto Forza della Siberia 2, annunciato come una delle grandi opere destinate a ridefinire il mercato energetico euroasiatico, resta quindi sospeso tra interessi divergenti: da una parte la necessità russa di ampliare le proprie esportazioni verso Oriente, dall’altra la volontà cinese di ottenere condizioni economiche sempre più favorevoli.
Russia e Cina, una partnership energetica condizionata dagli equilibri geopolitici
Il confronto sul gasdotto si inserisce in un quadro più ampio dei rapporti tra Mosca e Pechino, caratterizzati da una crescente cooperazione politica ed economica ma anche da una forte asimmetria nelle capacità negoziali. Negli ultimi anni la Cina è diventata uno dei principali acquirenti delle risorse energetiche russe, mentre la Russia ha progressivamente cercato nuovi mercati per ridurre la dipendenza dalle esportazioni verso l’Europa. Tuttavia, la trattativa sul Forza della Siberia 2 mostra come il rapporto tra i due Paesi sia regolato da interessi nazionali molto concreti.


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