È scontro aperto sui vaccini tra Heather Parisi e il professor Roberto Burioni dopo la drammatica vicenda della bambina di Palermo morta a 4 anni per difterite, una malattia infettiva per la quale la vaccinazione rappresenta uno degli strumenti principali di prevenzione. La discussione è nata sui social dopo un intervento dell’ex ballerina, da tempo schierata su posizioni critiche nei confronti delle politiche vaccinali, che ha commentato il caso della piccola palermitana mettendo in discussione l’approccio adottato in Italia sul tema dell’obbligo vaccinale e criticando i sostenitori della cosiddetta “sacralità vaccinale”. Alle sue parole ha risposto il virologo Roberto Burioni, professore ordinario di microbiologia e docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, con un intervento dai toni molto duri che ha acceso ulteriormente il confronto.
Heather Parisi cita i Paesi europei senza obbligo vaccinale per la difterite
Nel suo post, Heather Parisi ha richiamato la situazione di diversi Paesi europei nei quali il vaccino contro la difterite non sarebbe previsto come obbligo, sostenendo che il dibattito italiano sarebbe caratterizzato da una contrapposizione ideologica. “Per i ‘volonterosi’ difensori della sacralità vaccinale, un piccolo promemoria: il vaccino per la difterite non è obbligatorio in Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Svezia, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Islanda, Norvegia e Regno Unito. Eppure nessuno di questi paesi figura nella lista dei ‘novax da mettere al rogo’ e nessuno in quei paesi si sogna di fare crociate contro i genitori”, ha scritto Parisi. L’ex ballerina ha poi aggiunto una critica al sistema sanitario italiano e al ruolo degli esperti che intervengono nel dibattito pubblico attraverso i social: “forse perché lì la sanità la fanno i medici in corsia, possibilmente senza sbagliare diagnosi, non i virostar che fanno le crociate a pagamento sui social. E forse perché lì l’informazione è più libera (l’Italia è al 22esimo posto tra le 27 nazioni Europee per libertà di informazione)”. Nel suo intervento Parisi ha anche fatto riferimento alle dichiarazioni della madre della bambina morta a Palermo, concludendo: “ma, si sa, per chi vive di slogan, i fatti sono sempre un’intrusione sgradita. Quanto allo sciacallaggio, bastano le parole della madre. E quelle non hanno bisogno di commenti”.
La replica di Roberto Burioni: “una ballerina in disuso che spaventa i genitori con pericolose bugie”
La risposta di Roberto Burioni non si è fatta attendere. Il professore ha replicato direttamente sui social contestando l’interpretazione di Parisi sul mancato obbligo vaccinale in alcuni Paesi europei. “Il vaccino per la difterite non è obbligatorio in Germania, Spagna, Portogallo, Austria, Svezia, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Islanda, Norvegia e Regno Unito perché in quei paesi non c’è una ballerina in disuso invecchiata male che spaventa i genitori con pericolose bugie”, ha scritto Burioni. Il virologo ha poi risposto anche a un utente che lo invitava a concentrarsi sui contenuti della discussione senza attaccare la persona: “io sono un professore ordinario di microbiologia, questa è una ballerina in disuso invecchiata malissimo che sa di microbiologia meno di quello che io so di danza: potrò attenermi ai contenuti?”.
Il caso della difterite a Palermo riaccende il dibattito nazionale sui vaccini
Lo scontro tra Heather Parisi e Roberto Burioni si inserisce in un dibattito già acceso in Italia dopo la morte della bambina di Palermo, colpita dalla difterite e risultata non vaccinata. La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema della prevenzione delle malattie infettive, della copertura vaccinale e del rapporto tra libertà individuale e tutela della salute collettiva. La difterite, malattia oggi rara nei Paesi con elevate percentuali di vaccinazione, può avere conseguenze molto gravi e il suo ritorno in singoli casi ha riaperto il confronto sull’importanza della protezione immunitaria garantita dai programmi vaccinali. Il dibattito, dopo gli interventi contrapposti di Parisi e Burioni, continua quindi a dividere l’opinione pubblica tra chi richiama la necessità di affidarsi alle evidenze scientifiche e chi invece critica gli obblighi e le modalità con cui le campagne vaccinali vengono comunicate dalle istituzioni e dagli esperti.


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