Il 12 agosto 2018, dalla base di Cape Canaveral, in Florida, partiva una delle missioni spaziali più ambiziose mai concepite: la Parker Solar Probe, la sonda della NASA destinata a studiare da vicino il Sole e, soprattutto, la sua atmosfera esterna e il vento solare. Lanciata nel 2018, Parker è stata progettata per affrontare un ambiente estremo nel quale nessun’altra sonda si era mai spinta così vicino. Il suo obiettivo è comprendere meglio come viene riscaldata la corona solare, come viene accelerato il vento solare e quali meccanismi producono le particelle energetiche che possono viaggiare nello Spazio a velocità elevatissime.
Un viaggio verso l’interno del Sistema Solare
Avvicinarsi al Sole non significa semplicemente puntare una sonda verso la nostra stella. Il problema principale è la velocità: la Terra orbita attorno al Sole a circa 30 km al secondo e, per precipitare verso l’interno del Sistema Solare, una sonda deve perdere una grande quantità di momento orbitale. Per questo Parker ha utilizzato ripetuti passaggi ravvicinati accanto a Venere, sfruttando la gravità del pianeta per modificare progressivamente la propria orbita e avvicinarsi sempre di più al Sole. La sonda è protetta da uno speciale scudo termico in materiale composito a base di carbonio, progettato per mantenere gli strumenti al riparo dalle condizioni estreme dell’ambiente solare.
Perché studiare il vento solare?
Il Sole non è una sfera immobile e tranquilla. Dalla sua atmosfera fluisce continuamente nello Spazio un insieme di particelle cariche: è il vento solare. Questo flusso interagisce con il campo magnetico terrestre e con l’intero Sistema Solare. Le variazioni dell’attività solare possono provocare le cosiddette tempeste geomagnetiche, capaci di interferire con satelliti, comunicazioni radio, sistemi di navigazione e reti elettriche. Capire dove e come nasce il vento solare significa quindi non soltanto conoscere meglio il funzionamento della nostra stella, ma anche migliorare la capacità di prevedere il cosiddetto meteo spaziale.
La “sfida” del Sole
La missione ha raggiunto risultati che al momento del lancio sembravano quasi fantascientifici. Il 24 dicembre 2024, Parker ha effettuato il suo passaggio più ravvicinato al Sole, arrivando a circa 6,1 milioni di km dalla superficie e attraversando la corona solare a circa 692mila km orari. È diventata così l’oggetto costruito dall’uomo che si è spinto più vicino alla nostra stella e anche il più veloce mai realizzato. Per rendere l’idea, la distanza media tra Terra e Sole è di circa 150 milioni di km. Parker, invece, è riuscita a immergersi in una regione dell’ambiente solare che nessuna missione precedente aveva potuto esplorare direttamente.
Il passaggio del dicembre 2024 è stato particolarmente delicato: durante il momento di massimo avvicinamento la sonda è rimasta temporaneamente senza comunicazioni con la Terra. Il segnale che ne confermava la sopravvivenza arrivò successivamente, indicando che tutti i sistemi principali erano in buone condizioni.
Un viaggio che continua
Parker Solar Probe non è stata concepita per un singolo incontro con il Sole. La sua orbita la porta ripetutamente vicino alla stella, consentendo agli scienziati di raccogliere dati in condizioni differenti e di confrontare le osservazioni nel corso del tempo. Già nel 2024 la sonda aveva effettuato numerosi passaggi ravvicinati: nel giugno di quell’anno, durante il suo ventesimo incontro con il Sole, era arrivata a circa 7,26 milioni di km dalla superficie, viaggiando a oltre 635mila chilometri orari. A 8 anni dal lancio, dunque, la Parker Solar Probe continua a rappresentare qualcosa di più di una semplice missione scientifica. È un laboratorio spaziale lanciato verso il cuore dell’ambiente solare, costruito per rispondere a una domanda fondamentale: come funziona davvero la nostra stella?


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