È il 15 agosto dell’anno 778. L’esercito di Carlo Magno sta rientrando dalla spedizione nella penisola iberica e attraversa i Pirenei in direzione del regno dei Franchi. Le montagne costringono la lunga colonna a procedere in uno spazio stretto e difficile. È proprio in questo momento che la retroguardia viene colpita. A tendere l’imboscata sono i Baschi, popolazioni della regione abituate al terreno montuoso. Secondo le fonti carolingie, gli assalitori piombano dall’alto sulle truppe che proteggono il grosso dell’esercito, sfruttando la conformazione del territorio e la maggiore agilità delle proprie armature. La retroguardia franca viene annientata, mentre i Baschi saccheggiano i bagagli e si disperdono rapidamente con l’arrivo della notte.
Non si tratta, dunque, della grande battaglia contro i musulmani che la tradizione letteraria avrebbe raccontato nei secoli successivi. Le fonti più antiche descrivono piuttosto un’imboscata improvvisa, condotta da guerrieri baschi. Anche la stessa localizzazione a Roncisvalle, oggi nella Navarra, appartiene a una tradizione consolidata: le fonti carolingie parlano dell’attraversamento dei Pirenei, mentre la memoria storica ha identificato nel passo di Roncisvalle il teatro dello scontro.
Tre nomi destinati alla memoria
Tra i Franchi cadono 3 personaggi di alto rango: Eggiardo, responsabile della tavola reale; Anselmo, conte palatino; e Hruodland, prefetto della Marca di Bretagna. Quest’ultimo è il personaggio che più di tutti avrebbe attraversato i secoli. Il suo nome compare nelle fonti con diverse forme, tra cui Hruodland e Roland. La sua esistenza storica è documentata anche al di fuori della leggenda: la tradizione storiografica collega infatti il Roland ricordato nelle fonti alla figura che sarebbe poi diventata Orlando nella letteratura medievale. Delle sue imprese sappiamo però pochissimo: le cronache non raccontano un duello eroico, non parlano del suo celebre corno e non descrivono una disperata resistenza contro un enorme esercito nemico. Registrano soprattutto la sua morte insieme agli altri comandanti della retroguardia.
Dalla cronaca alla Chanson de Roland
È nei secoli successivi che l’episodio cambia volto. La memoria dello scontro di Roncisvalle viene progressivamente trasformata dalla tradizione epica, fino a diventare uno dei grandi racconti della letteratura medievale europea. Tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo prende forma la Chanson de Roland, la più celebre delle chansons de geste. Nel poema, il modesto episodio storico del 778 diventa un dramma epico: Orlando è un paladino valoroso, Carlo Magno un sovrano quasi leggendario e la sconfitta della retroguardia si trasforma in una pagina di eroismo e sacrificio.
Anche i nemici vengono trasformati dalla leggenda. La documentazione carolingia attribuisce l’attacco ai Baschi; nella Chanson de Roland, invece, il conflitto assume la dimensione di una grande guerra tra Franchi e Saraceni. La distanza tra storia e poesia diventa così enorme, ma proprio questa trasformazione garantisce a Roncisvalle una fama destinata a durare per quasi tredici secoli.
Una piccola sconfitta, una grande leggenda
La vicenda del 15 agosto 778 mostra quanto possa essere profondo il divario tra ciò che accadde e ciò che le generazioni successive ricordarono. Storicamente, Roncisvalle fu una grave imboscata subita dall’esercito carolingio durante il ritorno dalla spedizione in Spagna. Letterariamente, divenne invece il luogo della morte gloriosa di Orlando e uno dei miti fondativi dell’epica cavalleresca europea.
Oggi, 15 agosto 2026, sono trascorsi 1.248 anni da quello scontro nei Pirenei. Dei particolari della battaglia conosciamo ancora relativamente poco; molto di più sappiamo, invece, della sua straordinaria fortuna nella memoria occidentale. È forse questo il paradosso di Roncisvalle: una vicenda militare raccontata in poche righe dalle cronache è riuscita a sopravvivere per secoli grazie a un personaggio di cui la storia conserva appena il nome. Hruodland morì nel 778. Orlando, invece, nacque davvero dalla leggenda.


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