Il 17 agosto 1970 il lancio di Venera 7 verso il gemello infernale della Terra

Il successo di Venera 7 ebbe un'importanza che andava ben oltre la singola missione

Cinquantasei anni fa, il 17 agosto 1970, prendeva il via una delle missioni più audaci dell’era spaziale. Dal cosmodromo sovietico di Bajkonur partiva Venera 7, una sonda progettata per affrontare uno degli ambienti più ostili del Sistema solare: quello di Venere. La missione faceva parte del programma Venera, il vasto progetto sovietico dedicato allo studio del pianeta gemello della Terra. Dopo i primi tentativi e le missioni che avevano permesso di raccogliere informazioni sull’atmosfera venusiana, l’obiettivo diventava ancora più ambizioso: arrivare fino al suolo e far funzionare una sonda abbastanza a lungo da inviare informazioni a casa.

La discesa verso un mondo infernale

Venere, nonostante le sue dimensioni e la sua composizione relativamente simili a quelle della Terra, è un ambiente estremo. La sua atmosfera è dominata dall’anidride carbonica e la superficie è caratterizzata da temperature di circa 460°C e da una pressione atmosferica quasi cento volte superiore a quella terrestre. Per sopravvivere alla discesa, gli ingegneri sovietici dovettero quindi costruire una capsula particolarmente robusta. Il lander di Venera 7 era stato progettato per resistere a pressioni fino a 180 atmosfere e a temperature fino a circa 540°C. La sonda non arrivò però immediatamente a destinazione: dopo il viaggio interplanetario, Venera 7 raggiunse Venere il 15 dicembre 1970, entrando nell’atmosfera e iniziando una discesa che avrebbe messo alla prova ogni componente della capsula.

Il primo messaggio dalla superficie di un altro pianeta

La vera svolta arrivò quando Venera 7 riuscì a compiere un atterraggio morbido, diventando la prima sonda costruita dall’uomo a raggiungere con successo la superficie di un altro pianeta e a trasmettere dati da lì. La NASA classifica infatti Venera 7 come il primo successo di questo tipo nell’esplorazione di Venere. La sonda continuò a inviare segnali dopo l’atterraggio: i dati trasmessi permisero agli scienziati di misurare direttamente le condizioni presenti sulla superficie venusiana, trasformando Venere da un punto luminoso osservato nel cielo in un luogo del Sistema Solare del quale era finalmente possibile conoscere l’ambiente dal vivo. Non fu un’impresa semplice: secondo le ricostruzioni della missione, dopo l’atterraggio i segnali regolari furono ricevuti per circa 35 minuti, mentre successivamente divennero molto più deboli. La capsula potrebbe essere rimbalzata al momento del contatto con il terreno, finendo in una posizione sfavorevole per l’antenna.

Una conquista che cambiò l’esplorazione planetaria

Il successo di Venera 7 ebbe un’importanza che andava ben oltre la singola missione. Per la prima volta, una macchina costruita sulla Terra era riuscita ad attraversare l’atmosfera di un altro pianeta, sopravvivere al contatto con una superficie estremamente ostile e rimandare informazioni indietro verso la Terra. Quel risultato aprì la strada alle successive missioni Venera: negli anni seguenti le sonde sovietiche riuscirono a perfezionare progressivamente la tecnologia, arrivando anche a trasmettere le prime immagini dalla superficie di Venere.