Il 19 agosto 1960, nel pieno della corsa allo Spazio tra Unione Sovietica e Stati Uniti, l’Unione Sovietica compì un esperimento destinato a entrare nella storia dell’esplorazione spaziale. Dal cosmodromo di Baikonur venne lanciata Sputnik 5, una navetta progettata per studiare gli effetti del volo spaziale sugli esseri viventi e, soprattutto, per dimostrare che era possibile riportarli sani e salvi sulla Terra. A bordo c’erano Belka e Strelka, 2 cani destinati a diventare celebri: i loro nomi significano rispettivamente “Scoiattolo” e “Piccola freccia”. Con loro viaggiavano anche 40 topi, 2 ratti e diverse piante, trasformando la missione in un vero e proprio laboratorio biologico orbitante.
L’esperimento aveva un obiettivo scientifico preciso. Prima di pensare a mandare un essere umano nello Spazio e a farlo rientrare, era necessario capire come un organismo vivente avrebbe reagito alla permanenza in orbita e alle condizioni del viaggio. Gli animali furono quindi sottoposti a controlli e osservazioni durante la missione, fornendo informazioni preziose sugli effetti dell’assenza di peso e delle altre condizioni del volo spaziale.
La vera novità, però, non era soltanto il viaggio nello Spazio: Sputnik 5 era stata concepita per dimostrare la possibilità del rientro controllato sulla Terra. Dopo aver completato la missione, la navetta tornò il 20 agosto. Belka e Strelka furono recuperati vivi e in buone condizioni, insieme agli altri animali e alle piante. Il successo ebbe un’importanza enorme per il programma spaziale sovietico: pochi mesi prima, il 12 aprile 1961, Jurij Gagarin sarebbe diventato il primo essere umano a compiere un volo orbitale intorno alla Terra. La missione di Sputnik 5 rappresentò dunque uno dei passaggi che contribuirono a rendere possibile quel risultato: dimostrare che un organismo poteva affrontare il viaggio spaziale e soprattutto sopravvivere al ritorno.
Belka e Strelka divennero così molto più che semplici animali da laboratorio. Dopo il loro rientro furono celebrati come simboli delle conquiste spaziali sovietiche e la loro storia contribuì a rendere più comprensibile, anche al grande pubblico, la complessità delle sfide che si nascondevano dietro la conquista dello Spazio.


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