Il 24 agosto 2006 Plutone non è più un pianeta

La decisione dell’Unione Astronomica Internazionale ridisegnò la mappa del Sistema Solare e trasformò per sempre lo status del piccolo mondo ai confini del nostro quartiere cosmico

Vent’anni fa, il 24 agosto 2006, l’astronomia cambiava una delle sue certezze più familiari. Riunita a Praga per la XXVI Assemblea generale, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) approvò una nuova definizione di “pianeta” e stabilì che Plutone non poteva più essere considerato un pianeta a tutti gli effetti. Da quel giorno entrò ufficialmente nella nuova categoria dei pianeti nani. La decisione non fu semplicemente una questione di etichette. Dietro il declassamento di Plutone c’era un problema scientifico diventato sempre più urgente: che cosa distingue davvero un pianeta da tutti gli altri corpi celesti?

Una scoperta rimette tutto in discussione

Plutone era stato scoperto nel 1930 e, per decenni, era stato considerato il 9° pianeta del Sistema Solare. All’inizio del XXI secolo nuove osservazioni del Sistema Solare esterno portarono alla scoperta di numerosi oggetti transnettuniani, alcuni dei quali avevano dimensioni paragonabili a quelle di Plutone. La situazione rischiava di diventare paradossale: se Plutone era un pianeta soltanto perché era grande e quasi sferico, perché non avrebbero dovuto esserlo anche altri corpi simili? La questione divenne particolarmente evidente con la scoperta di Eris, un oggetto transnettuniano inizialmente noto con la designazione provvisoria 2003 UB313. Le nuove scoperte spinsero gli astronomi a cercare una definizione più rigorosa di pianeta.

La nuova definizione: 3 requisiti

Il 24 agosto 2006 l’IAU stabilì che, nel Sistema Solare, un pianeta deve soddisfare 3 condizioni: deve orbitare attorno al Sole, avere una massa sufficiente perché la propria gravità lo renda quasi sferico e, soprattutto, deve aver “ripulito” la regione intorno alla propria orbita, cioè essere diventato il corpo gravitazionalmente dominante nella sua zona. Plutone soddisfa i primi 2 requisiti, ma non il 3° . La sua orbita si trova infatti nella regione transnettuniana, dove condivide lo spazio con numerosi altri oggetti ghiacciati. Per questo non può essere classificato come pianeta secondo la definizione adottata dall’IAU. Nacque così la categoria dei “dwarf planets”, i pianeti nani. Plutone ne diventò il prototipo, insieme a Cerere ed Eris tra i primi oggetti riconosciuti nella nuova classificazione.

Da 9 a 8 pianeti

La conseguenza più immediata fu anche quella destinata a entrare nei libri di scuola: il Sistema solare passò da 9 a 8 pianeti. Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno rimasero nella categoria dei pianeti. Plutone, invece, iniziò una nuova fase della propria storia astronomica: non più il “9°pianeta”, ma un pianeta nano e, nello specifico, il rappresentante di una nuova classe di oggetti transnettuniani. La scelta fu accompagnata da un acceso dibattito tra gli astronomi: il voto sulla risoluzione relativa alla definizione di pianeta fu approvato a larga maggioranza, mentre la risoluzione che definiva Plutone un pianeta nano passò con 237 voti favorevoli, 157 contrari e 17 astensioni.

Un “declassamento” che ha cambiato la scienza

A vent’anni di distanza, parlare semplicemente di “declassamento” può però essere fuorviante. Plutone non è diventato meno interessante e non ha perso le proprie caratteristiche fisiche: è sempre un piccolo mondo complesso, con una superficie di ghiaccio, montagne e una tenue atmosfera stagionale. È cambiato, piuttosto, il modo in cui gli astronomi lo classificano. La nuova definizione ha permesso di distinguere tra corpi che dominano gravitazionalmente la propria regione del Sistema Solare e corpi che, pur essendo abbastanza grandi da assumere una forma quasi sferica, condividono la propria zona orbitale con molti altri oggetti. L’IAU, ancora oggi, considera valida la definizione adottata nel 2006 e indica Plutone come pianeta nano.

La lezione di Plutone

Il “caso Plutone” ricorda che la scienza non è un insieme immutabile di categorie imparate a memoria. Quando nuove osservazioni modificano la nostra conoscenza della natura, anche le classificazioni possono cambiare. Il 24 agosto 2006, dunque, Plutone non fu semplicemente “cacciato” dal Sistema Solare. Al contrario, contribuì a costringere gli astronomi a definire con maggiore precisione che cosa intendiamo quando diciamo pianeta. Quella sfera ghiacciata ai confini del Sistema Solare, proprio grazie alla sua controversa nuova identità, è diventata forse ancora più interessante.