Dopo un viaggio di quasi 9 mesi attraverso lo spazio, il rover Curiosity raggiunge finalmente Marte. Alle 05:31 UTC del 6 agosto 2012 la sonda della NASA completa con successo una delle fasi più delicate della missione: l’ingresso nell’atmosfera marziana, la discesa e l’atterraggio nel cratere Gale. Sulla Terra, al Jet Propulsion Laboratory della NASA, gli ingegneri e gli scienziati esplodono di gioia quando arriva la conferma che il rover è sano e salvo sulla superficie del pianeta.
Curiosity era partito da Cape Canaveral, in Florida, il 26 novembre 2011. Il suo viaggio verso Marte è durato circa 254 giorni, durante i quali il veicolo ha percorso centinaia di milioni di chilometri. Ma la vera sfida deve ancora cominciare: per raggiungere la superficie, il rover deve affrontare quella che gli stessi tecnici hanno definito una sequenza di manovre estremamente complessa.
L’atterraggio, infatti, è reso particolarmente difficile dalla distanza tra Marte e la Terra. I segnali radio impiegano diversi minuti per attraversare lo spazio che separa i due pianeti, rendendo impossibile qualsiasi intervento diretto da parte degli operatori. Curiosity deve quindi eseguire autonomamente ogni passaggio della discesa.
La procedura è spettacolare e senza precedenti: dopo essere entrato nell’atmosfera marziana protetto da uno scudo termico, il veicolo apre il paracadute e sgancia lo scudo. Nella fase finale entrano in azione i retrorazzi di una piattaforma volante, la sky crane, che sospende Curiosity a pochi metri dal terreno e lo deposita delicatamente sulla superficie mediante cavi. Una volta completato il rilascio, la piattaforma si allontana e precipita a distanza di sicurezza.
La destinazione non è stata scelta a caso: il cratere Gale, largo circa 154 km, ospita al centro il monte Sharp, una grande formazione rocciosa che si innalza per diversi chilometri sopra il fondo del cratere. Gli strati sedimentari della montagna conservano una sorta di archivio geologico attraverso il quale gli scienziati possono ricostruire l’evoluzione dell’ambiente marziano.
Curiosity non è progettato principalmente per cercare forme di vita attuali, ma per rispondere a una domanda fondamentale: Marte ha mai avuto condizioni favorevoli alla vita microbica? Per affrontarla, il rover è dotato di una sofisticata strumentazione scientifica capace di analizzare rocce e terreno, studiarne la composizione chimica e raccogliere informazioni sull’atmosfera e sull’ambiente circostante.
Le aspettative vengono presto confermate: nei mesi e negli anni successivi, Curiosity trova prove che nell’antico passato Marte ospitava ambienti in cui erano presenti acqua liquida e condizioni potenzialmente favorevoli alla vita microbica. Il rover contribuisce così a trasformare l’immagine di Marte: da pianeta apparentemente arido e ostile a mondo che, miliardi di anni fa, potrebbe aver avuto fiumi, laghi e ambienti molto diversi da quelli odierni.
L’atterraggio del 6 agosto 2012 rappresenta quindi molto più di un successo tecnologico: è l’inizio di una lunga esplorazione scientifica che permette di osservare il Pianeta Rosso da vicino e di interrogarsi sulla sua storia e, più in generale, sulla possibilità che la vita abbia avuto origine anche al di fuori della Terra.


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