Il 6 agosto 2014 la sonda Rosetta raggiunge la cometa 67P

Il 6 agosto 2014 la sonda dell’Agenzia spaziale europea entra nella storia: dopo un viaggio interplanetario durato un decennio, raggiunge la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e si prepara a studiarla da vicino

Il 6 agosto 2014, dopo circa 10 anni nello Spazio, Rosetta arriva finalmente alla sua destinazione: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. È un appuntamento atteso da anni dalla comunità scientifica e uno dei momenti più importanti nella storia dell’esplorazione spaziale europea. Per la prima volta, una sonda raggiunge una cometa e si prepara non soltanto a osservarla, ma a seguirla nel suo viaggio intorno al Sole.

La missione, realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), era iniziata il 2 marzo 2004, con il lancio dal Centro spaziale di Kourou, nella Guyana francese. Per raggiungere la cometa, Rosetta ha dovuto percorrere un itinerario complesso attraverso il Sistema Solare, sfruttando anche la fionda gravitazionale della Terra e di Marte per modificare la propria velocità e traiettoria.

Il viaggio è stato così lungo che, nel 2011, la sonda è stata messa in una sorta di ibernazione. Per quasi 3 anni Rosetta ha viaggiato nello Spazio profondo con gran parte dei suoi sistemi spenti, mentre si allontanava dal Sole. Il risveglio è avvenuto il 20 gennaio 2014, quando un segnale proveniente dalla sonda ha confermato che era tornata operativa.

Il 6 agosto arriva quindi il momento dell’incontro: Rosetta si trova a poche decine di km dalla cometa e inizia a effettuare osservazioni sempre più dettagliate della sua superficie. Le prime immagini ravvicinate mostrano un corpo celeste sorprendente, dalla forma irregolare e bilobata, che ricorda vagamente un’anatra.

La scelta di 67P non è casuale. Le comete sono considerate vere e proprie capsule del tempo del Sistema solare: sono composte in gran parte da ghiaccio, polveri e materiale roccioso e conservano sostanze risalenti alle prime fasi della formazione planetaria, avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa. Studiare una cometa significa quindi cercare indizi sulle origini del nostro sistema planetario. Gli strumenti di Rosetta permettono di analizzare la composizione della superficie e dell’ambiente circostante, osservando come il ghiaccio e le polveri reagiscono all’avvicinamento al Sole. Con l’aumento della temperatura, infatti, i materiali volatili della cometa iniziano a sublimare, creando la caratteristica chioma e, successivamente, la coda.

La missione Rosetta però ha in serbo anche un’impresa ancora più ambiziosa. Il 12 novembre 2014, la sonda rilascia il piccolo lander Philae, che tenta di posarsi sulla superficie di 67P. L’atterraggio si rivela estremamente complesso: Philae rimbalza più volte prima di fermarsi in una posizione non prevista. Nonostante le difficoltà, il lander riesce a trasmettere dati e immagini preziose, effettuando esperimenti direttamente sulla superficie della cometa.

Rosetta continua invece a orbitare attorno a 67P e a seguirne l’evoluzione mentre la cometa si avvicina al Sole. La missione fornisce una quantità straordinaria di informazioni sulla struttura, sulla composizione e sull’attività delle comete, contribuendo a comprendere meglio anche la storia della Terra e degli altri pianeti.

Il 30 settembre 2016, dopo oltre 12 anni dal lancio, la missione arriva al termine. Rosetta viene guidata verso la superficie della cometa, concludendo la propria missione attraverso un contatto controllato con 67P.