Il corpo umano ha un “secondo cuore”: ecco perché tenerlo in allenamento allunga la vita

Le contrazioni dei polpacci aiutano il sangue a risalire verso l'alto sconfiggendo la gravità. Uno studio rivela che il loro corretto funzionamento riduce drasticamente il rischio di mortalità

Ogni volta che facciamo un passo, flettiamo una caviglia o ci solleviamo sulle punte dei piedi, stiamo attivando una straordinaria pompa nascosta sotto le nostre ginocchia. I muscoli dei polpacci, infatti, si contraggono stringendo le vene della parte inferiore delle gambe e spingendo il sangue verso l’alto, in direzione del petto. Questo meccanismo meccanico e fisiologico è così fondamentale per la nostra circolazione sanguigna che i medici descrivono sempre più spesso i polpacci come il vero e proprio secondo cuore del nostro corpo. Si tratta ovviamente di una metafora, poiché queste fasce muscolari non possono in alcun modo sostituire l’organo vitale che batte all’interno del torace, tuttavia il loro prezioso e instancabile supporto risulta determinante per portare a termine una delle sfide più ardue dell’intero sistema circolatorio: fare risalire il sangue partendo dai piedi e sconfiggendo costantemente l’implacabile forza di gravità terrestre.

Come funziona il meccanismo che fa risalire il sangue verso l’alto

Il cuore pompa sangue ricco di ossigeno in tutto il corpo attraverso la complessa rete di arterie. Dopo aver raggiunto le gambe, questo stesso flusso sanguigno deve necessariamente viaggiare a ritroso attraverso le vene, dove la pressione risulta molto più bassa rispetto al tragitto di andata. A differenza del muscolo cardiaco, le vene non sono in grado di generare autonomamente una forza di pompaggio abbastanza potente. Proprio in questo momento cruciale entra in gioco l’azione muscolare dei polpacci: i muscoli della parte posteriore delle nostre gambe si contraggono a ogni passo per spingere il fluido vitale verso l’alto. Piccole valvole unidirezionali impediscono al sangue di ricadere rovinosamente verso il basso tra una contrazione e la successiva. Quando questa formidabile pompa lavora in modo efficiente, previene il fastidioso ristagno di liquidi nelle estremità inferiori, allontanando il rischio di caviglie gonfie o diffusa sensazione di stanchezza.

Un indicatore cruciale che ci avvisa sulla salute a lungo termine

Le evidenze scientifiche suggeriscono da tempo che una pompa del polpaccio compromessa può rivelare dettagli preziosi sullo stato di salute generale di un individuo. Nel primo studio di rilievo sull’argomento, condotto nel 2020, un gruppo di ricercatori ha esaminato approfonditamente le cartelle cliniche di 2728 adulti testati all’interno del laboratorio vascolare della rinomata Mayo Clinic. I risultati hanno evidenziato che le persone con una funzione alterata del polpaccio avevano maggiori probabilità di decesso negli anni successivi. Dopo 10 anni di attenta osservazione, il tasso di mortalità si attestava a circa il 6% tra coloro che possedevano una funzione del tutto normale, schizzando a circa il 18 percento tra i soggetti con una funzione compromessa. Un secondo studio pubblicato nel 2024, proveniente sempre dalla medesima clinica, ha esaminato quasi 6mila pazienti e ha confermato solidamente questa connessione. Gli scienziati hanno scoperto che meno sangue veniva espulso dal polpaccio durante i normali movimenti quotidiani, maggiore risultava il rischio di decesso, arrivando a raddoppiare nei casi più estremi.

Bastano pochi km a settimana per mantenere attiva la circolazione

Attivare quotidianamente questa formidabile pompa salvavita è incredibilmente semplice e alla portata di chiunque. Camminare rappresenta senza alcun dubbio il metodo più immediato, poiché ogni singolo passo contrae le fasce muscolari e spinge vigorosamente il sangue verso l’alto. Chi lavora per molte ore seduto alla scrivania dovrebbe assolutamente evitare di rimanere bloccato nella stessa identica posizione per intere giornate. Quando alzarsi risulta oggettivamente impossibile, muovere le caviglie su e giù o sollevare i talloni mantenendo le dita dei piedi ben salde a terra riesce comunque a coinvolgere attivamente i polpacci. In aggiunta, una ricerca condotta nel 2022 su 10 persone con prediabete ha dimostrato che eseguire regolarmente dei piccoli piegamenti mirati sul muscolo soleo aiuta il corpo a processare efficacemente glucosio e grassi. L’esecuzione ininterrotta di questo semplicissimo movimento da seduti, testata durante un esame di tolleranza al glucosio della durata di 2 ore, ha addirittura ridotto l’aumento della glicemia di circa un terzo. Macinare regolarmente qualche km a passo svelto rimane ad ogni modo la strategia vincente e insostituibile per mantenere in perfetta efficienza il nostro organismo.