L’Australia ha ufficialmente registrato il suo primo evento di moria di massa tra gli uccelli marini nativi a causa del ceppo letale dell’influenza aviaria H5N1. Questo tragico evento segna un triste traguardo per il continente, che fino a poco tempo fa era rimasto relativamente al riparo dalla devastazione globale causata da questo patogeno. Le autorità hanno confermato la presenza di decine di casi positivi tra esemplari morti e malati di sterne beccogiallo (Thalasseus bergii) presso Baudin Rocks, una piccola isola situata a circa cinque chilometri dalla costa sud-orientale dell’Australia Meridionale, nei pressi di Cape Jaffa. La scoperta di 49 uccelli morti e 35 gravemente malati rappresenta un campanello d’allarme significativo per la conservazione della fauna selvatica locale e per l’equilibrio ecologico della regione.
La diffusione del virus H5N1 tra le specie native
Il ceppo H5N1 dell’influenza aviaria, che negli ultimi anni ha causato la morte di milioni di uccelli selvatici, domestici e mammiferi in tutto il mondo, è stato rilevato per la prima volta sulle coste australiane alla fine di giugno del 2026. I primi casi hanno coinvolto uccelli marini migratori, ma il virus si è rapidamente adattato e diffuso tra le popolazioni residenti. Oltre alle sterne beccogiallo, il patogeno è stato confermato anche nei gabbiani australiani (Chroicocephalus novaehollandiae), una specie nativa molto comune. La presenza del virus in queste popolazioni è particolarmente preoccupante a causa delle loro abitudini e dei loro spostamenti frequenti tra spiagge, centri abitati, discariche e corsi d’acqua interni, facilitando così un’ampia e rapida trasmissione del virus H5N1 su scala geografica e aumentando il rischio di esposizione per altre specie vulnerabili.
L’impatto inevitabile sulla fauna selvatica
La ministra federale dell’Agricoltura, Julie Collins, ha confermato i risultati dei test, sottolineando che questo evento di moria di massa era purtroppo atteso nel momento in cui il virus avesse preso piede nell’ambiente naturale. Ha spiegato che, una volta che l’influenza aviaria H5 inizia a diffondersi nella fauna selvatica e nell’ecosistema, diventa impossibile evitare perdite significative e contenere completamente il contagio. Le autorità prevedono un aumento della diffusione e un numero maggiore di animali selvatici colpiti, poiché è intrinsecamente impossibile limitare i movimenti e le rotte di volo degli uccelli selvatici e nativi. L’allarme è ulteriormente aggravato dalla scoperta di sterne infette presso Seal Bay, un sito di riproduzione cruciale per il leone marino australiano, una specie già a rischio, sollevando timori per una potenziale rapida diffusione delle malattie in colonie dense di mammiferi marini.
Le misure di risposta e la sorveglianza nazionale
Di fronte all’escalation rapida e preoccupante dell’epidemia, il governo federale ha attivato piani di gestione nazionali per contrastare la diffusione del ceppo H5N1. Sebbene non vi siano attualmente rilevamenti del virus nel pollame domestico o nell’industria agricola più ampia, la situazione richiede una vigilanza costante e un’azione coordinata. Sono stati stanziati fondi significativi per la sorveglianza, la risposta e le misure di preparazione, con l’obiettivo di monitorare da vicino l’evoluzione dell’epidemia e mitigare per quanto possibile l’impatto sulla biodiversità australiana. Gli esperti sottolineano l’importanza della sorveglianza continua e della collaborazione tra istituzioni scientifiche e governative per comprendere le dinamiche di trasmissione del virus dell’influenza aviaria e per sviluppare strategie di conservazione mirate, in un momento in cui la fauna selvatica australiana affronta una minaccia senza precedenti.


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