Incendi estremi tra Artico, Nord America e Indonesia: il fumo avvolge l’emisfero settentrionale, allarme CAMS con El Niño

Dal Canada alla Siberia fino al Sud-Est asiatico, vaste colonne di fumo stanno attraversando migliaia di chilometri. In Indonesia la stagione degli incendi è partita con particolare intensità e potrebbe aggravarsi per effetto di El Niño

Una vasta e intensa attività di incendi sta interessando contemporaneamente diverse aree del pianeta, dal Nord America all’Eurasia settentrionale, con enormi quantità di fumo trasportate dalle correnti atmosferiche verso l’Artico, il Sud-Est asiatico e anche l’Europa. A seguire l’evoluzione della situazione è il Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che dall’inizio di agosto sta osservando importanti anomalie nelle emissioni prodotte dagli incendi e nella dispersione degli aerosol atmosferici. Particolare attenzione è rivolta all’Indonesia, dove la stagione degli incendi è iniziata in maniera intensa tra la fine di luglio e le prime settimane di agosto.

Il 2026 potrebbe infatti rivelarsi un anno particolarmente difficile per il Paese asiatico, anche in relazione alla presenza di una forte fase positiva dell’Oscillazione Meridionale di El Niño (ENSO) nel Pacifico equatoriale. Il quadro globale presenta tuttavia forti differenze regionali. Mentre alcune aree dell’emisfero settentrionale stanno registrando emissioni eccezionalmente elevate, il totale mondiale dall’inizio dell’anno rimane ai livelli più bassi degli ultimi 24 anni della serie GFAS, soprattutto a causa della ridotta combustione stagionale di biomassa nell’Africa tropicale.

Incendi in Indonesia, la stagione secca parte con grande intensità

Gli incendi di vegetazione in Indonesia rappresentano un fenomeno ricorrente durante la stagione secca, generalmente compresa tra la fine di luglio e la fine di ottobre. Nel 2026, però, le condizioni atmosferiche e climatiche potrebbero favorire una stagione particolarmente intensa. I primi incendi di maggiore rilievo sono stati osservati soprattutto sull’isola del Borneo e nelle province indonesiane del Kalimantan occidentale e centrale. L’inquinamento provocato dal fumo ha già avuto ripercussioni sulla vita quotidiana, causando la chiusura delle scuole e interessando anche Paesi vicini come Singapore e Malesia. Uno degli elementi di maggiore preoccupazione è rappresentato dalle vaste torbiere della regione. Una volta innescati, gli incendi possono infatti penetrare nel sottosuolo e continuare a bruciare anche a temperature relativamente basse, rendendo molto più difficili le operazioni di spegnimento e prolungando nel tempo la produzione di fumo e sostanze inquinanti.

Indonesia ricorre al cloud seeding per favorire la pioggia

Per contrastare gli effetti degli incendi e soprattutto l’inquinamento atmosferico, le autorità indonesiane stanno facendo ricorso anche all’inseminazione artificiale delle nuvole, il cosiddetto cloud seeding. La tecnica consiste nell’introduzione all’interno delle nubi di sostanze come ioduro e sale, con l’obiettivo di stimolare la formazione di precipitazioni e favorire la pioggia nelle aree interessate dagli incendi. L’obiettivo è duplice: contribuire a contenere le fiamme e ridurre la quantità di particolato e fumo sospesa nell’atmosfera. Una strategia che assume particolare importanza proprio nelle regioni caratterizzate dalle torbiere, dove la combustione può continuare sotto la superficie anche dopo che le fiamme visibili sono state apparentemente domate.

El Niño può aggravare gli incendi nel Sud-Est asiatico

Il possibile aggravamento della stagione degli incendi indonesiana viene collegato alla presenza di una forte ENSO positiva nel Pacifico equatoriale. Negli anni caratterizzati da El Niño, la regione può sperimentare condizioni più favorevoli alla siccità e alla diffusione degli incendi, con un conseguente aumento della foschia e dell’inquinamento atmosferico su vasta scala. Il CAMS sta quindi osservando con particolare attenzione l’evoluzione della situazione, confrontando le emissioni del 2026 con quelle registrate durante precedenti episodi di El Niño.

Incendi in Europa, siccità e caldo hanno aumentato il rischio

Anche l’Europa ha attraversato una fase particolarmente delicata. Le condizioni di siccità prolungata e le ripetute ondate di calore hanno favorito livelli di rischio incendi estremamente elevati in numerose aree del continente fino alla metà di agosto. Tra gli episodi più significativi figura quello avvenuto in Belgio, dove dal 14 agosto sono andati bruciati circa 3.000 ettari nel corso di diversi giorni. Si è trattato del più vasto incendio registrato nel Paese dall’inizio delle misurazioni satellitari. Il fumo prodotto dall’incendio ha avuto conseguenze anche oltre confine, tanto che la città tedesca di Monschau ha dovuto emettere ordini di evacuazione.

Pioggia e condizioni favorevoli frenano gli incendi nel Nord-Ovest europeo

L’espansione degli incendi nell’Europa nord-occidentale è stata successivamente contenuta da condizioni meteorologiche più favorevoli. L’arrivo di alcune precipitazioni ha contribuito negli ultimi giorni a domare le fiamme e a ridurre il rischio di nuovi incendi nella regione. La situazione è rimasta invece particolarmente critica in altre zone del continente. Spagna, Francia, Grecia, Balcani e alcune aree della Germania hanno continuato a essere interessate da una significativa attività incendiaria nella seconda metà di agosto. Tra gli episodi più rilevanti vengono segnalati un vasto incendio nella regione francese delle Landes e gravi incendi nelle aree spagnole di Huelva e Huesca.

Nord America, incendi eccezionali tra Stati Uniti e Canada

Una delle situazioni più significative dell’intero emisfero settentrionale riguarda il Nord-Ovest del Pacifico degli Stati Uniti, la Columbia Britannica e i Territori del Nord-Ovest del Canada. In queste regioni gli incendi hanno continuato a bruciare con ritmi collocabili tra i più elevati osservati negli ultimi decenni. Negli Stati Uniti, gli incendi verificatisi tra luglio e agosto hanno prodotto le emissioni più elevate dall’inizio dell’anno per gli Stati di Washington e Oregon. Situazione ancora più eccezionale nello Utah, dove gli incendi di giugno, luglio e agosto hanno determinato le emissioni da incendio più alte almeno dal 2003. I dati del Global Fire Assimilation System (GFAS), elaborati dal CAMS, collocano comunque il 2026 soltanto leggermente al di sopra della media stagionale considerando gli Stati Uniti nel loro complesso.

CAMS: emissioni destinate a proseguire fino alla fine di agosto

A spiegare l’evoluzione attesa degli incendi è Mark Parrington, Scienziato senior presso l’ECMWF che lavora per il CAMS. “Sulla base dei nostri anni di monitoraggio durante i mesi estivi, prevediamo che le emissioni da incendi nell’emisfero settentrionale continueranno fino alla fine di agosto. Tuttavia, per alcune regioni colpite da incendi su larga scala e persistenti, come l’Artico siberiano, i picchi di emissioni si sono verificati leggermente più tardi del solito e in un momento in cui ci si potrebbe aspettare che il numero di incendi diminuisca. Per quanto riguarda l’Indonesia, le emissioni stagionali dovute agli incendi e la foschia regionale sono già aumentate, in linea con quanto osservato negli anni precedenti caratterizzati da El Niño, e monitoreremo la situazione con estrema attenzione per comprendere come stanno cambiando gli incendi e il loro impatto sulla qualità dell’aria”. Le osservazioni indicano quindi una persistenza dell’attività incendiaria almeno fino alla conclusione di agosto, con anomalie particolarmente importanti nelle regioni artiche e subartiche.

Russia settentrionale, emissioni record nello Yamal-Nenets

Un’attività eccezionalmente intensa viene osservata anche nella Russia settentrionale, dove diversi vasti incendi hanno interessato la regione di Yamal-Nenets, Krasnojarsk e alcune aree della Repubblica di Sakha. La regione di Yamal-Nenets ha registrato le emissioni giornaliere da incendio più elevate mai osservate nel mese di agosto. Anche altre regioni settentrionali russe hanno raggiunto alcuni dei valori di emissione più elevati dal 2003. Nonostante queste anomalie locali estremamente rilevanti, il quadro nazionale russo rimane differente: considerando l’intero territorio della Russia, le emissioni risultano infatti inferiori alla media per questo periodo dell’anno e molto lontane dai livelli registrati durante stagioni particolarmente catastrofiche come quelle del 2012 e del 2021.

Copernicus

Copernicus
Grafici delle emissioni totali giornaliere cumulative stimate degli incendi provenienti dalle alte latitudini settentrionali (60-66,6 N) e dal Circolo Polare Artico (66,6-90 N) per il periodo dal 2003 al 2026 (fonte: CAMS/ECMWF).

Il fumo degli incendi raggiunge l’Artico e attraversa l’emisfero settentrionale

Uno degli aspetti più rilevanti monitorati da Copernicus riguarda la distanza percorsa dal fumo degli incendi. Le masse di aerosol provenienti sia dagli incendi del Nord America sia da quelli della Russia si sono propagate attraverso vaste porzioni dell’emisfero settentrionale, raggiungendo anche l’Artico. Secondo il monitoraggio del CAMS, le emissioni generate dagli incendi alle alte latitudini settentrionali e all’interno del Circolo Polare Artico risultano attualmente superiori alla media. Il 2026 si sta così configurando come uno degli anni più attivi degli ultimi tempi per quanto riguarda le emissioni da incendi nell’Artico. La dispersione del fumo su distanze così elevate dimostra come gli effetti dei grandi incendi non rimangano confinati alle aree direttamente colpite dalle fiamme, ma possano interessare regioni lontane attraverso il trasporto atmosferico di particolato e sostanze inquinanti.

Emissioni globali ai minimi degli ultimi 24 anni nonostante gli incendi estremi

Il dato globale appare apparentemente in contrasto con l’eccezionale attività osservata in molte aree dell’emisfero settentrionale. Nonostante il brusco aumento delle emissioni verificatosi nelle ultime settimane in diverse regioni, le emissioni globali prodotte dagli incendi dall’inizio del 2026 risultano infatti ai valori più bassi registrati negli ultimi 24 anni all’interno del dataset del Global Fire Assimilation System. A determinare questo risultato è soprattutto la presenza di emissioni inferiori alla media legate alla combustione stagionale di biomassa nell’Africa tropicale. Il dataset GFAS e altre serie di osservazioni indicano proprio la riduzione degli incendi stagionali africani come uno dei fattori determinanti del calo complessivo delle emissioni mondiali osservato dall’inizio dell’anno. Il dato medio globale non cancella quindi le forti anomalie regionali: Artico, Russia settentrionale, Nord America e Indonesia stanno sperimentando situazioni localmente molto significative, pur all’interno di un anno che su scala mondiale mostra una quantità complessiva di emissioni da incendi particolarmente bassa.

Come il sistema GFAS monitora gli incendi in tutto il mondo

Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service utilizza il proprio Global Fire Assimilation System per garantire un monitoraggio quasi in tempo reale degli incendi e delle relative emissioni su scala globale. Il sistema utilizza le osservazioni satellitari della potenza radiativa del fuoco per stimare la quantità di emissioni prodotte dagli incendi e dalla combustione della biomassa. Le stime vengono successivamente inserite nelle previsioni atmosferiche dell’ECMWF, consentendo di ricostruire e prevedere il trasporto del fumo e degli aerosol all’interno dell’atmosfera. Attraverso questa metodologia, il CAMS può seguire la propagazione delle masse di fumo e prevedere i possibili impatti sulla qualità dell’aria fino a cinque giorni in anticipo. I dati sono disponibili gratuitamente e rappresentano uno strumento destinato a ricercatori, responsabili politici, operatori dei servizi di emergenza e cittadini, offrendo informazioni utili per comprendere l’evoluzione degli incendi, la dispersione delle emissioni e le conseguenze atmosferiche degli eventi estremi in corso nelle diverse regioni del pianeta.