I satelliti per l’osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) rappresentano strumenti chiave per analizzare dallo spazio eventi meteo-climatici come gli incendi, i periodi di siccità e le ondate di calore. Attraverso il costante aggiornamento delle immagini orbitali, l’agenzia documenta come le variazioni del clima si manifestino sul territorio globale. I dati scientifici più recenti offrono un quadro chiaro delle tendenze stagionali: le temperature elevate si ripresentano con frequenza e intensità in Europa e a livello globale. A questo proposito, il Copernicus Climate Change Service ha rilevato parametri significativi per la stagione, indicando che giugno 2026 è stato il secondo mese di giugno più caldo a livello globale. Allo stesso tempo, l’Europa occidentale ha registrato il giugno con le temperature medie più alte della sua serie storica.
Incendi boschivi e fattori ambientali: le dinamiche del fenomeno
L’origine dei roghi comprende sia fattori umani, come la disattenzione nel caso di una sigaretta non spenta, sia cause naturali come la caduta dei fulmini. Quando le temperature si alzano, la contestuale assenza di precipitazioni, la ridotta umidità del suolo e l’azione dei venti creano condizioni favorevoli alla propagazione degli incendi boschivi. Tutti questi elementi sono strettamente correlati alle dinamiche del sistema climatico. Si stima infatti che fino al 35% dei gas serra sia generato dalla combustione della sostanza organica presente in foreste, macchia mediterranea e praterie, mentre la persistenza di condizioni asciutte è legata alla diminuzione delle piogge e della portata dei fiumi. In questo contesto, il monitoraggio dallo spazio e il rilevamento integrato di tali fenomeni forniscono un contributo fondamentale per comprendere l’evoluzione e l’equilibrio del clima.
La gestione dei territori e gli interventi supportati da Copernicus
A supporto dell’operatività a terra e della gestione delle criticità ambientali, l’infrastruttura spaziale garantisce un flusso informativo costante. Dal primo maggio 2026, il Copernicus Emergency Management Service (CEMS) è stato attivato più di trenta volte per fornire mappe e immagini dettagliate sugli incendi boschivi che hanno interessato diverse regioni. Le attivazioni hanno riguardato Croazia, Francia, Germania, Grecia, Groenlandia, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Tunisia e Regno Unito. Mentre prosegue la stagione caratterizzata da valori termici elevati e suoli asciutti, le costellazioni di satelliti spaziali continuano a distribuire informazioni tempestive ed efficaci tramite la piattaforma del CEMS.
La flotta di satelliti e le tecnologie per il rilevamento terrestre
Il quadro tecnologico impiegato per l’osservazione del pianeta poggia su sensori e strumentazioni di elevata precisione. La missione Copernicus Sentinel-2 acquisisce immagini ad alta risoluzione in tredici bande spettrali, risultando estremamente utile per il monitoraggio della vegetazione nei colori reali e per l’analisi dei dati a infrarossi, capaci di individuare le anomalie termiche sul terreno. Un contributo complementare giunge da Copernicus Sentinel-3, i cui strumenti offrono misurazioni accurate su terraferma e superfici oceaniche: il sensore Ocean Land and Colour Instrument (OLCI) copre una striscia di osservazione di 1270 chilometri, mentre il radiometro Sea and Land Surface Temperature Radiometer (SLSTR) rileva con precisione le temperature terrestri e marine. Inoltre, la missione Copernicus Sentinel-5P analizza la presenza di gas in tracce e aerosol emessi dalle combustioni, i quali incidono sulla qualità dell’aria a livello regionale. Infine, il satellite EarthCARE dell’ESA contribuisce all’osservazione identificando i roghi attivi e le colonne di fumo tramite il suo imager multispettrale, avvalendosi di un avanzato sistema lidar per caratterizzare in modo dettagliato le emissioni atmosferiche.


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