Nuovo durissimo affondo della Federazione russa contro l’Unione Europea sul terreno delle sanzioni e della cosiddetta “flotta ombra russa”. A intervenire è l’Ambasciata della Federazione russa in Italia, che attraverso un post pubblicato sui social accusa i Paesi europei di violare il Diritto Marittimo Internazionale e uno dei suoi principi fondamentali, quello della libertà di navigazione. La contestazione riguarda in particolare le attività di ispezione e blocco di navi straniere condotte facendo riferimento al mancato rispetto delle sanzioni dell’Unione Europea e alla lotta contro quella che Bruxelles definisce “flotta ombra”. La posizione espressa dalla rappresentanza diplomatica russa è netta: “i Paesi dell’Unione Europea violano il Diritto Marittimo Internazionale e la libertà di navigazione”. Secondo l’Ambasciata, “riferendosi al mancato rispetto delle sanzioni dell’Ue e alla lotta contro la ‘flotta ombra russa’, l’Unione Europea continua a compiere azioni illegittime nei confronti di navi straniere che vengono sottoposte a ispezioni e blocchi”.
La contestazione russa sulle ispezioni delle navi in mare aperto
Al centro della presa di posizione di Mosca vi è l’interpretazione delle norme che disciplinano la possibilità per una nave militare di fermare e ispezionare un’altra imbarcazione in mare aperto. L’Ambasciata russa sostiene che tali facoltà possano essere esercitate soltanto in una serie limitata e rigorosamente definita di circostanze e che, tra queste, non figurino né il mancato rispetto delle sanzioni europee né la presunta appartenenza di una nave alla cosiddetta flotta ombra. Il Diritto Marittimo Internazionale, rileva la rappresentanza diplomatica, “consente a una nave militare di fermare e ispezionare una nave in mare aperto solo in casi rigorosamente circoscritti, il cui elenco non comprende né le cosiddette ‘sanzioni’, né l’appartenenza alla cosiddetta ‘flotta ombra’, concetto fittizio utilizzato dall’Ue per giustificare veri e propri abusi marittimi. Ricordiamo che la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo del 1982 non contempla il concetto di ‘flotta ombra'”. La Russia contesta quindi alla radice il presupposto giuridico utilizzato dall’Unione Europea per giustificare alcune delle iniziative adottate nei confronti dei vettori commerciali considerati collegati agli interessi economici russi.
Nel mirino l’ispezione della Tao Payoh effettuata dalla Thaon di Revel
La presa di posizione dell’Ambasciata russa in Italia si concentra soprattutto su un episodio preciso avvenuto il 2 agosto 2026, quando la nave militare italiana Thaon di Revel, impegnata nell’ambito dell’Operazione Irini, ha effettuato un’ispezione nei confronti della Tao Payoh, nave battente bandiera camerunense. Per Mosca proprio questa operazione rappresenterebbe un esempio concreto dell’uso illegittimo degli strumenti di controllo marittimo. L’Ambasciata russa in Italia sottolinea che l’episodio “costituisce un abuso delle norme vigenti del Diritto Internazionale”. La vicenda assume quindi una particolare rilevanza anche per l’Italia, dal momento che nell’azione contestata da Mosca è stata direttamente coinvolta un’unità della Marina militare italiana.
Operazione Irini, Mosca richiama il mandato originario
Nella ricostruzione proposta dalla rappresentanza diplomatica russa viene richiamato anche il mandato dell’Operazione Irini, con particolare riferimento ai compiti che erano stati approvati nell’ambito delle decisioni internazionali sulla situazione libica. L’Ambasciata russa, facendo riferimento alla dichiarazione del Ministero degli Esteri russo del 12 agosto, ricorda che tra i compiti dell’Operazione Irini “figuravano il controllo del rispetto dell’embargo sulle forniture di armi alla Libia, la raccolta d’informazioni sull’esportazione illegale di petrolio dalla Libia e il monitoraggio del traffico illecito di persone in mare aperto. Tale mandato è scaduto nel maggio 2026”. Il punto sostenuto da Mosca è dunque che l’impiego attuale dell’operazione europea nei confronti di determinati vettori commerciali si sarebbe ormai allontanato dalle finalità originariamente attribuite alla missione.
L’accusa: “Irini utilizzata per intimidire i vettori commerciali”
È proprio sull’attuale utilizzo dell’Operazione Irini che l’Ambasciata della Federazione russa concentra le accuse più pesanti. Secondo Mosca, l’operazione sarebbe diventata uno strumento utilizzato dall’Unione Europea per esercitare pressioni sui traffici commerciali internazionali e interferire con la libera navigazione. La rappresentanza diplomatica afferma: “l’Operazione Irini viene di fatto utilizzata dall’Ue per intimidire i vettori commerciali e ostacolare la libertà di navigazione. Ci troviamo di fronte a un evidente abuso rispetto alle norme vigenti del Diritto Internazionale e a un’interpretazione estensiva dei propri poteri. In questo caso, la ‘verifica della bandiera’, teoricamente ammessa dal Diritto Marittimo, altro non è che un pretesto per regolare conti politici e attuare le misure coercitive unilaterali che Bruxelles tenta d’imporre al resto del mondo. Quanto alla verifica dell’appartenenza delle navi alla cosiddetta ‘flotta ombra’, è un atto del tutto privo di qualsivoglia fondamento giuridico. Nessuna decisione interna dell’Ue può annullare le libertà fondamentali garantite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo Internazionale del 1982”.
La “flotta ombra” al centro dello scontro tra Russia e Unione Europea
Il concetto di “flotta ombra” diventa così uno dei principali terreni di scontro tra Mosca e Bruxelles. La definizione viene utilizzata dall’Unione Europea nell’ambito delle iniziative legate alle sanzioni contro la Russia, mentre la Federazione russa ne contesta sia la natura sia la possibilità che possa costituire il presupposto per interventi coercitivi in mare. Secondo la posizione espressa dall’Ambasciata, infatti, l’appartenenza di una nave a questa categoria non sarebbe prevista dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto Marittimo del 1982 e non potrebbe pertanto essere utilizzata per ampliare i poteri di controllo e ispezione esercitati dalle autorità europee. La questione supera così il terreno strettamente politico delle sanzioni Ue alla Russia e investe direttamente l’interpretazione delle norme internazionali sulla navigazione, sulle prerogative delle navi militari e sui limiti entro i quali uno Stato o un’organizzazione regionale può intervenire nei confronti di imbarcazioni battenti bandiera straniera.
Lo scontro sulle sanzioni si sposta sul diritto internazionale del mare
La posizione dell’Ambasciata russa in Italia apre dunque un nuovo fronte nella contrapposizione tra Russia e Unione Europea, questa volta direttamente collegato al diritto internazionale del mare. Mosca considera le iniziative europee contro la cosiddetta flotta ombra come un’estensione illegittima delle misure sanzionatorie e sostiene che le decisioni assunte a livello comunitario non possano limitare diritti e libertà previsti dalle convenzioni internazionali. Il caso della Tao Payoh e dell’ispezione effettuata il 2 agosto dalla Thaon di Revel viene indicato dalla rappresentanza diplomatica russa come il più recente esempio di questa contrapposizione. Sullo sfondo resta il confronto sempre più acceso sull’efficacia e sui limiti delle sanzioni europee, sulle modalità con cui vengono applicate ai traffici marittimi internazionali e, soprattutto, sulla possibilità di conciliare queste iniziative con la libertà di navigazione garantita dal Diritto Marittimo Internazionale.


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