Con l’inverno all’orizzonte e l’inizio della consueta stagione dei malanni, i prodotti a base di vitamina C tornano prepotentemente in prima fila sugli scaffali di farmacie e supermercati. Il messaggio familiare e rassicurante che ci viene ripetuto da decenni è che assumere dosi extra di questa sostanza possa tenere lontano il raffreddore in modo rapido e infallibile. Questa convinzione è talmente radicata nelle nostre abitudini quotidiane da sembrare una verità scientifica assolutamente inconfutabile, spingendo le persone a fare grandi scorte di compresse effervescenti già ai primissimi abbassamenti di temperatura. Eppure, le origini di questa credenza popolare hanno una storia sorprendentemente specifica e per certi versi paradossale. Gran parte della sua immensa popolarità può essere infatti fatta risalire alle affermazioni di uno scienziato vincitore di ben 2 premi Nobel, al successo travolgente di un suo libro divulgativo e a dichiarazioni scientifiche che, negli anni successivi, sono state oggetto di pesanti critiche, smentite e ampie revisioni da parte dell’intera comunità medica internazionale.
Un premio Nobel dietro la nascita del mito
Il chimico americano Linus Pauling ricevette 2 prestigiosi riconoscimenti, vincendo il premio Nobel per la chimica nel 1954 e quello per la pace nel 1962. Pur non essendo un dietologo o un medico infettivologo, nel 1970 pubblicò un libro dedicato proprio al legame tra vitamina C e raffreddore. Quel testo è ampiamente considerato il principale responsabile del vertiginoso aumento delle vendite di questi integratori, un fenomeno che continua a influenzare le abitudini dei consumatori ancora oggi. Nel volume, Pauling raccomandava di assumere tra mille e 2mila milligrammi di vitamina C ogni giorno per mantenersi in buona salute, suggerendo quantità ancora più massicce per prevenire il raffreddore. Le sue indicazioni si basavano inizialmente su uno studio controllato con placebo condotto su alcuni bambini in un campo da sci sulle Alpi svizzere, a cui successivamente si aggiunsero altri 4 studi. Tuttavia, la sua interpretazione delle prove è stata duramente criticata. Gli scienziati hanno evidenziato clamorosi errori matematici, un’eccessiva enfasi sullo studio infantile e un affidamento a sperimentazioni di bassissima qualità.
I reali benefici secondo le ricerche più recenti
La risposta alla fatidica domanda sulla reale efficacia preventiva è sostanzialmente negativa. Molteplici ricerche condotte dopo le analisi di Pauling dimostrano che l’effetto della vitamina C sul raffreddore è minimo e circoscritto a circostanze del tutto particolari, come nel caso di atleti sottoposti a forte stress fisico o personale militare. Una meta-analisi pubblicata nel 2023 ha combinato i risultati di 10 studi clinici controllati, coinvolgendo un totale di 2736 persone sane che assumevano regolarmente almeno 1000 milligrammi al giorno, indipendentemente dalla presenza di malattie. I ricercatori hanno riscontrato una riduzione del 15% nei sintomi gravi del raffreddore rispetto a chi non assumeva l’integratore, senza però notare alcun impatto sulla durata dei sintomi lievi. Una ulteriore meta-analisi del 2013 aveva già evidenziato che l’assunzione di dosi inferiori, circa 200 milligrammi al giorno, non diminuiva in alcun modo il numero di raffreddori nella popolazione generale.
C’è qualche prova che un’assunzione costante riduca la durata dei sintomi gravi in media del 10%. Per tradurre il dato, se i sintomi pesanti durano 5 giorni, il sollievo si materializza con circa 12 ore di anticipo, mentre se durano 24 ore, il guadagno è di circa 2,5 ore. Iniziare la terapia quando i sintomi sono già comparsi non ha invece alcun effetto: è necessario assumerla regolarmente ancor prima di ammalarsi.
Dosi esagerate ed effetti collaterali da non sottovalutare
Le quantità suggerite da Pauling sono altissime. Assumere tra mille e 2mila milligrammi al giorno sfiora o raggiunge il limite massimo di sicurezza raccomandato dalle attuali linee guida internazionali. Per fare un confronto, la dose giornaliera consigliata per gli adulti in diversi Paesi è di soli 45 milligrammi. Questa modesta quantità si trova facilmente in mezza arancia, in 3 o 4 ciuffi di broccoli cotti o in 1/3 di bicchiere di succo d’arancia. Un consumo continuo di dosi superiori a 1000 milligrammi al giorno aumenta sensibilmente il rischio di reazioni avverse. I possibili problemi includono fastidiosi disturbi gastrointestinali come diarrea, nausea, crampi e gonfiore, ma anche un aumento dell’escrezione di ossalato che innalza il rischio di sviluppare dolorosi calcoli renali.
L’eccesso favorisce inoltre un maggior assorbimento di ferro, che rischia di causare danni ai tessuti nelle persone affette da emocromatosi non diagnosticata, e può innescare pericolose interazioni con terapie farmacologiche, tra cui la radioterapia, la chemioterapia e i farmaci statinici per abbassare il colesterolo. Per questi motivi, chi ritiene di aver bisogno di un’integrazione dovrebbe sempre consultare il proprio medico, mantenendo scrupolosamente le dosi al di sotto dei 1000 milligrammi giornalieri.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?