La diffusione incontrollata di false informazioni e la mancanza di cultura scientifica rappresentano un fenomeno in crescita che colpisce la percezione pubblica dei fenomeni naturali. Il vulcanologo INGV Boris Behncke ha espresso forti perplessità riguardo alla mole di commenti e teorie prive di riscontro che circondano le recenti manifestazioni del vulcano Etna. Prendendo spunto dai quesiti automatici delle piattaforme social, il ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha dichiarato: “Sto pensando a com’è possibile che in un’epoca che tutte le conoscenze dell’umanità sono disponibili su Internet, ci possa essere una tale rivoluzione indietro, una tale diffusione dell’ignoranza e delle false informazioni, e un tale orgoglio di essere sostanzialmente analfabeti in maniera di scienza. Questa cosa è esplosa in tempi di Covid, e ormai si sta espandendo in praticamente tutti i settori non solo della scienza, ma di tutte le conoscenze“.
Di fronte ad allarmismi ingiustificati e alla conseguente preoccupazione della popolazione, si avverte la necessità di fare chiarezza sulla reale natura delle dinamiche vulcaniche. Behncke ha sottolineato l’urgenza di basarsi su dati rigorosi anziché su opinioni emotive: “Ok almeno per quanto riguarda l’Etna, cerchiamo di fare un po’ d’ordine, perché in questi giorni tante persone esprimono pareri su argomenti di cui hanno magari una conoscenza aneddotica o solo un’opinione basata su sensazioni viscerali. Si diffondono bufale, “fake news”, allarmismi e stiamo ricevendo una marea di domande di persone preoccupate su cosa potrebbe combinare ancora la nostra signora Etna, che tutti amiamo ma in certi momenti la temiamo, e spesso per motivi sbagliati“.
Il mito del gigante buono e l’evoluzione dell’attività eruttiva
Nel definire le caratteristiche geografiche del rilievo, l’espressione “il vulcano attivo più alto d’Europa” va precisata considerando che il Teide, situato in territorio spagnolo, supera l’Etna di circa 350 metri. L’Etna vulcano attivo figura tuttavia tra i complessi più dinamici al mondo, appaiato al Kīlauea nelle isole Hawaii per volumi emessi e frequenza degli eventi. Per secoli è prevalsa la narrazione del “gigante buono“, ovvero di un sistema prevalentemente effusivo, ma negli ultimi 25-30 anni il comportamento della struttura è mutato significativamente, incrementando la frequenza della propria attività esplosiva. Questo livello di erogazione di energia viene contenuto dalle dimensioni imponenti dell’edificio vulcanico: “Fortunatamente la sua mera grandezza impedisce che questa attività nei suoi momenti parossistici possa avere conseguenze disastrose; se fosse il Vesuvio a fare un tipico parossismo come quelli del Cratere di Sud-Est o del cratere Voragine negli ultimi decenni, potrebbe diventare una strage“.
Parallelamente a tali mutamenti fisici, emerge una certa staticità da parte del tessuto sociale e amministrativo locale nel recepire i cambiamenti in atto. Le reazioni del pubblico di fronte agli eventi attuali ricalcano quelle di venti o trenta anni fa, evidenziando il bisogno di interventi mirati a livello politico e gestionale. Risulta prioritario valorizzare programmi volti alla sicurezza sismica degli edifici e strutturare piani efficienti dedicati alla gestione della cenere vulcanica e lapilli che ricadono ciclicamente sui centri abitati.
Classificazione dei fenomeni: eruzioni sommitali, laterali ed eccentriche
Dal punto di vista vulcanologico, le manifestazioni dell’Etna vengono distinte in eruzioni sommitali, originate da uno dei quattro apparati di vertice quali Cratere di Nord-Est, Voragine, Bocca Nuova e Cratere di Sud-Est, ed eruzioni di fianco. A quelle sommitali si affiancano le manifestazioni definite “subterminali”, alimentate da bocche situate a quota inferiore ma collegate direttamente ai condotti centrali, come le colate dirette a sud-ovest registrate lo scorso anno. Le eruzioni laterali avvengono quando il magma sfrutta fratture nei fianchi interrompendo il flusso verso la cima, come osservato negli eventi del 1971, 1981, 1983, 1991-1993 e 2008-2009. Diversamente, le eruzioni eccentriche sono alimentate da magma che risale autonomamente senza passare dai condotti centrali, portando con sé maggiori quantità di gas e generando una fenomenologia più esplosiva, come accaduto nel 1974 e nei bienni 2001 e 2002-2003 sul versante sud.
La complessità del vulcano supera tuttavia le rigide suddivisioni teoriche. Nell’evento in corso, il cratere Voragine si presenta attivo riversando lava nel vicino Cratere di Nord-Est, mentre si osservano bocche aperte fino a circa 1500 metri sotto la cima. A differenza di quanto avvenuto nel 2008-2009 a quote comprese tra 2700 e 2800 metri, quando l’attività ai vertici si arrestò con l’apertura delle bocche laterali, oggi la cima continua la sua erogazione. Il quadro attuale si configura quindi come uno scenario sommitale-subterminale, in cui il motore eruttivo risiede nel condotto centrale con ripercussioni sul fianco orientale del monte.
La storia eruttiva, le distruzioni materiali e il bilancio delle vittime
Nel corso dei secoli, le colate laviche dell’Etna hanno minacciato e talvolta distrutto insediamenti umani. L’eruzione del 1669 diede origine ai Monti Rossi (storicamente noti come Monte della Ruina, la cui area boschiva è stata colpita da incendi dolosi nel 2014 e 2023), distruggendo una decina di paesi e una porzione di Catania. La città era stata peraltro fortemente danneggiata nel 122 a.C. dalla ricaduta di piroclasti prodotti da un’eruzione pliniana, mentre nel 1928 una colata distrusse gran parte dell’abitato di Mascali. Nonostante la gravità dei danni materiali, Behncke precisa: “NON CI FURONO MORTI causati dall’attività vulcanica. Mai nessuno, nella storia documentata dell’Etna, è stato ucciso da un’eruzione trovandosi a casa o lì vicino“.
Ulteriori danni ad abitazioni e strutture turistiche si sono verificati nel 1910, 1923, 1950-1951, 1971, 1979, 1981, 1983, 1991-1993, fino alla distruzione degli impianti a Piano Provenzana e presso il complesso del Rifugio Sapienza tra il 2002 e il 2003. L’ultima evacuazione di un centro urbano risale al 1981 a Randazzo, e l’ultima minaccia diretta a un paese si è registrata nel 1992. L’analisi storica rileva complessivamente 77 vittime dell’Etna in 2700 anni documentati, tutte sorprese in quota o in contesti specifici: 59 persone morirono nel 1843 a Bronte per l’esplosione causata dal contatto della lava con una cisterna d’acqua, 2 alpinisti nel 1929 sul Cratere di Nord-Est, 9 turisti nel 1979 sulla Bocca Nuova e 2 nel 1987 sul Cratere di Sud-Est a causa di esplosioni freatiche. Dal 1987 a oggi non si registrano decessi dovuti a eruzioni, mentre si sono verificati incidenti di montagna, malori o eventi meteorologici. Tra il 1999 e il 2004 quattro persone sono state colpite fatalmente da fulmini sul vulcano, circostanza tragicamente ripetutasi di recente per un turista americano che si trovava a 1300 metri di quota, in un’area in cui l’accesso a piedi era pienamente consentito, smentendo le voci che lo indicavano sconsideratamente “avventurato in zona vietata“.
Monitoraggio vulcanologico e prevenzione del rischio
La rete di monitoraggio e allerta INGV fornisce un supporto costante alle attività della Protezione Civile e delle autorità preposte alla tutela del territorio. Sebbene la previsione delle eruzioni non consenta di determinare l’orario esatto dei fenomeni con precisione cronometrica, i sistemi di sorveglianza garantiscono un presidio efficace per ridurre il rischio per la popolazione e limitare la vulnerabilità dei beni esposti.
L’intervento del vulcanologo si conclude con un appello alla coesione sociale e al superamento delle polemiche, indispensabile per affrontare le complesse sfide ambientali e territoriali del presente. A conferma di come la disinformazione possa svilupparsi anche indipendentemente dalle moderne tecnologie, viene infine ricordato l’episodio di una celebre immagine della Domenica del Corriere risalente al 17 luglio 1960. Diffusa all’epoca come illustrazione dell’eruzione, l’esperto INGV la considera “l’immagine qui sotto è un esempio di “fake news” di altri tempi, molto lontano da Internet e Social Media. Riconoscete il luogo? Avete mai visto qualcuno comportarsi così quando l’Etna erutta?“. Anche se in realtà la pioggia di cenere e lapilli a volte può davvero provocare questo tipo di reazione.






Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?