Maltempo, il downburst ripreso nel Salento è un perfetto caso da manuale di meteorologia. Ecco come si forma e perché può provocare danni gravissimi | FOTO

Il violento temporale che ha interessato la provincia di Lecce offre un perfetto esempio della struttura di una cella temporalesca intensa. L'analisi meteorologica spiega come si forma un downburst e perché può generare raffiche superiori ai 100 km/h

Un violento temporale, caratterizzato da una grande potenza espressiva, ha colpito giovedì scorso la fascia ionica della provincia di Lecce, concentrandosi in particolare nei dintorni della città di Nardò. L’evento ha dato vita ad immagini impressionanti che, al di là del forte impatto emotivo, si rivelano estremamente didattiche e preziose per tutti coloro che amano la meteorologia. Le fotografie scattate e postate sulla pagina SuperMeteo, documentano con precisione l’energia e la struttura di una cella temporalesca a forte sviluppo verticale e ben strutturata. Nel dettaglio, gli scatti mettono in evidenza un’imponente ‘torre temporalesca’, coronata nella parte superiore da una vastissima incudine, mentre la base è dominata da un nucleo precipitativo particolarmente denso e scuro.

Cos’è un downburst e perché è così pericoloso

Tuttavia, l’aspetto scientificamente più rilevante non è rappresentato dalla semplice cortina d’acqua della pioggia in caduta. Sotto la base cupa del cumulonembo si nota infatti una poderosa corrente discendente, i cui tratti morfologici sono pienamente riconducibili a un downburst. Questo fenomeno si innesca quando una colonna d’aria fredda e densa all’interno di un temporale collassa violentemente verso il basso per gravità; una volta impattato violentemente il suolo, il flusso d’aria non potendo penetrare nel terreno si espande orizzontalmente in tutte le direzioni, originando raffiche rettilinee che possono superare i 100-150 km/h e quindi spesso distruttive.

Downburst Nardò

Downburst e tornado: due fenomeni molto diversi

È precisamente questa complessa dinamica a rendere i downburst fenomeni meteorologici estremamente pericolosi e, per molti versi, imprevedibili. Esiste spesso una diffusa confusione (soprattutto tra i media) tra questo evento e la classica tromba d’aria (o tornado): nel secondo caso, infatti, la forza distruttiva del vento si concentra attorno a un asse vorticoso in rapida rotazione. Al contrario, nel downburst si assiste a una potente colonna d’aria fredda che precipita violentemente verso il basso dal temporale; una volta impattato il suolo, le raffiche non ruotano, ma divergono radialmente in tutte le direzioni. Questo movimento genera venti lineari di straordinaria intensità, capaci di spazzare il territorio con una violenza d’urto devastante, in grado di sradicare alberi, scoperchiare strutture e compromettere seriamente le infrastrutture.

La struttura del temporale osservata nel Salento

Dalle dettagliate immagini catturate nel territorio salentino, balza immediatamente all’occhio l’estremo e quasi drammatico contrasto che si genera tra il cielo, il quale conserva ancora una discreta luminosità diffusa lungo i margini della cella temporalesca e l’oscurità minacciosa che si condensa proprio al di sotto del sistema temporalesco. In questa zona d’ombra, la fase più acuta e violenta del rovescio si concentra in un vero e proprio muro d’acqua estremamente compatto e apparentemente impenetrabile. Volgendo lo sguardo verso l’alto, la sommità del cumulonembo subisce un processo di espansione orizzontale, andando a formare una gigantesca e maestosa struttura a incudine, i cui contorni vengono costantemente scolpiti e modellati dall’azione dei fortissimi venti che spirano in quota.

Una configurazione da manuale di meteorologia

Ci si trova di fronte, quindi, ad una configurazione letteralmente da manuale di meteorologia, un indicatore inequivocabile di una dinamica convettiva di stampo esplosivo e della presenza di un’enorme quantità di energia potenziale prontamente disponibile all’interno della colonna d’aria. Questo grandioso e al tempo stesso inquietante spettacolo della natura agisce come un severo promemoria, ricordandoci quanto possano rivelarsi repentini e localmente devastanti i temporali estivi che si sviluppano sul bacino del Mar Mediterraneo. Tali fenomeni si manifestano con particolare violenza soprattutto quando importanti correnti d’aria calda e pesantemente satura di umidità vanno ad alimentare queste specifiche celle convettive, le quali possiedono la capacità intrinseca di evolversi e di svilupparsi in senso verticale, raggiungendo altitudini elevate nel giro di pochissimi minuti.