La serata di questo primo giorno di agosto 2026 sta riservando uno scenario meteorologico di assoluta gravità per il Nord-Est d’Italia, dove una serie di violenti temporali e vera e propria instabilità atmosferica stanno sferzando l’arco alpino e prealpino con fenomeni di maltempo estremo. Dopo i rovesci che nel corso del pomeriggio avevano già interessato diversi settori della Penisola, la situazione è andata ulteriormente peggiorando nelle ultime ore tra Trentino Alto Adige, Veneto. e alcune zone del Friuli Venezia Giulia. Il dato più eclatante di questa serata riguarda l’incredibile freddo anomalo che si sta registrando nelle vallate alpine e nei centri montani, dove i termometri sono letteralmente crollati su valori quasi autunnali, accompagnati da precipitazioni a carattere di nubifragio che mantengono altissima l’attenzione per il rischio idrogeologico.
I dati pluviometrici e il crollo termico tra Alto Adige e Cadore
I rilievi delle stazioni meteorologiche evidenziano la portata eccezionale dei fenomeni in corso in queste ore. In Alto Adige, mentre nei fondovalle come quelli di Bolzano e Merano si registrano 11mm di pioggia con temperature che si sono attestate attorno ai +20°C, nella vicina località di Gargazzone l’intensità del rovescio ha scaricato al suolo ben 40mm di pioggia. Spostandosi verso le Dolomiti e il bellunese, la sensazione di freddo anomalo diventa ancora più marcata. A Cortina d’Ampezzo sono caduti 32mm di pioggia e il termometro è sceso ad appena +15°C, mentre ad Auronzo di Cadore si è scatenato un vero e proprio violento nubifragio che ha accumulato 39mm di pioggia facendo crollare la temperatura fino a +16°C. Analogo scenario a Dobbiaco, con 25mm di pioggia e un valore termico di +15°C. Il maltempo non risparmia nemmeno la Val Pusteria e la Val Gardena: si segnalano piogge battenti a Brunico con una temperatura di +18°C e a Selva di Val Gardena, dove si registra uno dei valori più bassi della rete con appena +14°C.
La ferita di Anterselva e la fragilità del territorio alpino
Le intense precipitazioni di questa sera si inseriscono su un territorio già fortemente provato dalle avversità atmosferiche delle ultime ventiquattr’ore. Soltanto nelle scorse ore, infatti, forti temporali avevano duramente colpito la zona di Anterselva, in provincia di Bolzano, dove il reticolo idrografico minore è andato in crisi provocando pericolose colate di fango e detriti che hanno invaso strade e infrastrutture. L’accumulo di ulteriore acqua su terreni già saturi e resi instabili dagli eventi recenti incrementa notevolmente il pericolo di frane e smottamenti lungo i versanti dolomitici. La continuità di questi fenomeni meteo estremi dimostra come l’energia potenziale accumulata nei giorni scorsi stia venendo scaricata in modo concentrato e distruttivo.
La dinamica dei temporali alpini e l’indebolimento dell’anticiclone
Dal punto di vista della meccanica atmosferica, l’evento in corso sull’arco alpino orientale rappresenta la classica evoluzione dei temporali di calore ad innesco orografico, favorita dall’ormai evidente indebolimento dell’anticiclone africano. Durante le ore diurne, il forte riscaldamento del suolo e la presenza di aria calda nei fondovalle generano potenti correnti ascensionali. Quando l’alta pressione sub-tropicale perde la sua compattezza e mostra cedimenti in quota, le masse d’aria calda e umida riescono a scalare i versanti montani senza trovare sbarramenti. Trovando aria decisamente più fresca alle alte quote, l’umidità condensa istantaneamente dando vita a torreggianti cumulonembi. Le osservazioni e le rilevazioni del radar meteorologico e della rete dei fulmini mostrano chiaramente un’elevatissima attività elettrica e nuclei precipitanti estremamente intensi che si muovono lungo le vallate tra il Trentino-Alto Adige e il Cadore. Dallo spazio, i sensori satellitari confermano l’estensione di questo imponente ammasso nuvoloso che continua a rigenerarsi sui rilievi, alimentato dallo scontro tra l’aria calda preesistente e le infiltrazioni fresche atlantiche che continuano a scalfire il dominio anticiclonico sul bacino del Mediterraneo.
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