Mike Fincke lascia la NASA dopo l’emergenza medica sulla Stazione Spaziale

L’astronauta veterano conclude una carriera di quasi trent’anni e 549 giorni trascorsi in orbita. Il malore che aveva interrotto la sua ultima missione resta ancora senza una spiegazione definitiva.

L’astronauta della NASA Mike Fincke lascia l’agenzia spaziale statunitense dopo quasi 3 decenni di carriera. La decisione arriva a pochi mesi dall’emergenza medica che aveva costretto a interrompere anzitempo la sua ultima missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La NASA ha comunicato che l’ultimo giorno di Fincke all’interno dell’agenzia è stato ieri. L’astronauta, entrato nel corpo degli astronauti nel 1996, ha tuttavia sottolineato di voler continuare a contribuire all’esplorazione spaziale. Fincke ha espresso gratitudine verso i colleghi, le squadre di terra, i partner internazionali e le famiglie che sostengono le missioni spaziali, ed ha inoltre detto di voler mettere la propria esperienza al servizio della formazione della prossima generazione di ingegneri, esploratori e leader.

Una carriera tra record e missioni spaziali

Nel corso della sua carriera, Fincke ha partecipato a 4 missioni nello Spazio, accumulando complessivamente 549 giorni in orbita, il 4° dato più alto tra gli astronauti della NASA. Ha inoltre effettuato 9 passeggiate spaziali. La maggior parte della sua permanenza nello Spazio si è svolta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, il laboratorio orbitante grande quanto un campo da football che da anni rappresenta uno dei principali avamposti della ricerca umana nello Spazio. La sua ultima missione, però, è stata segnata da un episodio medico inatteso che ha avuto conseguenze rilevanti sull’intera missione.

Il malore a bordo della ISS

Durante la permanenza sulla Stazione spaziale, Fincke aveva accusato un improvviso problema di salute. In seguito ha raccontato di aver perso la capacità di parlare per circa 20 minuti. I suoi compagni di equipaggio si erano accorti immediatamente che qualcosa non andava e avevano prestato soccorso.

La natura dell’episodio, tuttavia, non è stata ancora chiarita: Fincke ha spiegato che la NASA e i ricercatori medici stanno ancora cercando di comprenderne le cause. L’agenzia aveva inizialmente mantenuto riservata l’identità dell’astronauta coinvolto, in linea con la consueta tutela della privacy nelle emergenze mediche. È stato lo stesso Fincke, alcune settimane dopo, a rendere pubblica la propria esperienza.

Una missione interrotta prima del previsto

L’emergenza aveva portato la NASA a modificare rapidamente i propri piani. Fincke e gli altri 3 membri della missione Crew-11 – l’astronauta NASA Zena Cardman, l’astronauta giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov – avevano fatto ritorno sulla Terra a metà gennaio, diverse settimane prima del previsto. La decisione ha rappresentato un evento senza precedenti nella storia della Stazione Spaziale Internazionale: per la prima volta, una missione di permanenza dell’equipaggio sulla ISS veniva accorciata per motivi sanitari.

La NASA aveva inizialmente comunicato soltanto che l’astronauta interessato era in condizioni stabili. Successivamente Fincke ha spiegato che l’agenzia aveva deciso di riportare l’equipaggio sulla Terra anche per consentire l’utilizzo di apparecchiature diagnostiche più avanzate, non disponibili a bordo della stazione. Sebbene la ISS disponga di strumenti e attrezzature mediche, le sue capacità non sono paragonabili a quelle di un normale pronto soccorso terrestre.

Conseguenze anche sulliorganizzazione della Stazione

L’emergenza medica ha provocato una rapida revisione delle attività della NASA. L’agenzia ha cancellato una passeggiata spaziale programmata, organizzato il rientro anticipato dell’equipaggio e accelerato i preparativi per la missione successiva. Con la partenza di Fincke e dei suoi compagni, la Stazione Spaziale Internazionale era rimasta temporaneamente con appena 3 astronauti. La situazione è stata risolta il 14 febbraio, quando i quattro membri della missione Crew-12 hanno raggiunto la Stazione, riportando l’equipaggio a 7 persone, il numero normalmente considerato dalla NASA necessario per mantenere pienamente operative le attività scientifiche e le altre mansioni a bordo.

Lo sguardo verso la Luna e Marte

Con la conclusione del suo rapporto con la NASA, Fincke lascia dunque alle spalle una delle carriere più lunghe e significative tra quelle degli astronauti statunitensi. Il suo addio arriva dopo una missione segnata da un episodio medico ancora irrisolto, ma le sue parole indicano che il legame con l’esplorazione spaziale non è destinato a interrompersi. L’astronauta ha infatti ribadito la propria fiducia nel futuro dell’esplorazione umana: dal ritorno sulla Luna ai viaggi verso Marte, fino all’obiettivo, ancora lontano, di raggiungere i pianeti e le lune più distanti del Sistema Solare. Un futuro nel quale, ha sottolineato, sarà altrettanto importante continuare a prendersi cura della Terra.