Nepal devastato dalle inondazioni, Save the Children: “i bambini nei rifugi rischiano malattie”

Acqua contaminata, fango e condizioni igieniche critiche: Save the Children lancia l’allarme per la seconda crisi umanitaria

Le devastanti inondazioni improvvise che hanno colpito il Nepal continuano a lasciare una scia di distruzione e ora fanno emergere una nuova emergenza: il rischio di una grave crisi sanitaria nei rifugi dove sono accolti migliaia di sfollati, soprattutto bambini. Secondo Save the Children, i minori stipati nei centri di accoglienza pubblici corrono un rischio maggiore di contrarre malattie a causa della difficoltà di reperire acqua pulita per bere e lavarsi, delle condizioni igieniche precarie e della diffusione di rifiuti e detriti contaminati. Il bilancio della tragedia è drammatico: le inondazioni in Nepal hanno causato oltre 900 vittime, mentre più di 4.000 persone risultano ancora disperse dopo che interi villaggi sono stati travolti da acqua, fango e detriti. L’organizzazione internazionale, attiva da oltre 100 anni nella protezione dell’infanzia, avverte che il pericolo non riguarda soltanto gli effetti immediati della catastrofe naturale, ma anche le conseguenze sanitarie che potrebbero emergere nelle prossime settimane.

Fango, cadaveri e acqua stagnante: cresce il rischio di epidemie nelle zone colpite

Nelle aree maggiormente devastate dalle alluvioni, la situazione resta estremamente critica. Lungo la strada che collega Kathmandu a Trishuli Bazar, un tempo vivace centro commerciale del distretto di Nuwakot, si stanno accumulando sacchi per cadaveri che iniziano a emanare un forte odore di decomposizione. La presenza di resti umani e animali in decomposizione, insieme ai rifiuti non smaltiti e alle acque stagnanti, sta aumentando il rischio di diffusione di malattie trasmesse dall’acqua, tra cui diarrea e infezioni cutanee. Gli operatori di Save the Children hanno riscontrato numerosi bambini in condizioni di sofferenza, alcuni dei quali sono già in cura per infezioni delle vie respiratorie e febbre. Molti minori ospitati negli edifici comunitari situati nelle aree più elevate hanno raccontato di aver trascorso diversi giorni all’aperto dopo essere stati costretti a lasciare le proprie abitazioni.

Bambini senza acqua e medicine: nei rifugi cresce l’emergenza sanitaria

Tra le testimonianze raccolte dagli operatori umanitari c’è quella di Yalmo, 57 anni, arrivato in un centro di accoglienza a Nuwakot insieme alla propria famiglia. L’uomo ha raccontato che alcuni dei suoi nipoti hanno iniziato a tossire, mentre altri bambini presenti nel rifugio hanno sviluppato episodi di febbre. “C’era molto fango e ci sentivamo male”, ha raccontato Yalmo, spiegando come la sua famiglia sia riuscita a raggiungere un luogo sicuro soltanto dopo aver camminato a lungo. La moglie Amita, 56 anni, stringendo alcuni dei nipoti malati, ha descritto la drammatica situazione vissuta dalla famiglia dopo che l’acqua ha travolto la loro comunità. “Siamo rimasti troppo a lungo all’aperto, quindi abbiamo mal di gola e febbre”, ha detto. Secondo Save the Children, molte fonti idriche presenti nelle aree devastate risultano contaminate dai detriti trasportati dalle inondazioni improvvise, lasciando intere comunità senza accesso ad acqua sicura per l’alimentazione e per l’igiene personale. A rendere ancora più complesso il quadro sono le nuove piogge, che continuano a trascinare torrenti di fango verso le zone dove migliaia di persone si sono rifugiate dopo aver perso le proprie case.

Nepal, paura per dengue e malattie trasmesse dalle zanzare

L’emergenza riguarda in particolare i distretti di Rasuwa e Nuwakot, tra le aree più duramente colpite dalle alluvioni. Qui il rischio sanitario è aggravato dalla possibilità di un aumento delle malattie trasmesse da vettori, come la dengue, favorita dalla presenza di acqua stagnante che crea condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. Per i bambini la situazione è particolarmente delicata: molti arrivano nei centri di accoglienza già debilitati, dopo giorni trascorsi senza riparo adeguato, esposti al freddo, alla pioggia e alla mancanza di servizi essenziali. “Il pericolo immediato legato alle devastanti inondazioni improvvise potrebbe essere passato in alcune zone, ma temiamo che si stia profilando una seconda crisi. Ambienti sovraffollati, acqua contaminata, scarse condizioni igienico-sanitarie e accesso limitato all’assistenza sanitaria creano le condizioni ideali per epidemie che possono colpire duramente i bambini, che arrivano nei centri di accoglienza e nei rifugi temporanei con tosse e altre malattie dove, a volte, mancano i medicinali. Nelle aree rurali o completamente isolate, la situazione sarà ancora più grave”, ha dichiarato Tara Chettry, Direttrice di Save the Children in Nepal.

Save the Children rafforza gli aiuti nelle zone colpite dalle alluvioni

Di fronte al crescente bisogno di assistenza, Save the Children ha chiesto a governi, donatori e partner umanitari di aumentare i finanziamenti flessibili destinati alla risposta all’emergenza alluvioni in Nepal, così da garantire ai bambini e alle loro famiglie il sostegno necessario. Il team di risposta alle emergenze dell’organizzazione è già operativo nelle aree colpite e sta distribuendo beni di prima necessità per sostenere la popolazione nella prima fase dell’intervento. Tra gli aiuti forniti figurano acqua potabile, teloni, coperte, kit per la cucina, zanzariere, kit per neonati e prodotti per l’igiene personale, tra cui spazzolini da denti. L’obiettivo è ridurre i rischi sanitari immediati e garantire condizioni minime di sicurezza alle famiglie che hanno perso tutto a causa delle inondazioni.