Un’espulsione di massa coronale (CME) lanciata dal Sole è attesa oggi, 2 agosto, in prossimità delle 12:00 UTC, quando dovrebbe investire la Terra con un impatto laterale. Secondo gli analisti dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA, l’evento potrebbe generare una tempesta geomagnetica di classe G2, di intensità moderata. Se le previsioni saranno confermate, il fenomeno potrebbe favorire la comparsa di aurore boreali alle alte latitudini, visibili soprattutto nel Nord Europa e, successivamente, negli Stati settentrionali degli Stati Uniti.
L’espulsione di massa coronale è stata prodotta da un brillamento solare di classe M1.9, originato dalla macchia solare 4492. Sebbene il flare non sia stato particolarmente intenso in termini di picco energetico, la sua durata è stata insolitamente lunga, protrattasi per diverse ore. Ciò ha consentito di espellere nello Spazio una quantità significativa di plasma e campo magnetico dalla corona solare, dando origine alla CME ora diretta verso la Terra.
Cos’è un’espulsione di massa coronale (CME)
Una espulsione di massa coronale, nota con l’acronimo CME (Coronal Mass Ejection), è un’enorme nube di plasma e campi magnetici che viene espulsa dalla corona, l’atmosfera più esterna del Sole. Queste gigantesche eruzioni possono trasportare miliardi di tonnellate di materiale solare a velocità comprese tra centinaia e oltre 2mila km/s. Quando una CME è diretta verso la Terra, può interagire con il campo magnetico terrestre, provocando tempeste geomagnetiche che influenzano la ionosfera e, nei casi più intensi, possono causare disturbi alle comunicazioni radio, ai sistemi di navigazione satellitare, alle reti elettriche e ai satelliti in orbita.
Che cos’è un brillamento solare (flare)
Un brillamento solare, o flare, è un’improvvisa e intensa esplosione di energia che si verifica nell’atmosfera del Sole in seguito al rilascio di energia magnetica accumulata. I flare emettono radiazioni lungo tutto lo spettro elettromagnetico, dai raggi X alle onde radio, e vengono classificati in cinque categorie principali: A, B, C, M e X, in ordine crescente di intensità. Il flare che ha generato la CME è stato classificato M1.9, quindi di intensità moderata. Tuttavia, la sua lunga durata ha favorito il distacco di una consistente espulsione di massa coronale, dimostrando che non è solo l’intensità del picco a determinare gli effetti di un’eruzione solare.
Che cos’è una macchia solare
Le macchie solari sono regioni della superficie del Sole caratterizzate da un’intensa attività magnetica. Appaiono più scure rispetto all’ambiente circostante perché sono relativamente più fredde, pur raggiungendo temperature di migliaia di gradi. Queste aree sono i luoghi in cui si verificano più frequentemente brillamenti solari ed espulsioni di massa coronale. La macchia solare 4492, responsabile dell’evento attuale, è una delle regioni attive monitorate al momento dagli osservatori di meteorologia spaziale.
Che cos’è una tempesta geomagnetica
Una tempesta geomagnetica è una perturbazione del campo magnetico terrestre causata dall’arrivo di particelle e campi magnetici provenienti dal Sole. Le tempeste vengono classificate dalla NOAA su una scala da G1 a G5, dove G1 indica eventi minori e G5 quelli estremi. L’evento previsto per oggi potrebbe raggiungere il livello G2, considerato moderato. In queste condizioni possono verificarsi lievi anomalie nei sistemi di navigazione satellitare, variazioni nelle comunicazioni radio ad alta frequenza e un’espansione dell’area in cui è possibile osservare le aurore.
Che cos’è l’aurora boreale
L’aurora boreale è uno dei fenomeni naturali più spettacolari osservabili dalla Terra. Si forma quando le particelle cariche provenienti dal Sole, guidate dal campo magnetico terrestre verso le regioni polari, collidono con gli atomi e le molecole presenti nell’alta atmosfera. Queste collisioni liberano energia sotto forma di luce, creando le caratteristiche tende luminose verdi, rosse, viola e blu che illuminano il cielo notturno. Durante le tempeste geomagnetiche più intense, le aurore possono essere osservate anche a latitudini più basse del normale, raggiungendo aree dove sono generalmente rare.
