L’astronauta veterano della NASA Barry “Butch” Wilmore ha raccontato il momento in cui ha temuto per la propria vita a bordo della capsula Boeing Starliner, durante il delicato avvicinamento alla Stazione Spaziale Internazionale nel giugno 2024. “Non riesco nemmeno a descrivere il senso di angoscia che ha sopraffatto le mie emozioni in quel momento“, ha ricordato Wilmore in un’intervista al programma The Jeremy Boreing Show, riferendosi al grave guasto alla navicella che costrinse lui e la collega Sunita “Suni” Williams a rimanere per 9 mesi sulla ISS, nonostante la missione fosse inizialmente prevista per appena 8 giorni.
I problemi che hanno messo a rischio la missione
Durante il primo volo di prova con equipaggio della Starliner di Boeing, una serie di improvvisi problemi al sistema di propulsione e molteplici perdite di elio resero il veicolo quasi incontrollabile. Mentre la capsula si avvicinava alla Stazione Spaziale a grande velocità, 5 propulsori di manovra si disattivarono improvvisamente a causa del surriscaldamento. Una situazione diventata rapidamente critica e che mise a dura prova l’equipaggio.
La paura e il controllo manuale della capsula
Wilmore fu costretto a prendere il controllo manuale della navicella per evitare il rischio di un impatto o di una deriva nello Spazio. “La paura non è tua alleata, è il tuo nemico in quegli scenari“, ha spiegato l’astronauta, ricordando come l’addestramento e il sangue freddo abbiano consentito all’equipaggio di effettuare un aggancio d’emergenza con la Iss nonostante le difficoltà. La gestione dell’emergenza permise infatti a Wilmore e Williams di portare a termine con successo la delicata fase di attracco, evitando conseguenze potenzialmente drammatiche.
Da 8 giorni a 286 giorni nello Spazio
Quella che era stata progettata come una missione dimostrativa di appena 8 giorni si trasformò in una vera e propria odissea spaziale durata 286 giorni. Considerando la Starliner troppo rischiosa per il rientro degli astronauti, la NASA prese una decisione senza precedenti: far tornare sulla Terra la capsula di Boeing senza equipaggio, lasciando Wilmore e Williams a bordo della Stazione Spaziale Internazionale in attesa di una soluzione alternativa.
Il ritorno sulla Terra con SpaceX
I 2 astronauti rientrarono infine sulla Terra soltanto nel marzo 2025 a bordo di una capsula Crew Dragon di SpaceX, mettendo fine a una permanenza nello Spazio molto più lunga del previsto. La vicenda attirò l’attenzione della comunità aerospaziale internazionale e sollevò interrogativi sull’affidabilità del programma commerciale sviluppato da Boeing per il trasporto di astronauti.
Le indagini e il duro colpo per Boeing
L’episodio rappresentò un duro colpo per il programma spaziale commerciale di Boeing. Le successive indagini condotte dalla NASA classificarono il volo come un guasto di “Tipo A”, la categoria di massima gravità prevista dall’agenzia spaziale. Gli investigatori evidenziarono una catena di criticità che comprendeva difetti hardware, carenze nei test preliminari e problemi legati alla cultura della sicurezza aziendale.
Oggi Wilmore, ritiratosi dalla NASA dopo 25 anni di carriera, ha affidato alle sue memorie il racconto di uno dei momenti più pericolosi dell’esplorazione spaziale recente.


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