Le temperature estive sempre più elevate stanno diventando una sfida strutturale per il comparto agroalimentare italiano. Per il Parmigiano Reggiano, tuttavia, nell’immediato non emerge un rischio concreto per i livelli produttivi: la filiera mostra infatti una capacità di tenuta che consente di assorbire gli effetti delle ondate di calore più intense senza compromettere l’attuale disponibilità del prodotto. Il quadro cambia però se lo sguardo viene spostato sul medio e lungo periodo. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi potrebbe infatti incidere progressivamente sugli equilibri economici dell’intera filiera, soprattutto attraverso una diminuzione delle rese di latte nei periodi di caldo e un contemporaneo incremento dei costi sostenuti dagli allevamenti e dalle aziende di trasformazione.
Parmigiano Reggiano, una filiera da circa 4 milioni di forme l’anno
La solidità attuale del comparto è sostenuta innanzitutto dalle dimensioni raggiunte dalla produzione. Ogni anno vengono realizzate circa 4 milioni di forme di Parmigiano Reggiano, un volume che fotografa il peso economico e produttivo di una delle più importanti denominazioni agroalimentari italiane. Il fatturato al consumo sfiora i 4 miliardi di euro, confermando la capacità del Parmigiano Reggiano di mantenere un ruolo centrale non soltanto sul mercato nazionale ma anche a livello internazionale. Una parte sempre più consistente della crescita della filiera è infatti sostenuta dalle vendite all’estero. L’export supera il 50%, un dato che rende evidente quanto il formaggio Dop sia ormai profondamente inserito nei mercati globali. Proprio questa forza commerciale contribuisce, almeno nell’immediato, a rendere gestibile l’impatto delle condizioni climatiche estreme che caratterizzano con sempre maggiore frequenza le estati italiane.
Caldo estremo, la produzione di Parmigiano Reggiano non è attualmente a rischio
Nonostante le temperature elevate possano determinare conseguenze significative sugli allevamenti, sulla disponibilità di foraggi e sulla produttività degli animali, allo stato attuale non viene segnalato un rischio diretto per la produzione di Parmigiano Reggiano. A chiarirlo è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che distingue nettamente la situazione presente dai possibili scenari futuri. “La produzione non è attualmente a rischio, ma la crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico è motivo di preoccupazione per tutta la nostra filiera. Nel lungo periodo queste condizioni potrebbero avere conseguenze economiche, sia attraverso minori rese in latte nei periodi di caldo estremo, sia attraverso maggiori costi di produzione, incluso potenzialmente il costo dei foraggi”, riporta l’Ansa. Una posizione che mette dunque al centro non una situazione emergenziale nell’immediato, ma la necessità di valutare le conseguenze che una ripetizione sempre più frequente delle ondate di caldo potrebbe determinare nel corso degli anni.
Cambiamento climatico e rese di latte, il nodo per gli allevamenti
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la possibile riduzione delle rese di latte. Nei periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate, gli allevamenti possono trovarsi a operare in condizioni più complesse, con una pressione crescente sulla produttività. Per una filiera come quella del Parmigiano Reggiano, basata su un sistema produttivo fortemente legato al territorio e alla disponibilità di materia prima, una riduzione prolungata delle rese potrebbe assumere una rilevanza economica considerevole. Il problema, secondo la prospettiva indicata dal Consorzio, non è quindi rappresentato da una singola estate particolarmente calda, quanto dalla possibilità che periodi di caldo estremo diventino sempre più frequenti e persistenti. In uno scenario simile, gli effetti potrebbero sommarsi nel tempo, incidendo sui volumi di latte disponibili e sui costi necessari per garantire la continuità della produzione.
Il rischio di un aumento dei costi di produzione e dei foraggi
Accanto alle rese, un altro elemento centrale riguarda i costi di produzione. Le condizioni meteorologiche estreme possono infatti incidere su numerosi fattori che compongono la struttura economica della filiera, aumentando la pressione sulle imprese agricole e sugli allevatori. Tra le variabili indicate da Bertinelli figura anche il possibile aumento del costo dei foraggi, elemento essenziale per l’alimentazione degli animali e quindi per il funzionamento dell’intero sistema produttivo. Il tema assume una rilevanza particolare perché un incremento strutturale dei costi, se accompagnato da rese inferiori, potrebbe determinare un doppio effetto negativo: meno materia prima disponibile e maggiori spese necessarie per produrla. È proprio questa combinazione a rappresentare una delle principali incognite per il futuro della filiera, nonostante la situazione attuale rimanga sotto controllo.


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