Petrolio e gas tornano a correre, forte rialzo delle quotazioni sui mercati energetici internazionali

Brusca impennata dei mercati energetici: il petrolio chiude a 82,7 dollari a New York, mentre il gas europeo sale a 61,31 euro al Megawattora

Nuova, improvvisa fiammata sui mercati energetici internazionali, dove il ritorno delle incertezze sulla riapertura dello Stretto di Hormuz ha provocato un deciso rialzo sia del petrolio sia del gas naturale europeo. La seduta di lunedì 10 agosto si chiude così con movimenti particolarmente significativi, che riportano al centro dell’attenzione il rischio geopolitico e soprattutto le conseguenze che un prolungamento delle difficoltà alla navigazione attraverso uno dei principali snodi energetici mondiali potrebbe avere sui prezzi. A New York il petrolio ha chiuso in forte rialzo, con le quotazioni che hanno guadagnato il 5,23% raggiungendo 82,7 dollari. Ancora più consistente, in termini percentuali, il movimento registrato sul mercato europeo del gas: i future sul Ttf hanno guadagnato oltre il 10,3%, portandosi a 61,31 euro al Megawattora. Si tratta di un ritorno sui livelli di luglio e dei massimi delle ultime due settimane, quando le prospettive geopolitiche apparivano ancora molto differenti e non si parlava di pace e di una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz.

Petrolio a 82,7 dollari: forte rialzo a New York per i dubbi su Hormuz

Il dato più immediato arriva dal mercato petrolifero. Il petrolio, dopo una seduta caratterizzata dal progressivo aumento delle tensioni, ha terminato le contrattazioni a New York con un incremento del 5,23%, attestandosi a 82,7 dollari. Un movimento di questa ampiezza evidenzia quanto rapidamente il mercato sia tornato a incorporare le incertezze geopolitiche legate allo Stretto di Hormuz. Le quotazioni energetiche, infatti, avevano risentito nelle precedenti fasi delle aspettative di una progressiva normalizzazione della situazione, ma i dubbi sulla possibilità che lo Stretto possa essere riaperto rapidamente hanno nuovamente modificato il quadro. Le notizie arrivate nel corso della giornata hanno confermato che, nonostante segnali di avanzamento dei negoziati, restano condizioni e divergenze capaci di complicare una piena normalizzazione della navigazione. Le incertezze sulla tempistica della riapertura hanno così mantenuto elevato il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni petrolifere.

Gas europeo, il Ttf esplode: +10,3% a 61,31 euro

Se il rialzo del petrolio è stato molto forte, ancora più evidente è stata la reazione del gas naturale europeo. I future sul Ttf, principale riferimento del mercato europeo, hanno registrato un incremento superiore al 10,3%, raggiungendo quota 61,31 euro al Megawattora. Il mercato torna così sui livelli di luglio, segnando contemporaneamente i massimi delle ultime due settimane. Una risalita particolarmente significativa perché avviene dopo una fase nella quale le prospettive di pace e di riapertura dello Stretto di Hormuz avevano contribuito a modificare rapidamente le aspettative degli operatori. La nuova seduta rialzista mostra invece come quelle aspettative siano diventate nuovamente più fragili. I dubbi sulla normalizzazione dei traffici attraverso Hormuz hanno riportato immediatamente pressione sulle quotazioni del gas, che in Europa rimangono particolarmente sensibili alle possibili difficoltà nelle rotte internazionali di approvvigionamento. Durante la stessa giornata i future Ttf erano già saliti sensibilmente proprio sulla scia delle preoccupazioni relative ai transiti attraverso lo Stretto, prima dell’ulteriore accelerazione che ha portato le quotazioni fino a 61,31 euro per Megawattora.

Stretto di Hormuz, l’incertezza fa nuovamente impennare i prezzi dell’energia

È quindi ancora una volta lo Stretto di Hormuz il principale elemento capace di condizionare l’andamento dei mercati energetici internazionali. Ogni segnale sulla sua riapertura o, al contrario, ogni nuovo elemento di incertezza produce conseguenze quasi immediate sulle quotazioni. La giornata di lunedì rappresenta un esempio particolarmente evidente di questa dinamica. Quando la possibilità di una rapida normalizzazione è tornata a essere messa in discussione, sia il petrolio sia il gas hanno reagito con rialzi molto marcati. Il mercato sta dunque attribuendo un peso decisivo non soltanto all’eventuale raggiungimento di un accordo politico, ma anche alla sua concreta capacità di garantire una ripresa stabile e sicura della navigazione. Le incertezze continuano infatti a riguardare proprio le condizioni necessarie perché il passaggio attraverso lo Stretto possa tornare pienamente operativo e affidabile.

Energia, nuova fase di volatilità in attesa di certezze su Hormuz

La chiusura di lunedì 10 agosto fotografa quindi un mercato tornato improvvisamente più nervoso. Petrolio +5,23% e gas Ttf oltre +10,3% rappresentano due movimenti che hanno la stessa origine: le crescenti incertezze sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Il greggio a 82,7 dollari e il gas europeo a 61,31 euro al Megawattora, sui massimi delle ultime due settimane, mostrano quanto rapidamente siano cambiate nuovamente le aspettative. Il Ttf è tornato sui livelli di luglio, cancellando la distanza che si era creata durante la fase caratterizzata dalle speranze di pace e di riapertura dello Stretto. Finché non emergeranno elementi sufficientemente solidi sulla normalizzazione dei transiti, dunque, lo Stretto di Hormuz continuerà a rappresentare una delle principali variabili per l’andamento dei mercati energetici. E la seduta odierna ha dimostrato ancora una volta quanto petrolio e gas possano reagire rapidamente quando le prospettive geopolitiche tornano a deteriorarsi.