Cambiano sensibilmente le prospettive per il mercato globale del petrolio nel 2026. L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Opec) ha infatti rivisto al ribasso le proprie previsioni sulla crescita della domanda mondiale di greggio, stimando adesso un incremento di 600.000 barili al giorno rispetto all’anno precedente. La nuova valutazione rappresenta una correzione significativa rispetto alle indicazioni diffuse soltanto un mese fa. Nel precedente rapporto mensile di luglio, infatti, l’organizzazione aveva previsto per il 2026 una crescita della domanda globale pari a 800.000 barili al giorno su base annua. La revisione contenuta nell’ultimo rapporto mensile sul mercato petrolifero riduce quindi di 200.000 barili al giorno l’aumento atteso della domanda mondiale rispetto alla precedente previsione. Il dato conferma un quadro internazionale caratterizzato da una minore espansione dei consumi petroliferi nel corso dell’anno, mentre contemporaneamente aumentano le incertezze legate all’offerta e all’andamento dei prezzi.
Domanda di petrolio 2026, la revisione al ribasso dell’Opec
Secondo le nuove valutazioni dell’Opec, la crescita della domanda petrolifera globale nel 2026 sarà dunque più contenuta rispetto alle aspettative formulate nel mese precedente. L’organizzazione prevede adesso un incremento di 600.000 barili al giorno, mentre nel rapporto di luglio la stima indicava una crescita di 800.000 barili al giorno. La differenza tra le due previsioni fotografa il rapido cambiamento delle condizioni del mercato energetico internazionale, in una fase segnata da tensioni sull’offerta e da livelli elevati dei prezzi. Nonostante il ridimensionamento delle prospettive per l’anno in corso, il rapporto dell’Opec mostra però uno scenario molto diverso guardando al 2027, quando la domanda mondiale dovrebbe tornare ad accelerare in maniera decisamente più sostenuta.
Petrolio 2027, l’Opec alza le previsioni sulla domanda mondiale
Se per il 2026 l’Opec ha tagliato le proprie stime, per il 2027 l’organizzazione continua invece a rivedere al rialzo le prospettive sulla domanda globale di petrolio. Il nuovo rapporto prevede infatti per il prossimo anno un aumento di circa 2,2 milioni di barili al giorno su base annua. Anche in questo caso il confronto con il precedente rapporto mensile mette in evidenza una variazione significativa. A luglio l’Opec aveva infatti indicato per il 2027 una crescita della domanda di circa 1,9 milioni di barili al giorno. La nuova previsione aggiunge quindi circa 300.000 barili al giorno alla crescita precedentemente stimata, delineando un’accelerazione molto più marcata della domanda mondiale dopo la debole dinamica attesa nel corso del 2026. Le due revisioni procedono dunque in direzioni opposte: prospettive più deboli nel breve periodo e aspettative più robuste per l’anno successivo.
Iea, drastico taglio alle previsioni sulla domanda di petrolio nel 2026
Ancora più significativa è la revisione comunicata dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), che ha drasticamente ridotto le proprie previsioni sulla domanda globale di petrolio per il 2026. Secondo l’agenzia, quest’anno la domanda mondiale dovrebbe diminuire di 1,6 milioni di barili al giorno, un deterioramento molto più consistente rispetto alla precedente previsione. Nel rapporto mensile di luglio, infatti, l’Iea stimava una contrazione della domanda pari a 1 milione di barili al giorno. La nuova valutazione amplia quindi di altri 600.000 barili al giorno il calo previsto e restituisce uno scenario ancora più debole per i consumi petroliferi internazionali.
Stretto di Hormuz, le limitazioni all’offerta pesano sul mercato petrolifero
Alla base della forte revisione delle stime dell’Iea ci sono soprattutto le continue limitazioni all’offerta determinate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La situazione ha conseguenze dirette sull’equilibrio del mercato internazionale del petrolio e contribuisce a mantenere elevata la pressione sui prezzi. Proprio gli alti prezzi del petrolio rappresentano, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, un ulteriore fattore in grado di indebolire la domanda. Le quotazioni elevate stanno infatti scoraggiando gli acquirenti e contribuendo alla prevista contrazione dei consumi. L’effetto combinato delle restrizioni all’offerta e dei prezzi elevati sta quindi incidendo sulle prospettive del mercato, inducendo l’Iea a correggere drasticamente le valutazioni elaborate appena un mese fa.


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