Siccità, il conto nascosto per l’Europa: 439 miliardi di euro persi e danni economici che durano fino a sei anni, lo studio

Uno studio guidato da Fondazione CMCC e Politecnico di Milano rivela che gli effetti economici delle siccità prolungate sono molto più profondi di quanto stimato finora. L’evento del 2015-2018 avrebbe già ridotto la crescita del PIL europeo di 2,72 punti percentuali e sarebbe associato a 5,8 milioni di posti di lavoro in meno

La siccità prolungata non produce soltanto raccolti più scarsi, fiumi in sofferenza e restrizioni all’utilizzo dell’acqua. I suoi effetti possono propagarsi nell’economia per anni, colpendo gli investimenti, la produzione industriale, l’edilizia e l’occupazione anche quando l’emergenza climatica è ormai terminata. È questo uno dei risultati più rilevanti della ricerca “Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe”, guidata da ricercatori della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e del Politecnico di Milano, con la collaborazione dell’Università di Potsdam. Il lavoro quantifica per la prima volta in modo organico gli effetti economici di lungo periodo delle siccità pluriennali in Europa, mostrando come le valutazioni basate esclusivamente sui danni registrati durante l’anno dell’evento rischino di sottostimare in maniera sostanziale il costo reale. Il tema assume un peso ancora maggiore nel corso di un’estate caratterizzata da ripetute ondate di calore, scarsità d’acqua e crescente attenzione verso il rischio di siccità soprattutto nelle regioni del Mediterraneo.

Siccità in Europa, i danni economici continuano per sei anni

Il risultato centrale dello studio riguarda la durata delle conseguenze economiche. Una siccità determina un effetto immediato sul PIL pro capite, ma la parte più consistente delle perdite non si manifesta durante il primo anno. Secondo la ricerca, gli effetti continuano infatti ad accumularsi nei sei anni successivi, fino a determinare una perdita di circa un punto percentuale di crescita cumulata. Si tratta di un impatto molto superiore a quello che emerge osservando esclusivamente il periodo in cui l’evento meteoclimatico si verifica. La conclusione mette in discussione l’efficacia delle tradizionali valutazioni economiche degli eventi estremi, spesso concentrate sui danni materiali immediati o sulle perdite contabilizzate in un singolo anno. Le stime ufficiali indicano danni derivanti dagli eventi estremi per circa 738 miliardi di euro tra il 1980 e il 2023, ai quali si aggiungono valori particolarmente elevati negli anni più recenti, con circa 208 miliardi di euro nel quadriennio 2021-2024. Secondo il nuovo studio, tuttavia, queste valutazioni possono sottostimare in modo rilevante il costo reale della siccità quando non vengono considerati anche gli effetti economici che persistono negli anni successivi.

La siccità del 2015-2018 è già costata all’Europa 439 miliardi

L’analisi si concentra in particolare sulla grande siccità europea del 2015-2018, uno degli eventi pluriennali più severi registrati negli ultimi secoli. Secondo le stime elaborate dai ricercatori, quella crisi sarebbe già costata all’Europa circa 439 miliardi di euro. L’evento avrebbe determinato una riduzione della crescita del PIL per abitante di 2,72 punti percentuali nell’insieme formato dai 27 Paesi dell’Unione europea e dal Regno Unito. Lo studio associa inoltre la siccità a un calo degli investimenti superiore al 12% e a circa 5,8 milioni di posti di lavoro in meno. Il dato più significativo è che una parte consistente degli effetti non sarebbe legata esclusivamente agli anni di maggiore deficit idrico, ma alla loro propagazione nel tempo attraverso investimenti rinviati, minore attività produttiva e conseguenze differenziate sui diversi settori dell’economia.

Con un riscaldamento globale di 2°C il costo salirebbe a 760 miliardi

Lo scenario diventa ancora più severo considerando un pianeta con una temperatura media di 2°C superiore rispetto alla fine dell’Ottocento. Un evento siccitoso analogo a quello verificatosi tra il 2015 e il 2018 produrrebbe in questo scenario una perdita stimata di 5,21 punti percentuali di PIL, quasi il doppio rispetto alla situazione osservata nel clima attuale. In termini economici, il costo arriverebbe a circa 760 miliardi di euro, mentre i posti di lavoro coinvolti potrebbero raggiungere circa 10,8 milioni. L’aumento delle temperature non amplificherebbe quindi esclusivamente la frequenza o l’intensità della siccità, ma anche la capacità degli eventi prolungati di incidere sulle strutture economiche, sugli investimenti e sull’occupazione.

Siccità in Italia, perdite da 24,3 miliardi e 330 mila posti di lavoro in meno

Un capitolo specifico della ricerca riguarda l’Italia, dove gli effetti della siccità del 2015-2018 vengono associati a una perdita di 1,45 punti percentuali nella crescita del PIL per abitante. Tradotto in termini economici, il costo viene stimato in circa 24,3 miliardi di euro. La stessa crisi sarebbe inoltre associata a circa 330.000 posti di lavoro in meno. Lo scenario con 2°C di riscaldamento globale modifica radicalmente la dimensione delle conseguenze. In presenza delle stesse caratteristiche della siccità del 2015-2018, ma all’interno di un clima mediamente più caldo, la perdita per l’Italia raggiungerebbe 3,99 punti percentuali di crescita del PIL pro capite, pari a circa 74 miliardi di euro. I posti di lavoro coinvolti salirebbero invece a circa 960.000.

Mediterraneo più vulnerabile, aumentano i costi della siccità

La ricerca individua nell’Europa meridionale una delle aree maggiormente esposte alla crescita dei costi economici legati alla siccità. Spagna, Grecia, Portogallo e Albania figurano tra i Paesi nei quali le perdite potrebbero aumentare maggiormente con il progressivo incremento della temperatura media globale. In alcuni casi, il costo economico potrebbe arrivare fino a tre volte quello sostenuto nel 2018. Per la Spagna, ad esempio, le perdite in termini di PIL passerebbero da circa 2,2 a 7,7 punti percentuali. Per la Grecia, l’impatto aumenterebbe da 1,4 a 5,5 punti percentuali. Anche alcune aree dei Balcani occidentali, storicamente meno colpite dagli effetti economici della siccità, potrebbero sperimentare un’inversione molto marcata delle condizioni attuali.

Investimenti, manifattura ed edilizia tra i settori più colpiti

Uno degli elementi più innovativi della ricerca riguarda l’analisi differenziata dei settori economici. Gli investimenti emergono come una delle componenti più vulnerabili. Le imprese tendono a rinviare o ridurre la spesa per nuovi progetti anche diversi anni dopo la fine della siccità. Secondo gli autori, questo comportamento rappresenta un segnale del fatto che eventi climatici estremi e prolungati possono aumentare indirettamente il costo del capitale e scoraggiare gli investimenti produttivi nel lungo periodo. Particolarmente persistenti risultano gli effetti su edilizia e industria manifatturiera. La contrazione dell’attività in questi comparti può continuare per anni, producendo conseguenze economiche più profonde rispetto a quelle registrate immediatamente durante la fase più acuta della crisi idrica.

Agricoltura colpita subito, ma manifattura ed edilizia soffrono più a lungo

La risposta dell’agricoltura presenta invece caratteristiche differenti. Il settore agricolo subisce generalmente il danno iniziale più forte, direttamente collegato alla scarsità d’acqua, alle condizioni del suolo e alla riduzione delle rese. Secondo lo studio, tuttavia, l’agricoltura tende a recuperare nell’arco di due o tre anni, anche grazie all’utilizzo delle assicurazioni, agli aggiustamenti dei prezzi e al cambiamento delle colture. Il percorso è diverso per industria manifatturiera ed edilizia, dove le perdite risultano più persistenti. In questi settori, gli effetti possono addirittura intensificarsi negli anni successivi all’inizio dell’evento siccitoso.

Siccità e cambiamento climatico, l’adattamento ha dei limiti

La ricerca evidenzia anche un altro punto centrale: le strategie di adattamento climatico attualmente disponibili non garantiscono una protezione illimitata. Invasi, assicurazioni, cambiamenti delle colture e altri strumenti possono ridurre gli impatti nelle fasi iniziali, ma la loro efficacia tende a diminuire quando la siccità si prolunga nel tempo. Quanto maggiore è la durata dell’evento, tanto più aumentano i costi economici cumulativi. Questo significa che anche regioni attualmente considerate relativamente ben adattate potrebbero diventare vulnerabili in un mondo più caldo. Le misure pensate per affrontare gli eventi siccitosi nelle attuali condizioni climatiche potrebbero quindi non essere sufficienti in presenza di siccità più intense e persistenti.

Mastropietro: “le siccità pluriennali stanno diventando sempre più frequenti”

Marta Mastropietro, ricercatrice del CMCC e del Politecnico di Milano e autrice principale dello studio, sottolinea la differenza tra una crisi idrica circoscritta e un evento destinato a prolungarsi per più anni. “Le siccità pluriennali stanno diventando sempre più frequenti, ed è proprio qui che risiede il vero rischio. Un solo anno di siccità provoca danni economici concreti, ma una siccità persistente è diversa: i suoi effetti possono sommarsi in vari settori e continuare ad accumularsi per anni. Le stime tradizionali tendono a trascurare questa combinazione di effetti cumulativi e di lunga durata e questo aspetto rappresenta un elemento di innovazione di questo studio”, afferma Marta Mastropietro, CMCC e del Politecnico di Milano, autrice principale dello studio.

Tavoni: “l’Europa è vulnerabile in un clima sempre più caldo”

Il lavoro pone anche un tema di natura istituzionale e politica, relativo alla capacità dell’Europa di prepararsi a condizioni climatiche estreme destinate a diventare potenzialmente più severe. “Questa ricerca mette in luce la persistenza degli impatti sociali ed economici delle siccità europee e la vulnerabilità dell’intero continente in un clima sempre più caldo. L’Europa è chiamata a progettare istituzioni e mercati in grado di far fronte a condizioni climatiche estreme: un’opportunità da cogliere nel suo prossimo piano di adattamento”, afferma il prof. Massimo Tavoni, CMCC e Politecnico di Milano, autore senior dello studio.

Per la prima volta l’impatto della siccità viene analizzato settore per settore

L’elevata risoluzione spaziale e la possibilità di osservare la risposta di comparti economici differenti consentono di mettere in evidenza dinamiche che le analisi tradizionali basate sui singoli anni non riescono a rilevare. “È la prima volta che analizziamo l’impatto economico complessivo di una siccità prolungata, settore per settore, con un’elevata risoluzione spaziale. È proprio questo che ci permette di cogliere un aspetto che le stime su base annuale non rilevano: l’agricoltura subisce il colpo iniziale più duro, ma si riprende nel giro di un paio d’anni, mentre l’industria manifatturiera e l’edilizia continuano a perdere terreno anche molto tempo dopo la fine della siccità”, afferma Marta Mastropietro, CMCC e Politecnico di Milano, autrice principale dello studio.

Chi sono gli autori dello studio sulla siccità in Europa

Massimo Tavoni è Principal Scientist del CMCC, dove dirige l’European Institute on Economics and the Environment, ed è anche docente presso la School of Management del Politecnico di Milano. Marta Mastropietro è ricercatrice del CMCC e del Politecnico di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente la statistica, l’apprendimento automatico e la loro applicazione all’economia e ai modelli climatici. Il paper è frutto della collaborazione tra ricercatori della Fondazione CMCC, del Politecnico di Milano e dell’Università di Potsdam. La versione integrale della ricerca è firmata da Marta Mastropietro, Louis Daumas, Maximilian Kotz e Massimo Tavoni con il titolo “Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe” ed è datata 18 maggio 2026.

CMCC, ricerca scientifica sul clima e sugli impatti economici

La Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici è un centro di ricerca internazionale e indipendente che produce conoscenze scientifiche avanzate sul clima a supporto delle strategie di adattamento e mitigazione. L’attività del CMCC integra modellistica climatica, scienze del sistema Terra, economia, scienze sociali e analisi degli impatti dei cambiamenti climatici, con l’obiettivo di fornire dati e strumenti scientifici utili ai decisori pubblici e privati, alle imprese e alla società. La nuova ricerca sulle siccità pluriennali aggiunge un elemento decisivo alla valutazione dei rischi climatici: il costo di un evento estremo non termina necessariamente quando torna la pioggia. Le conseguenze possono continuare a incidere sulla crescita, sugli investimenti e sull’occupazione per molti anni, trasformando la siccità da emergenza ambientale temporanea a fattore capace di lasciare profonde e durature conseguenze sull’intera economia europea.