La siccità continua ad aggravare la situazione nei campi italiani: oltre il 60% del territorio nazionale è interessato da condizioni di deficit idrico, con livelli di allerta che vanno da lieve a moderato fino a grave. È quanto emerge da una stima di Coldiretti elaborata sulla base delle mappe Copernicus, mentre il caldo record continua a mettere sotto pressione le campagne e ad ampliare i danni lungo tutta la penisola. L’emergenza interessa praticamente tutte le principali filiere agricole, con le criticità maggiori per mais, riso, pascoli e soia, ma anche per ortaggi, uva, olive e frutta. Nelle stalle, inoltre, la produzione di latte è diminuita del 20%, a causa delle difficili condizioni meteo che incidono sul benessere e sull’alimentazione degli animali.
Nord Italia, il deficit idrico mette in difficoltà le colture
In Piemonte la situazione resta particolarmente critica, a causa del forte deficit di precipitazioni e di riserve idriche inferiori del 30% rispetto alla norma. A soffrire sono soprattutto riso, mais, ortofrutta, noccioleti, prati e pascoli. Coldiretti torna quindi a chiedere un’accelerazione sul piano degli invasi e l’attivazione dello stato di calamità, richiesta avanzata anche per la Liguria.
Preoccupazione elevata anche in Lombardia e nelle aree risicole del bacino del Po, dove la disponibilità di acqua si è dimezzata. Il mais e le altre colture estive risentono sempre più dello stress idrico, con perdite che in alcune zone arrivano fino al 70%. Nel Mantovano è inoltre scattato l’allarme per la produzione di zucche.
In Veneto ed Emilia-Romagna aumenta il ricorso all’irrigazione, con conseguenze pesanti sui costi sostenuti dalle aziende agricole. Restano sotto osservazione pomodoro, soia, barbabietole e foraggi. A complicare ulteriormente il quadro contribuisce anche la risalita del cuneo salino, che minaccia le aree agricole più vicine alla costa e ai corsi d’acqua.
Centro, Sud e Isole: caldo e siccità minacciano i raccolti
Nel Centro Italia le temperature elevate continuano a penalizzare ortaggi, frutta, oliveti e vigneti. Nel Mezzogiorno e nelle Isole, invece, le maggiori difficoltà riguardano ortaggi e pomodori, con il rischio concreto di una riduzione delle rese.
All’emergenza siccità si aggiunge quella degli incendi. In Sardegna i roghi hanno interessato migliaia di ettari di pascoli e coltivazioni, causando la perdita di animali, alveari, foraggi e strutture aziendali. Dall’inizio dell’anno, secondo l’analisi Coldiretti su dati Effis, sono già andati in fumo quasi 75mila ettari tra boschi e terreni.
“Serve un piano nazionale degli invasi”
Il quadro, secondo Coldiretti, conferma la necessità di accelerare gli investimenti per la realizzazione di un piano nazionale degli invasi, dotati anche di sistemi di pompaggio in grado di produrre energia elettrica. L’Italia riesce attualmente a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana, una quota considerata insufficiente per affrontare periodi di siccità sempre più frequenti e intensi. Il progetto proposto punta a trattenere e accumulare l’acqua durante tutto l’anno, riducendo gli effetti degli eventi meteorologici estremi e contribuendo anche a prevenire esondazioni e allagamenti. I bacini, secondo Coldiretti, potrebbero essere realizzati con materiali naturali e senza ricorrere al cemento, destinando le risorse accumulate agli usi civili e agricoli e, al tempo stesso, alla produzione di energia idroelettrica rinnovabile. Il piano prevede inoltre il recupero e la piena valorizzazione delle infrastrutture idriche già esistenti.
Per affrontare l’emergenza, sottolinea l’organizzazione agricola, è però necessaria una strategia più ampia, che comprenda la manutenzione dei corsi d’acqua e il potenziamento delle reti di distribuzione, con l’obiettivo di rendere più efficiente la gestione delle risorse idriche. Una sfida che non può più essere rinviata, considerando che negli ultimi quattro anni gli eventi estremi hanno provocato danni per circa 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana, secondo Coldiretti.
Irrigazione più costosa: pesa anche il caro gasolio
A complicare ulteriormente la situazione per le aziende agricole è l’aumento dei costi, a partire da quello del gasolio necessario per alimentare i sistemi di irrigazione. L’aggravarsi della crisi idrica ha infatti reso indispensabili sempre più interventi di soccorso per garantire l’acqua alle colture in difficoltà. A incidere sui prezzi è anche la nuova crisi nello Stretto di Hormuz, che ha riportato verso l’alto le quotazioni dei carburanti. Secondo l’analisi Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano, il gasolio agricolo ha registrato un aumento di quasi 30 centesimi al litro rispetto all’inizio di luglio. Dopo che l’annuncio dei negoziati aveva riportato il prezzo a 1,16 euro al litro, rispetto al precedente picco di 1,49 euro, la nuova escalation del conflitto ha determinato una nuova impennata dei listini, arrivati a 1,44 euro al litro. Dall’inizio del conflitto in Iran, conclude Coldiretti, il prezzo è aumentato di quasi il 70%.


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