In Veneto, è in atto “un trend ininterrotto di esaurimento dei deflussi” dei fiumi, iniziato a maggio “e alimentato da una combinazione complessa di fattori climatici che non possiamo ignorare. Nonostante le piogge di luglio, che con una media regionale di circa 85 millimetri hanno fatto registrare un modesto -9% rispetto alla norma, il bilancio complessivo dell’anno idrologico aperto lo scorso 1 ottobre mostra una precipitazione cumulata media di 696 millimetri a fronte dei 919 millimetri storici, confermando un deficit strutturale del 24% su scala regionale”, evidenzia l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini. Insomma, scarse precipitazioni e temperature elevate, che i dati del rapporto mensile redatto da Arpav e aggiornato al 31 luglio, confermano.
“Vogliamo essere estremamente trasparenti e precisi nella lettura dei dati contenuti nel rapporto mensile redatto da Arpav – dichiara l’assessore – quando nei bollettini leggiamo percentuali di scarto come il –70% dell’Adige o il -69% del Bacchiglione, è fondamentale spiegare chiaramente ai cittadini e agli operatori che queste differenze non si riferiscono all’anno precedente, bensì alla media, calcolata sulle serie storiche pluriennali. Questo significa che i fiumi non stanno semplicemente calando rispetto al 2025, ma si muovono su livelli di anomalia e magra severa rispetto a ciò che storicamente la nostra regione dovrebbe garantire in questo periodo dell’anno”.
La situazione dei fiumi
L’Adige alla sezione di Boara Pisani segna una portata media mensile di 80 metri cubi al secondo a fronte di una media storica di 268 metri cubi al secondo, attestandosi al di sotto del quinto percentile storico, una soglia che fotografa una portata inferiore a quasi un secolo di osservazioni. Il Bacchiglione a Montegalda segna 6,19 metri cubi al secondo rispetto ai 19,8 storici (-69%), e il Po a Pontelagoscuro scende a 324 metri cubi al secondo contro i 1.025 della media (-68%). Una marcata contrazione interessa anche il Livenza a Meduna di Livenza, che con 40,7 metri cubi al secondo registra un calo del 48% rispetto ai valori attesi.
La risposta della Regione
Di fronte a questo scenario critico, la risposta regionale si sviluppa attraverso gestione mirata e quotidiana dell’acqua che c’è. Per garantire l’equilibrio del sistema e tutelare in via prioritaria l’uso idropotabile, si è reso necessario ridurre i prelievi irrigui del 55% nel Veronese, del 50% dal Canale Leb e del 50% per i consorzi irrigui di valle. Nei giorni scorsi si sono registrate criticità significative ad Anguillara Veneta, dove il livello del fiume stava compromettendo il funzionamento degli impianti di pompaggio; tuttavia, grazie alle manovre condivise con il sistema Savec, è stato possibile riportare la portata a circa 80 metri cubi al secondo. Le piogge cadute in Val di Fassa e in Alto Adige hanno offerto un lieve sollievo, ma permane una forte sofferenza per il comparto agricolo lungo l’intera asta dell’Adige.
Interventi puntuali sono stati attivati anche sugli altri bacini. Sulla diga di Arsiè, la regolazione degli scarichi sul Brenta consente di mantenere in equilibrio il sistema, mentre sul Sile la gestione coordinata dei rilasci dal Piave sostiene il corso d’acqua. Sul sistema Piave-Livenza, per salvaguardare il funzionamento del potabilizzatore di Torre di Caligo, è stata applicata la deroga al deflusso minimo vitale, sincronizzando inoltre gli scarichi con il ciclo delle maree per contrastare l’avanzamento del cuneo salino.
Particolare attenzione è stata rivolta al nodo idraulico di Padova, colpito dalla ridotta disponibilità idrica: incrementando l’apporto dal Canale Leb verso il sistema padovano e riducendo del 50% gli scarichi del Leb verso il Fratta Gorzone (destinando i flussi prioritariamente agli usi irrigui in stretto raccordo con Arica e il Consorzio di Bonifica Adige Euganeo), è stata messa in campo una gestione dinamica per preservare la risorsa.
Il quadro delineato dal rapporto mensile Arpav trova conferma negli altri indicatori ambientali: luglio ha fatto registrare temperature eccezionalmente elevate in montagna (oltre il 90esimo percentile), accelerando la fusione dei residui nivali e dei ghiacciai e portando il permafrost sul Piz Boè a oltre 7,4 metri di profondità, mentre i serbatoi del Piave sono scesi al 63% di riempimento (106,5 milioni di metri cubi) e le falde in alta pianura si mantengono intorno al 10° percentile.
“Il tavolo permanente di confronto tra Regione del Veneto, Province autonome, gestori degli invasi, produttori di energia e tutti gli enti coinvolti – conclude Venturini – sta dimostrando quanto il dialogo e la collaborazione istituzionale siano fondamentali. Gli equilibri raggiunti restano precari, ma solo attraverso una gestione condivisa e quotidiana della risorsa è possibile utilizzare nel modo più efficace la poca acqua oggi disponibile, limitando gli effetti della crisi idrica sul territorio e sul settore agricolo”.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?