La Spagna cambia rotta, almeno temporaneamente, sul nucleare. Il governo ha deciso di prorogare la vita operativa della centrale nucleare di Almaraz fino all’8 giugno 2030, rinviando così la chiusura dei due reattori che era stata programmata rispettivamente per il 2027 e il 2028. La decisione è contenuta in un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale spagnola e riguarda la centrale situata nell’ovest del Paese, nella regione dell’Estremadura, considerata la più potente della Spagna. La proroga rappresenta un passaggio significativo nella politica energetica nazionale, soprattutto perché arriva mentre il governo del primo ministro Pedro Sánchez continua ufficialmente a perseguire l’obiettivo di eliminare gradualmente l’energia nucleare entro il 2035 e, parallelamente, sta investendo in maniera massiccia sull’espansione delle energie rinnovabili.
Centrale nucleare di Almaraz, proroga fino all’8 giugno 2030
I due reattori della centrale nucleare di Almaraz, entrati in funzione all’inizio degli anni Ottanta, avrebbero dovuto cessare progressivamente la propria attività nel giro di pochi anni. La nuova decisione governativa consente invece all’impianto di continuare a produrre energia fino all’8 giugno 2030, modificando il calendario precedentemente stabilito. Il futuro della centrale era diventato negli ultimi mesi uno dei temi più delicati del dibattito energetico spagnolo. Da una parte le tre società proprietarie dell’impianto, Iberdrola, Endesa e Naturgy, avevano sostenuto l’opportunità di prolungarne il funzionamento. Dall’altra il governo Sánchez aveva confermato a più riprese il piano di progressiva uscita dal nucleare. La chiusura di Almaraz era stata ufficialmente programmata nel 2019 e avrebbe dovuto concludersi entro il 2028. Il nuovo decreto sposta però quella prospettiva, mantenendo attivo un impianto che continua ad avere un peso rilevante nel sistema elettrico nazionale.
Il blackout del 2025 ha riaperto il dibattito sull’energia in Spagna
Uno degli elementi che hanno contribuito maggiormente a modificare il quadro è stato il grave blackout che nell’aprile del 2025 ha colpito la penisola iberica, un evento senza precedenti che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della stabilità e della sicurezza della rete elettrica. Dopo quell’episodio, gli operatori del settore energetico hanno intensificato le pressioni per rinviare la dismissione della centrale di Almaraz, richiamando in particolare i possibili rischi per l’approvvigionamento elettrico della Spagna. A questo scenario si è aggiunto più recentemente l’impatto delle ostilità in Medio Oriente sui mercati energetici, altro elemento che ha alimentato interrogativi sulla capacità del Paese di garantire forniture stabili e sufficienti in un contesto internazionale caratterizzato da forti tensioni. Il dibattito si è quindi progressivamente spostato dalla sola prospettiva della transizione ecologica alla necessità di trovare un equilibrio tra decarbonizzazione, sicurezza energetica e continuità degli approvvigionamenti.
Il via libera dell’Autorità spagnola per la sicurezza nucleare
Un passaggio decisivo era arrivato già a metà luglio, quando l’Autorità spagnola per la sicurezza nucleare, il Csn, aveva espresso parere favorevole al prolungamento della vita operativa dell’impianto situato in Estremadura. Il via libera dell’autorità tecnica ha aperto la strada alla decisione politica del governo, anche alla luce dell’importanza che la centrale continua ad avere per il sistema elettrico nazionale. Almaraz ha infatti rappresentato lo scorso anno circa il 7% della produzione complessiva di energia elettrica della Spagna. Una quota significativa, soprattutto considerando che il Paese si trova nel pieno di una trasformazione strutturale del proprio mix energetico e punta a incrementare rapidamente il contributo delle fonti rinnovabili.
Pedro Sánchez aveva posto condizioni sulla sicurezza e sui costi
Il primo ministro socialista Pedro Sánchez aveva subordinato un eventuale prolungamento della vita della centrale a precise condizioni. Tra queste figuravano il rispetto di tutti gli standard di sicurezza necessari e la garanzia che la prosecuzione dell’attività dell’impianto non comportasse costi aggiuntivi per i contribuenti. La proroga decisa dal governo si inserisce quindi in un quadro nel quale la permanenza del nucleare viene considerata compatibile, almeno per alcuni anni ancora, con il percorso di transizione energetica del Paese, purché vengano rispettati i requisiti imposti sotto il profilo della sicurezza e della sostenibilità economica.
Il nucleare in Spagna: dagli otto impianti degli anni Ottanta ai cinque attuali
La scelta su Almaraz assume una valenza ancora maggiore se inserita nell’evoluzione storica dell’energia nucleare spagnola. Al culmine del boom nucleare negli anni Ottanta, la Spagna disponeva di otto centrali nucleari, capaci complessivamente di soddisfare circa il 38% del fabbisogno energetico nazionale. Oggi il quadro è profondamente cambiato. Nel Paese rimangono operative cinque centrali nucleari, con sette reattori, e secondo i dati ufficiali il nucleare rappresenterà circa il 19% del mix energetico spagnolo nel 2025. Si tratta comunque di una quota ancora significativa, soprattutto per una fonte in grado di garantire una produzione continua e programmabile di energia elettrica, mentre cresce rapidamente il peso delle fonti rinnovabili.
Rinnovabili vicine al 60%, obiettivo dell’81% entro il 2030
La proroga di Almaraz non modifica, almeno formalmente, la strategia di lungo periodo del governo spagnolo, fortemente orientata verso solare, eolico e altre fonti rinnovabili. Nel corso dello scorso anno, le energie rinnovabili hanno rappresentato quasi il 60% della produzione elettrica della Spagna, confermando il ruolo sempre più centrale assunto da queste tecnologie nel sistema energetico nazionale. L’obiettivo fissato dal governo è ancora più ambizioso: portare la quota delle fonti rinnovabili all’81% entro il 2030. La decisione di mantenere in attività la centrale nucleare di Almaraz fino all’8 giugno dello stesso anno evidenzia tuttavia come, nella fase di transizione, Madrid ritenga necessario conservare una quota di produzione nucleare per garantire maggiore stabilità al sistema.


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