Come previsto dagli esperti di meteorologia spaziale, una nube di plasma ha colpito il nostro pianeta nella giornata di ieri, scatenando una tempesta geomagnetica di intensità moderata. L’impatto dell’espulsione di massa coronale, o CME, è avvenuto precisamente intorno alle 12:29 UTC del 2 agosto, innescando immediatamente disturbi nel campo magnetico terrestre che hanno raggiunto il 2° livello sulla scala utilizzata per misurare questi eventi. Sebbene le correnti più intense si stiano attualmente attenuando, gli specialisti SWPC NOAA mantengono un livello di allerta per tempesta geomagnetica G1 per la giornata odierna. Esiste infatti la concreta possibilità che la tempesta possa improvvisamente riprendere vigore mentre la Terra si addentra nella scia magnetizzata della nube di plasma solare.

L’eruzione nata dal cuore del Sole
L’evento in via di esaurimento ha avuto origine dalla macchia solare 4492, una regione della superficie della nostra stella caratterizzata da una fortissima attività magnetica. Da questa area, apparentemente più scura perché più fredda rispetto all’ambiente circostante pur raggiungendo temperature di migliaia di gradi, è scaturito un brillamento di classe M1.9. Si tratta di un’esplosione di energia di livello medio, la cui eccezionalità risiede tuttavia nella sua lunghissima durata. La persistenza del fenomeno ha permesso di proiettare nello Spazio una quantità enorme di materiale dalla corona solare. Queste eruzioni gigantesche trasportano miliardi di tonnellate di materia, solcando il Sistema Solare a velocità impressionanti che possono agevolmente toccare i 2mila km/s, equivalenti a svariati milioni di km/h.
Come si sviluppa una tempesta geomagnetica
Quando l’enorme nube di particelle cariche viaggia dal Sole fino a incontrare la Terra, urta con forza contro il nostro scudo magnetico. Questo forte impatto genera una tempesta geomagnetica, un’alterazione temporanea che la NOAA classifica su una scala composta da 5 gradini, dal livello G1 fino a raggiungere il 5° grado per le condizioni più estreme. L’evento di 2ª classe registrato in queste ore rientra in una fascia di rischio controllata, capace di provocare lievi anomalie nei sistemi di navigazione satellitare e leggere variazioni nelle reti di comunicazione. Attualmente l’intensità si è stabilizzata, ma l’immersione del nostro pianeta nella profonda coda magnetica dell’espulsione potrebbe riservare sorprese.
