Terremoti nel mondo, la sismicità sta aumentando? Cosa è emerso dai dati USGS

Dopo i recenti forti terremoti in Venezuela, Colombia e Indonesia torna il dubbio su un possibile aumento della sismicità globale

Ogni volta che una sequenza di forti terremoti interessa diverse aree del pianeta in un intervallo di tempo relativamente ristretto, torna inevitabilmente una domanda: la sismicità mondiale sta aumentando? Il tema è tornato di attualità dopo gli ultimi eventi che hanno interessato Venezuela, Colombia e Indonesia, alimentando ancora una volta la percezione che i terremoti di maggiore energia siano diventati più frequenti rispetto al passato. A fare chiarezza attraverso i numeri è Carlo Meletti dell’INGV di Pisa, che ha aggiornato un’analisi già proposta nel 2019 sul numero di terremoti che si verificano annualmente nel mondo. Il punto centrale che emerge dall’esame delle statistiche disponibili è netto: non esiste al momento un aumento significativo della sismicità globale di maggiore energia. Le variazioni osservate da un anno all’altro rientrano infatti nelle normali fluttuazioni statistiche che caratterizzano l’attività sismica del pianeta.

Più terremoti o semplicemente più informazioni sui terremoti?

Una delle ragioni principali per cui oggi può sembrare che i terremoti forti siano più numerosi riguarda la diffusione delle informazioni. Le reti sismiche mondiali sono diventate estremamente capillari e riescono a registrare eventi praticamente in ogni area del pianeta. Fino a pochi decenni fa, un terremoto avvenuto in zone lontane come Indonesia o Papua Nuova Guinea avrebbe avuto probabilmente una diffusione mediatica molto inferiore, soprattutto in assenza di danni rilevanti. Oggi, invece, le informazioni vengono diffuse quasi in tempo reale attraverso siti web, agenzie di stampa e soprattutto social media, dove immagini, mappe e testimonianze possono raggiungere milioni di persone in pochi minuti. A questo si aggiunge l’attenzione particolare che accompagna i terremoti sottomarini. Dopo le tragedie dello tsunami di Sumatra del 2004 e del Giappone del 2011, ogni forte sisma con epicentro in mare viene immediatamente associato alla possibilità di uno tsunami, aumentando ulteriormente l’attenzione e la percezione del rischio.

I meccanismi mentali che possono alterare la percezione dei terremoti

La sensazione che negli ultimi anni la Terra stia producendo un numero crescente di terremoti è stata analizzata anche attraverso alcuni meccanismi psicologici. L’argomento è stato affrontato nei giorni scorsi anche dall’edizione statunitense dell’Huffington Post, che ha interpellato diversi sismologi. In particolare, Wendy Bohon ha richiamato due fenomeni cognitivi: il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza. Il primo porta a dare maggiore peso agli eventi appena avvenuti rispetto a quelli più lontani nel tempo. Il secondo induce invece a percepire come più frequente un fenomeno del quale si è recentemente acquisita maggiore consapevolezza. Una concentrazione di notizie relative a terremoti avvenuti nell’arco di pochi giorni può quindi produrre l’impressione di una fase eccezionale anche quando, osservando una serie statistica sufficientemente lunga, la situazione rientra nella variabilità ordinaria.

Il catalogo USGS permette di osservare i terremoti dal 1900

Per superare la percezione soggettiva è necessario affidarsi ai dati delle reti sismiche. L’analisi prende in considerazione il catalogo mondiale dell’USGS, United States Geological Survey, uno dei principali riferimenti internazionali per lo studio della sismicità globale. Il catalogo può essere interrogato pubblicamente e permette di effettuare selezioni degli eventi a partire dal 1900. Per i terremoti di magnitudo più elevata può essere considerato sufficientemente completo e costruito secondo criteri omogenei. Anche l’INGV localizza i terremoti più forti che avvengono nel mondo, ma sul proprio sito riporta da circa 15 anni gli eventi di magnitudo pari o superiore a 5.5, abbassando la soglia a magnitudo 4.5 nell’area mediterranea. Per una valutazione di lungo periodo, tuttavia, è particolarmente utile il catalogo statunitense.

Terremoti
Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7

Terremoti di magnitudo 6 o superiore: dal 1950 nessun aumento evidente

Selezionando su scala mondiale tutti i terremoti di magnitudo 6 o superiore, emerge immediatamente un primo elemento importante. Nei primi decenni del Novecento la capacità di rilevazione era ancora molto incompleta, motivo per cui l’analisi più significativa si concentra sul periodo successivo al 1950, quando iniziarono a svilupparsi le prime reti sismiche globali. Dal 1950 in avanti, il numero annuale di terremoti mostra inevitabilmente oscillazioni anche marcate, ma non emerge una tendenza generale di aumento o diminuzione.Il valore medio calcolato è di circa 140 terremoti all’anno di magnitudo pari o superiore a 6. Alcuni anni hanno superato sensibilmente questa soglia, altri sono rimasti al di sotto. Il massimo della serie considerata è stato raggiunto nel 2011, quando furono registrati 207 eventi. Quel dato fu fortemente influenzato dall’elevato numero di repliche associate al gigantesco terremoto che colpì il Giappone l’11 marzo 2011. In altri periodi si è invece verificata una fase di sismicità apparentemente inferiore alla media, come accadde tra il 1973 e il 1982.

Terremoti
La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore

I terremoti non seguono una ciclicità regolare

È essenziale ricordare che i terremoti non rispettano un calendario e non si distribuiscono uniformemente nel tempo. “Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità ‘esatta’”, viene evidenziato nell’analisi, e di conseguenza periodi caratterizzati da un numero maggiore di eventi possono alternarsi naturalmente ad altri meno attivi. Anche il valore medio annuale deve essere interpretato correttamente. Una media statistica è utile per descrivere una distribuzione nel lungo periodo, ma non rappresenta una soglia fisica che il pianeta debba rispettare ogni anno. È quindi del tutto normale osservare anni sopra o sotto la media senza che ciò rappresenti necessariamente una modifica strutturale dell’attività sismica terrestre.

Terremoti nel 2026: 89 eventi di magnitudo almeno 6 al 15 agosto

Il dato relativo al 2026 permette di verificare quanto la percezione di queste settimane coincida realmente con i numeri. Fino al 15 agosto 2026, il catalogo considerato segnala 89 terremoti di magnitudo 6 o superiore nel mondo. Se si effettuasse una semplice proiezione matematica fino alla fine dell’anno, considerando che sono trascorsi circa otto mesi su dodici, si arriverebbe a una stima di circa 133 terremoti di magnitudo almeno 6. Si tratta di un esercizio puramente indicativo, perché non esiste alcuna garanzia che il ritmo degli eventi osservato nei primi mesi dell’anno continui nello stesso modo fino a dicembre. Tuttavia, il risultato è significativo: 133 eventi sarebbero addirittura leggermente inferiori alla media di circa 140 terremoti annui registrata negli ultimi 76 anni. Il 2026, almeno per quanto riguarda i terremoti di magnitudo 6 o superiore, non presenta quindi finora un’anomalia che possa indicare un aumento eccezionale della sismicità mondiale.

Terremoti di magnitudo 7 o superiore: media mondiale di 13,9 eventi all’anno

L’analisi diventa ancora più interessante restringendo l’osservazione ai terremoti di energia maggiore, cioè quelli di magnitudo 7 o superiore. In questo caso il numero medio annuale calcolato nel periodo considerato è di 13,9 terremoti all’anno. Anche qui le variazioni possono essere molto ampie. Alcuni anni hanno fatto registrare un numero di eventi pari a circa la metà della media. Nel 1986 e nel 1989, ad esempio, furono registrati soltanto 6 terremoti di magnitudo almeno 7, mentre nel 2017 furono 7. Altri anni hanno mostrato valori decisamente superiori. Nel 1995 e nel 2011 furono registrati 20 terremoti, mentre il massimo citato nella serie è rappresentato dal 2010, con 22 eventi di magnitudo 7 o superiore. Si tratta di oscillazioni molto consistenti, ma perfettamente compatibili con la variabilità statistica di un fenomeno naturale come la sismicità.

Nel 2026 già 11 terremoti di magnitudo almeno 7

Fino al 15 agosto 2026, nel mondo sono stati registrati 11 terremoti di magnitudo 7 o superiore. Applicando anche in questo caso una semplice estrapolazione fino alla fine dell’anno, il totale potrebbe attestarsi tra 16 e 17 eventi. Nel 2025 i terremoti di questa categoria erano stati 16. Una eventuale chiusura del 2026 tra 16 e 17 eventi rappresenterebbe quindi un valore superiore alla media di 13,9 terremoti all’anno, ma rimarrebbe comunque ben lontano dai massimi osservati in passato, come i 20 eventi del 1995 e del 2011 o i 22 del 2010. Anche il dato relativo agli eventi più potenti non permette dunque di individuare un aumento significativo o una tendenza eccezionale.

Percentili e fluttuazioni: perché un anno sopra la media non rappresenta un’anomalia

Nell’analisi statistica dei terremoti di magnitudo 7 o superiore vengono presi in considerazione anche il 16° e l’84° percentile. Questi parametri permettono di rappresentare la dispersione dei dati annuali attorno al valore medio. Immaginando di ordinare il numero di terremoti registrati in ogni anno, il percentile indica il valore al di sotto del quale ricade una determinata percentuale dei dati. In termini intuitivi, se la distribuzione annuale del numero di terremoti venisse rappresentata attraverso una curva simile a una campana, i percentili aiuterebbero a descriverne la larghezza e quindi il grado di variabilità. Il punto è importante perché dimostra come un singolo anno sopra la media non possa essere automaticamente interpretato come il segnale di una crescita strutturale della sismicità.

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Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010)

I dati non mostrano un aumento significativo della sismicità mondiale

La conclusione dell’analisi è quindi chiara: non siamo in presenza di un aumento significativo dei terremoti più energetici su scala globale. Le oscillazioni osservate anno dopo anno rientrano nella naturale variabilità della sismicità terrestre e non mostrano, considerando una finestra temporale sufficientemente lunga, una tendenza sistematica all’aumento. Nel caso dei terremoti di magnitudo almeno 6, il 2026 potrebbe persino chiudersi leggermente sotto la media storica se il ritmo osservato fino al 15 agosto rimanesse invariato. Per gli eventi di magnitudo almeno 7, il totale potrebbe invece risultare moderatamente superiore alla media, ma comunque entro valori già osservati numerose volte nel passato.

Social media e copertura continua amplificano la percezione dei terremoti

A essere cambiato profondamente negli ultimi decenni non è dunque necessariamente il numero dei terremoti, ma il modo in cui questi  venti vengono rilevati, comunicati e percepiti. Oggi una forte scossa avvenuta dall’altra parte del pianeta viene localizzata rapidamente, accompagnata da mappe dettagliate, comunicati degli istituti scientifici, immagini, video e testimonianze diffuse sui social. La successione di notifiche e aggiornamenti può così trasformare eventi indipendenti tra loro in una sorta di sequenza percepita, inducendo a immaginare una fase di crescente instabilità globale. L’analisi sottolinea infatti che “la diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati”. Una percezione che può diventare particolarmente forte quando nell’arco di pochi giorni vengono registrati diversi terremoti importanti, come avvenuto recentemente tra Venezuela, Colombia e Indonesia.

La risposta arriva dai dati: la Terra non sta mostrando un’impennata dei grandi terremoti

Osservando quasi otto decenni di rilevazioni sufficientemente affidabili, emerge quindi un quadro molto diverso da quello che può apparire seguendo esclusivamente il flusso quotidiano delle notizie. I terremoti forti continuano a verificarsi con notevoli oscillazioni annuali, alcune volte concentrandosi maggiormente in determinati periodi e altre volte diminuendo sensibilmente. Non emerge però una crescita progressiva e costante del numero di eventi più energetici. Il dato scientificamente più significativo resta dunque quello della stabilità statistica di lungo periodo: la sismicità mondiale di maggiore energia non sta mostrando un aumento significativo.