Un potente terremoto ha scosso le acque della Papua Nuova Guinea. Secondo i dati ufficiali rilasciati dall’INGV, l’evento sismico di magnitudo Mwp 5.6 è avvenuto alle 12:59 ora italiana (20:59 ora locale) in mare aperto, ad una notevole profondità, stimata a 124 km sotto la superficie dell’oceano. La zona interessata si trova a stretto ridosso dell’isola, un’area tristemente nota per l’elevatissima e costante frequenza sismica.
Perché si verificano numerosi terremoti nell’area della Papua Nuova Guinea
La regione della Papua Nuova Guinea è situata in una delle giunzioni di confine tra placche più geometricamente complesse al mondo. In questa zona confinata interagiscono contemporaneamente molteplici zolle tettoniche di enormi dimensioni, tra cui la placca australiana, la placca del Pacifico, la placca del Mare delle Salomone e le due placche di Bismarck. L’incessante interazione tra queste imponenti masse rocciose genera profonde zone di subduzione, faglie trasformi e imponenti catene montuose da collisione continentale. Nello specifico, l’ampio margine tra la placca australiana e quella del Pacifico si estende per oltre 4mila km lungo il limite settentrionale, dominato da una generale dinamica di subduzione verso Nord della placca australiana sotto le rocce circostanti. L’eccezionale densità e la marcata diversità dei processi tettonici attivi rendono questo vasto territorio oceanico e continentale forse il luogo geologicamente più estremo del nostro intero pianeta.
Sismicità storica e precedenti
Analizzando la storia geologica e sismologica di questa regione, emerge rapidamente un quadro di estrema turbolenza. In un anno tipico, l’intera isola e i bacini limitrofi generano da 3 a 5 eventi sismici di magnitudo superiore a 7, decine di scosse di magnitudo oltre il 6 e moltissimi terremoti minori che avvengono su base quotidiana. Dal 1900 a oggi, le strumentazioni mondiali hanno registrato ben 33 terremoti di magnitudo superiore a 7.5 legati in gran parte ai movimenti di subduzione. Tra gli eventi più catastrofici del passato recente figura il violento terremoto megathrust di magnitudo 8.1 che ha colpito l’estremità della fossa oceanica il 1° aprile 2007. Quel sisma ha innescato un violento tsunami e rappresenta storicamente il 3° evento di tale distruttiva potenza nell’ultimo secolo di monitoraggio, seguendo gli shock primari registrati nel 1939 e nel 1977. A completare il difficile quadro ambientale vi è un’intensa attività dei sistemi vulcanici dell’arco insulare, che aggiunge un pesante fattore di pericolo a un ambiente naturale perennemente scosso dalle dinamiche crostali.





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