Terremoto Campania, scossa a grande profondità a Vallo della Lucania | DATI e MAPPE

Una scossa di terremoto ha colpito la Campania alle 20:11 di oggi, lunedì 4 agosto

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Una scossa di terremoto ha colpito la Campania alle 20:11 di oggi, lunedì 4 agosto. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 3.2 nei pressi di Vallo della Lucania. L’epicentro è stato individuato precisamente 6km ad est di Cannalonga, nel Salernitano. L’evento si è prodotto ad una profondità di 281km, cosa che ha limitato gli effetti in superficie. Non sono segnalati danni a persone o cose. Proprio l’elevata profondità dell’ipocentro rappresenta l’aspetto più interessante dell’evento. La maggior parte dei terremoti avvertiti dalla popolazione italiana nasce infatti entro i primi 10-30 chilometri della crosta terrestre. In questo caso, invece, l’energia si è liberata molto più in profondità nel mantello terrestre, motivo per cui la scossa è risultata meno intensa al suolo rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare da un evento della stessa magnitudo.

Perché il Cilento è un’area sismicamente attiva

L’area compresa tra il Cilento, il Vallo di Diano, l’Appennino campano e la vicina Basilicata appartiene a una delle fasce a maggiore attività sismica della penisola italiana. Questo territorio si trova lungo la catena appenninica, nata dalla lenta collisione tra la placca africana e quella euroasiatica, un processo geologico che continua ancora oggi e che provoca l’accumulo di enormi tensioni nelle rocce. Quando tali tensioni superano il limite di resistenza dei materiali, le faglie si rompono improvvisamente, liberando energia sotto forma di onde sismiche. È il fenomeno che percepiamo come terremoto.

Nel caso dell’evento odierno, però, il meccanismo è differente rispetto ai terremoti superficiali tipici dell’Appennino. Un terremoto con un ipocentro vicino ai 300 chilometri è generalmente collegato ai movimenti della porzione di litosfera che sprofonda lentamente in profondità sotto l’Italia meridionale. Si tratta di eventi relativamente rari, ma ben conosciuti dai sismologi.

I terremoti profondi: meno distruttivi ma molto estesi

I terremoti profondi costituiscono una categoria particolare della sismicità mondiale. Pur sviluppandosi a centinaia di chilometri sotto la superficie, possono essere avvertiti anche a notevole distanza dall’epicentro perché le onde sismiche attraversano gli strati profondi della Terra con una minore dispersione di energia. Al tempo stesso, però, la grande distanza tra il punto in cui avviene la rottura e la superficie comporta un forte smorzamento degli effetti. Per questo motivo un terremoto di magnitudo 3.2 a 281 chilometri di profondità produce normalmente effetti molto modesti e raramente è in grado di provocare danni.

I grandi terremoti che hanno segnato il territorio

Il territorio compreso tra il Salernitano e l’entroterra campano conserva una lunga memoria di eventi sismici importanti. Il più noto in epoca contemporanea resta il devastante terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, di magnitudo momento 6.9, che provocò quasi tremila vittime e distrusse centinaia di centri abitati tra Campania e Basilicata. Sebbene l’epicentro fosse situato più a nord-est rispetto all’area di Cannalonga, quel terremoto dimostrò l’elevatissima pericolosità sismica dell’Appennino meridionale.

Anche il Cilento ha conosciuto nel corso dei secoli numerosi eventi significativi. Le cronache storiche riportano terremoti che hanno interessato il Vallo di Diano, il Cilento interno e l’area del Golfo di Policastro, spesso associati alle faglie che attraversano il settore meridionale dell’Appennino campano-lucano. Questi eventi, pur meno celebri rispetto a quello del 1980, testimoniano come il territorio sia stato interessato ciclicamente da una sismicità persistente.