“Rimarrà per sempre fissata nelle nostre menti e nei nostri cuori la notte del 24 agosto 2016, sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. Lo scrive il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella prefazione al volume “Le pietre della rinascita” sulla ricostruzione, presentato al Meeting di Rimini.
“Oggi il cratere sismico è un cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche. Si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori“, sottolinea Meloni. “Fin dal suo insediamento il Governo ha lavorato, con determinazione e caparbietà, per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo, che è testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”.
Il Centro Italia rappresenta inoltre “uno degli scrigni dell’identità italiana e europea”. “L’Appennino centrale custodisce, infatti, alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero Continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare ad illuminarla per molto tempo ancora”, scrive il Premier.
Meloni: “il cammino della ricostruzione non è finito”
“Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo con determinazione e caparbietà, per rispondere a quella ‘domanda di futuro’ che ci viene rivolta da chi è nato e cresciuto in quei luoghi“, scrive il Premier. Meloni sottolinea come la pubblicazione racconti “il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli. Simboli forgiati da pietre millenarie, ma che in questi anni sono state restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano. Con l’amore, la cura e la dedizione che meritano. Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa“.
Per il Presidente del Consiglio, “abbiamo bisogno di simboli, e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e futuro devono tornare a vivere perché il futuro deve essere fondato su una solida visione, un atto di cura, volontà di costruzione”.
“Perché restare e tornare non sono solo una questione personale, non sono gesti di immobilismo o di nostalgia, sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti. Tornare è il desiderio di contribuire a una nuova fioritura, partendo da ciò che si conosce meglio e ha forgiato un’identità profonda”, aggiunge Meloni. “Questo è il senso profondo della strategia che il Governo sta portando avanti attraverso tutte le sue articolazioni, sotto il coordinamento del Commissario Castelli e della Struttura commissariale Sisma 2016. Un grande lavoro di squadra che ha un obiettivo preciso: vincere la sfida della rinascita, economica e sociale, dell’Appennino centrale”.


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