La Colombia affronta le ore più drammatiche dopo il terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito il Paese lunedì, provocando almeno 281 morti, centinaia di dispersi e migliaia di feriti. Nelle città maggiormente devastate, le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di persone ancora in vita, mentre il tempo a disposizione per trovare superstiti si riduce rapidamente. Ieri, in diversi punti delle aree colpite, i soccorritori hanno chiesto alla popolazione di rimanere completamente in silenzio. Braccia alzate e pugni chiusi sono diventati il segnale per interrompere ogni rumore e permettere alle squadre di ascoltare eventuali richieste d’aiuto provenienti dagli edifici crollati. Ogni minimo suono può fare la differenza.
Secondo le organizzazioni impegnate nelle operazioni di emergenza, le prime 48-72 ore dopo un terremoto rappresentano generalmente la finestra più favorevole per il recupero dei superstiti. La possibilità di sopravvivere può tuttavia protrarsi più a lungo quando le persone intrappolate dispongono di acqua, cibo o di spazi che consentono loro di resistere. Finora 348 persone sono state estratte vive dalle macerie. Il bilancio, però, continua a essere pesante: oltre 3.900 persone risultano ferite, quasi 10.600 abitazioni sono andate distrutte e più di 65.800 hanno riportato danni. Complessivamente, le autorità stimano che oltre 44.900 famiglie siano state colpite dal disastro.
La speranza resta tra le macerie
A Cali, una delle città maggiormente interessate insieme a Pereira, Manizales e Quibdó, volontari e soccorritori continuano a lavorare senza sosta. Le squadre hanno assistito al ritrovamento di persone vive e al recupero delle vittime, in un alternarsi di momenti di speranza e dolore. La popolazione partecipa alle ricerche e alle attività di assistenza, mentre nei centri di raccolta vengono distribuiti alimenti e beni di prima necessità. Il terremoto, il più potente registrato in Colombia in questo secolo, ha lasciato profonde ferite nelle comunità coinvolte. Con il passare delle ore, le operazioni di soccorso stanno entrando però in una fase più difficile. In alcune zone le squadre hanno iniziato a spostare l’attenzione dal salvataggio dei superstiti al recupero delle vittime. Nonostante ciò, la ricerca di eventuali persone ancora vive rimane la priorità delle autorità.
Un Paese colpito da migliaia di scosse
Alla devastazione si aggiunge il rischio di nuove scosse. Ieri un terremoto magnitudo 4.2 ha colpito San José del Palmar, nella regione di Chocó, dove si trova l’epicentro del sisma principale. Secondo il Servizio geologico colombiano, le repliche registrate nel Paese sono state oltre 160. La Colombia è particolarmente esposta al rischio sismico: nel territorio nazionale si verificano in media circa 2.500 terremoti al mese, la maggior parte dei quali di bassa intensità. La frequenza abituale delle scosse rende ancora più complessa la gestione di una catastrofe di queste proporzioni.
Gli aiuti internazionali
Mentre proseguono le operazioni di ricerca, cresce anche il sostegno internazionale. A Quibdó sono già arrivate circa 7 tonnellate di aiuti umanitari, mentre altre forniture sono attese nelle prossime ore. Complessivamente, nelle prossime consegne dovrebbero arrivare quasi 40 tonnellate di materiali destinati alle popolazioni colpite.
Anche squadre straniere sono intervenute nelle attività di emergenza. Un gruppo di soccorritori del Los Angeles County Fire Department è arrivato in Colombia per contribuire alle ricerche e alle valutazioni sulla stabilità degli edifici. Perù, El Salvador, Messico e Brasile hanno inoltre offerto assistenza. Sul fronte degli aiuti economici, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato un contributo di 10 milioni di dollari, mentre la Cina ha previsto un milione di dollari di sostegno finanziario e oltre due milioni di dollari in aiuti umanitari. Anche il mondo del calcio colombiano e sudamericano ha annunciato un milione di dollari destinato alla ricostruzione.
La risposta del governo sotto esame
Il terremoto rappresenta anche una delle prime grandi emergenze affrontate dal nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella. Il governo ha attivato rapidamente una struttura di coordinamento delle operazioni e ha mobilitato risorse nazionali e internazionali. Resta tuttavia una forte incertezza sul numero delle persone ancora disperse. Le autorità riportano circa 400 persone, mentre banche dati gestite da civili riportano una cifra molto più elevata, superiore a 4.200. La differenza riflette la difficoltà di raccogliere e verificare le informazioni nelle aree maggiormente devastate.
La gestione del disastro viene inoltre osservata alla luce dei recenti terremoti che hanno colpito il vicino Venezuela. La diversa capacità di risposta dei 2 Paesi ha evidenziato il peso delle risorse disponibili, dell’organizzazione istituzionale e della rapidità con cui vengono mobilitati i soccorsi. In Colombia, intanto, la priorità rimane una sola: sfruttare fino all’ultimo le possibilità di trovare persone ancora vive sotto le macerie. Per soccorritori, familiari e volontari, ogni minuto può rappresentare l’ultima occasione per trasformare una tragedia in un salvataggio.


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