Terremoto di magnitudo 6.0 nel Golfo di Aden: forte scossa al largo della Somalia, l’epicentro vicino alla zona delle grandi faglie africane | DATI e MAPPA

Il sisma superficiale registrato dall’USGS: magnitudo 6.0 a 10 km di profondità, epicentro in mare a nord della Somalia

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.0 è stata registrata nella serata del 27 agosto 2026 alle ore 23:07:38 (ora italiana) nel Golfo di Aden, al largo delle coste della Somalia, secondo i dati riportati dall’USGS – United States Geological Survey. L’epicentro è stato localizzato in mare, a circa 145 chilometri a nord di Caluula, nella regione nord-orientale della Somalia, con una profondità ipocentrale di circa 10 chilometri. Il sisma è stato classificato come un evento di magnitudo momento Mw 6.0, quindi un terremoto di energia significativa, ma avvenuto in un’area prevalentemente marina. La profondità molto ridotta indica un terremoto di tipo superficiale, caratteristica tipica delle aree dove sono presenti strutture tettoniche attive legate alla deformazione della crosta terrestre. L’epicentro si trova in una delle zone geologicamente più interessanti del pianeta perché rappresenta il punto di incontro tra grandi sistemi di fratturazione della crosta terrestre.

Il Golfo di Aden e la grande frattura della Terra: perché questa zona è altamente sismica

Il terremoto è avvenuto lungo una delle aree più dinamiche della tettonica globale: il Golfo di Aden è infatti un bacino oceanico in espansione, nato dal progressivo allontanamento tra la placca araba e la placca somala, una porzione della più ampia placca africana. Questa separazione avviene lungo un sistema di fratture profonde chiamato dorsale di Sheba, una struttura oceanica dove la crosta terrestre viene continuamente deformata e ricostruita attraverso la risalita di materiale dal mantello. Il movimento delle placche genera tensioni che vengono periodicamente liberate attraverso terremoti anche di magnitudo superiore a 6. Il terremoto di questa notte si inserisce in un contesto naturale dove la presenza di faglie attive rende frequenti eventi sismici anche importanti, generalmente localizzati lontano dalle aree densamente popolate.

Le faglie del Golfo di Aden: un laboratorio naturale della geologia mondiale

Dal punto di vista scientifico, il Golfo di Aden rappresenta uno dei luoghi più studiati per comprendere il processo di apertura di un nuovo oceano. Le principali strutture responsabili della sismicità sono legate alle faglie normali e alle zone di frattura associate all’espansione dei fondali oceanici. Quando la placca araba si allontana dalla placca somala, le rocce della crosta vengono sottoposte a forze di distensione. Quando lo stress supera la resistenza delle rocce, avviene una rottura improvvisa lungo una faglia con il rilascio dell’energia accumulata sotto forma di onde sismiche. La profondità di circa 10 chilometri rilevata per il terremoto del 27 agosto è coerente con questo tipo di meccanismo: un rilascio di energia nella parte superiore della crosta terrestre, lungo strutture tettoniche relativamente superficiali. Eventi simili nel Golfo di Aden sono stati registrati anche negli anni precedenti, spesso con epicentri offshore e profondità analoghe. Un terremoto di magnitudo 5.9, ad esempio, era stato rilevato nella stessa area nel giugno 2023, sempre davanti alle coste di Somalia e Yemen, senza conseguenze rilevanti riportate.

Il rischio sismico tra Somalia e Yemen: una regione fragile ma poco popolata

Il rischio sismico nell’area del Corno d’Africa e della Penisola Arabica dipende da due fattori principali: la presenza di faglie attive e la distribuzione della popolazione. La zona del Golfo di Aden è caratterizzata da una sismicità costante, ma molti terremoti avvengono in mare, a distanza dalle città costiere. Le aree maggiormente esposte sono quelle vicine alle coste dello Yemen meridionale, del Puntland somalo e delle isole dell’area, dove eventuali terremoti più forti e superficiali potrebbero avere effetti più significativi. Il rischio non è legato soltanto allo scuotimento del terreno. In caso di terremoti sottomarini di maggiore energia e con particolari caratteristiche del movimento della faglia, può essere valutato anche il possibile sviluppo di onde di maremoto (tsunami).

I precedenti storici: dai grandi terremoti dell’Oceano Indiano alla sismicità del Corno d’Africa

La fascia compresa tra Africa orientale, Mar Rosso e Oceano Indiano è una delle aree geologicamente più attive del pianeta. Il sistema di fratture che attraversa l’Africa orientale ha prodotto nel corso della storia numerosi terremoti, soprattutto lungo la Rift Valley e le zone di transizione tra crosta continentale e oceanica. Il Golfo di Aden, pur non essendo associato ai grandi terremoti di subduzione tipici dell’Asia-Pacifico, può comunque generare eventi sismici importanti. Negli ultimi anni diverse scosse superiori a magnitudo 5 sono state localizzate nell’area settentrionale della Somalia e nelle acque circostanti, confermando una persistente attività lungo le strutture tettoniche marine. Un riferimento storico fondamentale per comprendere il rapporto tra terremoti marini e coste africane resta il devastante terremoto dell’Oceano Indiano del 2004, originato però in un contesto tettonico completamente diverso, nella zona di subduzione di Sumatra. Quel sisma generò uno tsunami che raggiunse anche le coste dell’Africa orientale.

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